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Il corpo è un regalo, l’anima una conquista

Il corpo è un regalo, l’anima una conquista

– l’editoriale di Piero Bria –
Sentire Braglia dire che bisogna attendere gennaio per assistere ad una rinascita è deprimente. Deprimente come i giocatori che, invece di mostrare l’anima, si lasciano andare al proprio destino senza voglia di dimostrare che probabilmente ci sbagliavamo.

La cosa che più rattrista un tifoso è vedere la propria squadra inerme dinanzi a ciò che accade.

Nel post partita di sabato in molti hanno cercato di dare una spiegazione ad una partita che non si è mai giocata. Nessun tiro in porta, nessuna intensità, nessun sussulto. Né di una squadra, né dell’altra.

C’è chi sostiene che i giocatori abbiano ormai la testa a Gennaio. C’è chi giustifica la prestazione dei rossoblu come una mancanza di stimoli che, di fatto, non consente reazioni muscolari.

Ma è inspiegabile come una squadra non riesca ad avere mordente. Non riesca ad avere quell’orgoglio che, in casi estremi, dimostra che ogni persona ha qualcosa dentro che gli permette di reagire alle avversità.

Incredibile ma  vero, purtroppo: il Cosenza non ha un’anima. E non avere un’anima significa non avere un’identità. Il grande Mogol scrisse: «Il corpo è un regalo, l’anima una conquista».

Il Cosenza aveva un corpo in campo, sabato pomeriggio, e nulla più. Sotto le magliette, il niente. Ed è triste per un uomo (a prescindere se sia o meno un calciatore) non riuscire a dimostrare la propria essenza. Anche dinanzi ad una difficoltà.

Nella vita, di fronte ad un problema, non ci si arrende. Quantomeno si prova a reagire. E se è vero che il calcio è metafora di vita…beh ci saremmo aspettati una minima reazione da parte di una squadra che, invece, ha mostrato a se stessa ed ai tifosi di non avere un’anima, di non avere personalità, di non essere capace di reagire dinanzi alle difficoltà.

E non c’è cosa più triste e deprimente per un uomo che mollare dinanzi alle avversità. Dopo Catanzaro ci aspettavamo una reazione. Perché quando sei affamato sei sempre alla ricerca di cibo.

Ma questo Cosenza è abulico. E sentire Braglia dire che bisogna attendere gennaio per assistere ad una rinascita è deprimente. Deprimente come i giocatori che, invece di mostrare l’anima, si lasciano andare al proprio destino senza mordente, senza rabbia, senza voglia di dimostrare che probabilmente ci sbagliavamo.
Amen.

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