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It’s wonderful

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– l’editoriale di Piero Bria
Nel segno della M… Mendicino, Mungo e l’attesa del Miracolo del Marulla. In uno scenario di tifo da palcoscenico superiore, a prescindere dalla presenze. 

Al termine della gara contro la Paganese mi sono venute in mente le parole di un noto scrittore argentino: «Ciò che puoi fare dipende da ciò che puoi essere». Ed il Cosenza domenica è stato perfetto. Cinico, strategico, fortunato. Tre elementi che, messi insieme, possono risultare determinanti in una singola partita.

Se siamo grandi ce lo dirà il Matera, ma oggi ci godiamo una delle più belle gare del Cosenza targato De Angelis. Nello sport ci sono momenti, partite, episodi che possono cambiare il destino di una squadra.  Basti pensare al Cosenza di qualche settimana fa. L’impressione è che avremmo avuto vita breve, contro chiunque. Invece domenica sera, anche grazie ad alcune scelte del tecnico, si è trovata la quadratura del cerchio.

Determinante Mungo che, in quel ruolo, può essere davvero l’uomo della provvidenza. Al posto di Letizia il furetto silano è sembrato a suo agio. Pronto ad attaccare lo spazio e, a differenza del collega, più lesto a leggere lo sviluppo delle azioni.

L’intuizione che, a volte, incide sull’evolversi delle cose. Perché la Paganese ci ha provato. E per poco non è riuscita anche a passare in vantaggio. Poi, però, dal cilindro Mendicino è riuscito a togliere una perla come poche. Perché si parla e si scrive sempre di chi segna. Ma come si arriva al gol, spesso, risulta riduttivo ai più.

Noi, invece, vogliamo dare gloria a chi, due sere fa, ha lottato nel buio. Ha sgomitato dietro le quinte. Fino a quando non è riuscito a trasformare un pallone, destinato ormai oltre la linea del fallo laterale, in un’azione di rimessa magistrale culminata con la rete del vantaggio.

Mendicino non è un Belotti, non è un Mertens, non è un Dzeko e non è neppure un Icardi. E’ un attaccante umile che si batte, che rischia di non toccare un pallone per venti e più minuti. Ma che, al momento opportuno, ci mette cuore e gamba per riuscire a trovare una giocata utile per i compagni.

E allora godiamoci questa vittoria, gongoliamo fino a domenica rimembrando una notte stellata. Dove a brillare oltre ad una squadra è stata una tifoseria. Una notte magica caratterizzata dal calore di circa quattromila anime che urlavano a squarciagola quasi fossero il triplo. Urla da Champions come se non ci fosse un domani. Ma il domani ci attende, contro il Matera per compiere un miracolo sportivo che manca in riva al Crati da tempo immemore. Accompagnati, si spera, da due M (Mungo e Mendicino) che possono contribuire a determinarne una terza. La M di miracolo… perché di questo si tratterebbe.

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