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Appalti e corruzione a Cosenza, perché la politica deve cambiare registro

Appalti e corruzione a Cosenza, perché la politica deve cambiare registro

Il giorno dopo l’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Cosenza Giusy Ferrucci occorre fare alcune riflessioni sui contenuti dell’inchiesta su Palazzo dei Bruzi condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza. Ed è il caso di analizzare, in verità, quello che le carte non dicono: il livello politico.

Nel corso della conferenza stampa, il giornalista del Quotidiano del Sud Marco Cribari ha chiesto se le indagini avessero accertato responsabilità penali della politica, ma il procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo ha spiegato che «noi parliamo di determine dirigenziali, ci sono quindi competenze diverse tra politici e amministrativi. Da noi si parla di quest’ultimo livello. Chiaro che poi si possono fare mille ipotesi, ma andiamo fuori tema. Noi parliamo di responsabilità penale per ipotesi corruttiva», su cui ritorneremo in un altro momento.

Ebbene il capo dei magistrati di Cosenza ha evidenziato che le responsabilità penali in questo caso sono dei dirigenti e non dei politici che amministrano la res pubblica. Ma ciò non può passare inosservato se l’argomento viene affrontato da un altro punto di vista. E’ vero che il sindaco Mario Occhiuto ha dato delle indicazioni generali ai suoi dirigenti ed è verosimile che gli affidamenti diretti sotto la sua gestione siano passati dall’80% al 37%, ma l’inchiesta della magistratura boccia l’impalcatura delle sue iniziative programmatiche. Perché le luminarie e gli eventi nel Lungofiume sono stati realizzati violando la legge. Ad oggi i fatti, e le indagini, dicono questo.

Il gip ravvisando l’ipotesi di reato dell’abuso di ufficio in concorso tra i due dirigenti, Carlo Pecoraro e Domenico Cucunato, e l’imprenditore Antonio Scarpelli ha scritto che «si attestava, falsamente, che i lavori da affidare alla ditta dovevano ritenersi urgenti ai sensi dell’art. 175 D. P. R. n. 207/2010, valutazione che, di per sé, potrebbe ritenersi discrezionale, come tale rimessa al giudizio dei funzionari che dovevano assumerla.

Tuttavia – aggiunge il gip – la normativa, imponeva la necessità di far risultare l’urgenza dei lavori da eseguire in atti preliminari da consacrare in verbali o atti tecnici propedeutici all’affidamento dei lavori. Ebbene, nella delibera in contestazione, gli indagati non si limitavano ad attestare la presunta urgenza dei lavori, ma attestavano falsamente, che erano stati correttamente adottati tutti gli atti preliminari necessari per l’adozione dei lavori urgenti, in particolare gli atti tecnici della perizia d’urgenza, in realtà non esistenti, in quanto non rinvenuti all’interno della pratica acquisita dagli inquirenti».

Il problema sta tutto qui. Luminarie e Lungofiume potevano “beneficiare” dei cottimi fiduciari? In nessun caso. Perché sarebbe difficile spiegare che degli eventi annuali possano essere classificati come lavori urgenti. Ed è qui che il gip ravvisa il dolo intenzionale, ovvero che i due dirigenti abbiano voluto favorire l’imprenditore di “Med Labor”. Dolo intenzionale che viene ravvisato anche per altri tipi di lavori, come al cimitero di Cosenza.

La politica, o per meglio dire il sindaco Occhiuto, come intenderà procedere d’ora in avanti? Sarà preparata una gara d’appalto come l’anno scorso, quando proprio “Med Labor” su quattordici ditte si aggiudicò l’illuminazione artistica in tutta la città di Cosenza per un valore complessivo di circa 225mila euro, escluse “Villa Nuova” e piazza Bilotti, affidate con un’altra procedura? Come si comporterà la minoranza che ha il dovere attraverso la commissione “Garanzia e Controllo” di verificare mensilmente l’operato della macchina amministrativa di Palazzo dei Bruzi? Staremo a vedere. (Antonio Alizzi)

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