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Virare con urgenza, tempesta all’orizzonte

Virare con urgenza, tempesta all’orizzonte

– l’editoriale Piero Bria –
L’errore tecnico dell’arbitro sabato scorso l’ennesimo caso contro il Cosenza. Intanto Fontana deve provare a cambiare qualcosa. Altrimenti si rischia di essere travolti dai risultati.

L’errore arbitrale è qualcosa da mettere in preventivo durante una gara. Essa sia di calcio che di qualsivoglia altro sport. In questi anni ne abbiamo viste tante. Ci siamo lamentati per rigori non fischiati, per cartellini sventolati troppo frettolosamente o per altri non mostrati dopo interventi al limite del regolamento. Ma mai, e dico mai, ci siamo trovati dinanzi a quanto avvenuto sabato scorso al San Vito tra Cosenza e Andria. Roba che stenta a crederci anche chi ha assistito alla tragicomica esibizione del signor Curti di Milano.

Fischiare 40” prima del recupero da lui stesso assegnato. Far riprendere il gioco senza accorgersi dell’assenza del portiere dell’Andria già nei spogliatoi. Interrompere nuovamente il gioco per poi farlo riprendere. Signori e signori siamo dinanzi a qualcosa che, probabilmente, non avviene neanche nei peggiori campetti di periferia. Grave? No, gravissimo. Soprattutto se avviene su un campo di Lega Pro. Ossia la terza seria professionistica di una delle Nazioni più importanti del panorama calcistico.

Il Cosenza ha inoltrato il ricorso per “evidente errore tecnico”. Vedremo cosa accadrà. Nel frattempo, per l’ennesima volta, il Cosenza diventa squadra che fa giurisprudenza. Era avvenuto a Pescara tanti e tanti anni fa. Ricordate i 6’ di recupero? Da allora si pensò bene di mostrare al pubblico i minuti di recupero assegnati dal direttore di gara. Ed oggi? Dopo quando avvenuto sabato cosa accadrà?

Ma veniamo a quello che più conta. Il Cosenza è in evidente difficoltà. Psicologica e di gioco. Prendete la gara di Coppa Italia contro l’Alessandria. I silani sembravano una squadra con un’idea di gioco da affinare. Oggi, dopo Andria, sembra una squadra in cerca dell’identità perduta. Una squadra che, nei momenti topici, commette sempre un errore individuale (come ha sottolineato giustamente Pascali) che paga a caro prezzo. Oltre a non riuscire ad essere incisiva sotto porta.
Mandare via Fontana? No, non siamo d’accordo. Però il tecnico deve cercare quelle soluzioni che i giocatori non riescono a trovare in campo. Gli esterni alti dentro al campo? Può essere una soluzione. Oppure due punte in avanti? Perché no. Oppure una difesa a tre? Altra soluzione interessante.

L’unica certezza è che non possiamo essere noi a suggerire la via maestra. Il mister vive la squadra tutti i giorni. Parla con la squadra tutti i giorni. Lui sa cosa può variare e cosa no, come convincere un calciatore a giocare in un modo invece che in un altro. Del resto lo stesso Fontana sabato scorso, a fine gara, ha commentato: “Noi vogliamo vincere quanto i nostri tifosi. Ne va del nostro futuro, della nostra professione”. Ed ha ragione. A volte è giusto mantenere e difendere una propria idea. A volte cambiare può diventare quella virata utile ad allontanarsi dalla tempesta. Perché oggi la classifica è paragonabile ad un orizzonte con nubi minacciose. Evitare di inoltrarsi nella tempesta prima che la nave venga travolta. Il messaggio ai naviganti è chiaro. Al di là degli errori tecnici di un arbitro in totale confusione.

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