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Servono uomini veri

Servono uomini veri

– l’editoriale di Piero Bria – 
Al Cosenza serve uno spirito diverso. Un atteggiamento che consenta di rimettersi in gioco. E lo zoccolo duro della squadra deve dare l’esempio. Dentro e fuori dal campo.

Abbiamo sempre parlato di allenatori, del presidente e di ciò che ruota intorno al Cosenza. E dei calciatori? Mai. Chiediamo venia. La nostra lente d’ingrandimento, questa settimana, è orientata sui giocatori rossoblù. Soprattutto su chi, da anni, fa parte di una rosa che, seppur modificata negli anni, è sempre riuscita a ritagliarsi il suo spazio in un torneo complicato come quello di Lega Pro.

Blondett, Tedeschi, Statella, Caccetta e compagnia sono lo zoccolo duro. Quel gruppo riconoscibile da chiunque e che, vuoi o non vuoi, ha in mano le redini del Cosenza calcio. Le loro prestazioni, fino a qualche settimana fa, hanno consentito ai rossoblù di essere un gradino sotto le grandi del campionato.

La domanda che bisogna porsi è: il Cosenza è da quinto posto o ci si è illusi di essere un pelo inferiori alle big? I numeri dicono che, chi sta sopra di noi, non è superiore (vedi il Francavilla). Ciò impone un’inversione di tendenza. Al di là dei moduli, al di là degli episodi. I giocatori devono dare una sterzata per evitare che tutto quello che di buono è stato fatto sino ad oggi venga dilapidato. L’impressione è che non ci sia mordente, non ci sia quella voglia di combattere. Sarà un’impressione ma, di certo, la classifica non mostra il contrario. E non cerchiamo sempre di trovare il capro espiatorio nell’allenatore. Si possono avere le idee più belle del mondo, ma se chi va in campo non da tutto quello che ha… beh difficilmente si può ottenere il massimo.

Al Cosenza serve uno spirito diverso. Un atteggiamento che consenta di rimettersi in gioco. E lo zoccolo duro della squadra deve dare l’esempio. Dentro e fuori dal campo. Solo così, alla fine del campionato e in qualunque posizione, non ci si potrà rimproverare nulla. Bisogna essere uomini, oggi più che mai. E per esserlo il Cosenza ha bisogna di calciatori con le spalle larghe e pronti ad assumersi le responsabilità di quello che accade in campo. Altrimenti si cercherà sempre di puntare il dito contro qualcuno o qualcosa al di fuori del rettangolo di gioco. Un allenatore, un presidente, dei rinnovi che non arrivano e chissà quale altro aspetto.

Tutto ruota intorno a quei fatidici 90’ più recupero. E’ in quel momento che ci serve il coraggio dei combattenti. Perché come diceva Seneca: «Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili».  A Pagani ci aspettiamo dei Lupi affamati.

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