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Sesso a pagamento con minorenni, ecco come sono stati incastrati i tre uomini di Bisignano

Sesso a pagamento con minorenni, ecco come sono stati incastrati i tre uomini di Bisignano

Vi raccontiamo come sono stati incastrati i tre uomini di Bisignano sospettati di aver fatto prostituire due ragazzi minorenni in cambio di pochi euro, dell’acquisto di un pacchetto di sigarette o di una ricarica telefonica. Il gip del tribunale di Catanzaro è allarmato per il basso livello culturale che esce fuori dall’inchiesta condotta dai carabinieri di Rende.

Un caso giudiziario squallido e impietoso allo stesso tempo che mette spalle al muro i tre soggetti arrestati dai carabinieri della Compagnia di Rende e che deve aprire una profonda riflessione nelle istituzioni che non riescono a percepire un disagio sociale ormai dilagante nel mondo adolescenziale.

La vicenda di Bisignano è una brutta storia: sesso, droghe leggere e tanto altro. A rompere questo triangolo pietoso è stato il padre delle due vittime che si accorge che il figlio di 15 anni aveva atteggiamenti strani. Un giorno il fratello di 13 anni confessa tutto al genitore e così scatta la denuncia. Il tutto trova subito riscontro, grazie alla segnalazione fatta dal dirigente scolastico dell’istituto tecnico industriale di Bisignano, che riceve dalla docente di lettere un tema del 15enne, nel quale aveva scritto di aver subito abusi sessuali l’estate precedente da un uomo adulto. 

E’ nel corso dell’incidente probatorio che il 15enne dice tutta la verità, o quasi. Racconta di aver avuto contatti con Ermanno Prezioso, 52 anni, dal quale prendeva soldi – da 10 a 20 euro – per fare sesso. Si prostituiva – dirà nel corso di una intercettazione – per comprarsi autonomamente le sigarette, vestiti nuovi, per andare a mangiare o per ricaricare il telefono. Un modo per non chiedere soldi ai proprio genitori che non passavano un bel periodo dal punto di vista economico.

Il giudice del tribunale di Catanzaro Barbara Saccà non ha esitato a scrivere che nei confronti dei coindagati «ricorrono gravissimi indizi di colpevolezza», per come emerge dalla richiesta cautelare formulata dal pubblico ministero Debora Rizza.

In realtà, l’incidente probatorio – svoltosi nel novembre del 2016 – fu richiesto dalla procura di Cosenza, nella persona del sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Visconti che sobbalzò dalla sedia, quando lesse il fascicolo arrivatogli dalla scrivania di un collega in partenza. In tempi brevi, dunque, è riuscito a mettere insieme una serie di atti d’indagine che dimostravano come a Bisignano fosse stato organizzato un giro di prostituzione minorile, reato per il quale è competente la Dda di Catanzaro.

Uomini adulti che senza alcuna pietà si approfittano, in alcuni casi, dell’ingenuità di un ragazzino che la prima volta disse di voler scappare dall’abitazione di Prezioso perché riteneva che avesse davanti «un pedofilo». Rapporti sessuali orali e completi, a seconda della somma di denaro che l’indagato dava al 15enne. Non solo sesso, ma anche la consumazione di sostanze stupefacenti.

Il racconto del 15enne con il supporto della psicologa contiene passaggi che potrebbero toccare la suscettibilità di coloro i quali sono spettatori della vicenda. La confessione del ragazzo è inequivocabile, «non contraddittoria» e «precisa», scrive il gip.

LA DENUNCIA E LE ATTIVITA’ TECNICHE. La querela viene presentata a fine agosto del 2016, mentre i carabinieri della Compagnia di Rende intercettano pochi mesi fa una conversazione molto utile alle indagini. La vittima parla di ciò che faceva con questi uomini adulti con una sua conoscente. «Una cosa la so… quando andavo a fare quelle cose con quello là.. i soldi li avevo sempre in tasca…». Era un modo per togliersi gli sfizi aggiunge, pronunciando una frase in dialetto cosentino resa celebre nell’inchiesta “Oragate”. La telefonata si chiude così: «Avere i soldi è tutta un’altra cosa». Prezioso – si legge dagli atti dell’inchiesta – avrebbe tentato invano di intercedere con il padre del 15enne, affinché ritirasse la querela. Rapporti sessuali che – secondo quanto dichiarato dal ragazzino – si sarebbero estesi anche con altri adolescenti. «Certi non ci stavano, altri sì».

LA VALUTAZIONE DEL GIP. La Saccà, oltre a valutare i fatti in contestazione, sottolinea che «trattandosi di persone abitanti nel comune di Bisignano, piccolo centro della Calabria, caratterizzato da un bassissimo livello culturale e di degrado sociale che favorisce fenomeni del genere di quello oggetto del presente procedimento, i “fatti” specialmente i più scabrosi, riguardanti i suoi abitanti sono conosciuti dai compaesani».

IL SECONDO INDAGATO. Francesco Pugliese ha 28 anni ed è l’altro indagato finito in carcere con Prezioso. Anche in questo caso sono decisive le intercettazioni telefoniche captate dai carabinieri di Rende, diretti dal capitano Maieli. L’inquisito usava espressioni allusive tipo come «“a fare il muschio”», ricevendo risposte negative da parte della vittima o del tipo «“ne hai preso pesce”». Allusive per il semplice fatto che il 15enne era uno studente e non andava a pesca.

La relazione sessuale a pagamento tra i due si interrompe nel momento in cui il 15enne scopre che l’indagato aveva avuto rapporti con un altro uomo, mentre in una circostanza precedente aveva comunicato a Pugliese che se fosse andato a casa sua avrebbe trovato il fratello e gli sarebbe «”convenuto”» perché avrebbe pagato una persona al posto di due. Lui quel giorno infatti aveva un appuntamento col terzo indagato.

«IO COSTO». La terza storia scabrosa è quella che riconduce ai reati ascritti a Gianluca Cipolla, posto ai domiciliari. Il rapporto tra i due sembra travagliato al punto che la vittima chiarisce che se l’indagato avesse voluto fare sesso con lui lo avrebbe dovuto pagare. «Io costo! e voglio… e voglio i soldi». Cipolla, tuttavia, replica: «Ci sono alcuni che lo fanno anche senza soldi». L’inchiesta, infatti, racchiude altri episodi le cui vittime sono in fase di identificazione mentre in alcuni casi vengono citati rapporti sessuali con altri ragazzi, estranei all’indagine. 

Il 15enne, però, ormai era abbastanza disinvolto nel parlare dei rapporti sessuali, tanto che i militari dell’Arma lo intercettano quando ne discute con un’altra amica.

FACEBOOK E LA GERMANIA. Il gip Saccà evidenzia che Prezioso sia un soggetto «abitualmente dedito ad abusare di minorenni», «approfittando dello stato di bisogno economico degli stessi e, così, circuendo facilmente la preda». Le indagini hanno cristallizzato quanto avveniva sul suo profilo Facebook, dove l’indagato adescava i ragazzini. Le investigazioni dei carabinieri hanno poi fatto emergere che l’uomo avesse deciso di andare in Germania in quanto risultava indagato nella vicenda medesima. 

«Particolarmente gravi» sono i fatti contestati a Pugliese che pare abbia «abusato sessualmente di più minorenni».

Cipolla, infine, «non ha mostrato remora alcuna ad approfittare sessualmente» del 15enne «anche per pochissimi soldi o promettendo utilità poi non date». (Antonio Alizzi)

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