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Senza pal..la

Senza pal..la

– l’editoriale di Piero Bria – 
La forza esplosiva di una metafora e la consapevolezza di avere una squadra senza mordente, senza identità ma con qualche colpo ancora in canna. 

La mancanza di attributi da parte del Cosenza fa pensare ad un titolo forte e troppo diretto. Del resto, contro la Sicula Leonzio, i rossoblù non hanno avuto mordente. Nessuna reazione. Neanche un minimo di orgoglio che, dopo la sconfitta di Catanzaro, in molti si sarebbero aspettati. Una squadra senza anima che è stata sonoramente fischiata e contestata.

Eppure il titolo non è così irriverente.

Perché il Cosenza ha un difetto enorme, che si aggiunge alla mancanza di personalità: è una squadra che non gioca senza palla. E nel calcio moderno questo è un difetto inconcepibile. Giocatori che si allenano tutti i giorni, che vivono di questo. Eppure sembrano arrivati da qualche paese lontano, senza cultura calcistica, dove il football è uno sport di seconda fascia. Giocatori che sembrano non conoscerci e non volerlo fare. Prima con Fontana, ora con Braglia.

L’unico capace di rompere questi “schemi” si chiama Mungo. Un giocatore da tenersi stretto. Qualità e quantità che spesso si scontrano con la poca efficacia dei propri compagni. Luciano Spalletti molti anni fa a Roma, vedendo il suo attacco sterile e poco produttivo, decise di far giocare il suo giocatore più talentuoso prima punta. Stiamo parlando di Francesco Totti che iniziò a fare il falso nueve come amano definirlo gli spagnoli.

L’idea di Spalletti era quella di non dare punti di riferimento utilizzando un centrocampista di ruolo che, partendo appunto da dietro, non desse nessun riferimento agli avversari. Un giocatore che, oltre ad essere in grado di finalizzare, fosse anche in grado di fornire assist grazie alla sua visione di gioco. Non solo Totti, due esempi sono Lionel Messi e Cesc Fàbregas. E ce ne sono tanti altri.

Il Cosenza davanti ha grossi problemi. Mendicino e Baclet non riescono a fare breccia. Mungo è l’unico capace di stravolgere i piani e ridare fiducia a questa squadra. Braglia è navigato, queste cose le ha già viste. E non parlate di rischio. Perché vista la sterilità degli attaccanti rossoblù, cambiare è un obbligo, una necessità. Altrimenti aspettare fino a gennaio significa prolungare l’agonia di una squadra ormai allo sbando.

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