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“SEX EXTORTION” | «Cautela nel condividere sulle piattaforme informatiche dati personali»

“SEX EXTORTION” | «Cautela nel condividere sulle piattaforme informatiche dati personali»

– di Chiara Penna*

Quella dei ricatti sessuali a mezzo internet è un pratica piuttosto frequente, che spesso si sovrappone ad atti di cyberbullismo.

Pericolo cui vanno incontro non solo i più giovani sui social, ma anche gli adulti nelle chat, attraverso gli sms o il file sharing.

In questi contesti, dove si perde facilmente il contatto con la realtà e si condividono con molta leggerezza momenti intimi e informazioni personali, è molto facile infatti incappare in soggetti che, spesso in maniera subdola, approfittano delle fragilità altrui. I rischi legati alla pedopornografia e all’adescamento di minori, fino ai cosiddetti casi di “sex estorsion” sono dunque molto elevati. Così come frequenti sono i casi di “kriptolocker”, le cui vittime sono principalmente gli adulti che, al pari dei ragazzi, cadono nelle reti ricattatorie dei tanti truffatori presenti in rete.

Come tutti i fenomeni umani, l’origine di questi agiti è multifattoriale e vi concorrono aspetti legati al temperamento ed alla personalità, ai modelli familiari, nonché alle influenze sociali e culturali.

Sono certamente comportamenti aggressivi e rappresentano degli eventi in cui sia gli autori che le vittime sono l’espressione di un disagio sociale.

L’unica cosa che si può fare è dunque adottare la massima cautela nel condividere sulle piattaforme informatiche dati personali perché, senza voler demonizzare l’uso di internet in una società sempre più interconnessa, è essenziale mettere in guardia i minori e gli adulti, consigliando loro di non fidarsi mai di nessuno. Non solo di chi si conosce solo virtualmente. (*avvocato penalista/criminologa)

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