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Non chiamatelo Pronto Soccorso

Non chiamatelo Pronto Soccorso

– l’editoriale di Antonio Alizzi

Cari lettori e care lettrici,
oggi vi racconto la mia storia. La storia di un uomo che domenica 7 gennaio 2018 si sente male a causa della febbre alta e di un’infezione batterica, che tuttora non mi permette di stare meglio, e viene trasportato col 118 al Pronto soccorso di Cosenza.

Il mio dovere di cronista è anche questo. Nonostante le mie precarie condizioni fisiche, dopo aver perso conoscenza a casa, non ho potuto fare a meno di notare una situazione al pronto soccorso di Cosenza che definire vergognosa è forse un eufemismo.

In realtà c’ero già stato, ahimè, un anno fa quando svenni di nuovo a causa di una forma violenta di citomegalovirus. E anche in quel caso la situazione era disastrosa ma mai come domenica scorsa.

Pensate che all’interno del punto di primo intervento c’erano 60 pazienti, di cui la maggior parte in codice rosso, una buona parte in codice giallo e altre situazioni meno gravi. Numeri che si ripetono ogni santo giorno.

Ebbene, la prima nota negativa è che al pronto soccorso di Cosenza sono sparite le sale d’attesa. Tutte le zone, ogni minimo spazio e tutti i corridoi sono utili per sistemare un paziente. Dalla cosiddetta piazzetta alla stanza davanti i servizi igienici.

Dicevamo di 60 persone a tutti gli effetti ricoverate domenica scorsa e sapete quanti medici erano in servizio? Io ne ho contati 3, forse 4. E gli infermieri? Cinque, divisi tra chi fa il triage e chi supporta l’area medica e quella chirurgica. Una situazione drammatica che deve fare i conti con le emergenze e con soggetti in fin di vita: una donna è spirata quella notte.

Ho passato quasi nove ore in pronto soccorso e vi posso assicurare che ne ho sentite di cotte e di crude.

Non si può pensare che medici e infermieri siano la causa del mal funzionamento del pronto soccorso di Cosenza perché sfido chiunque a lavorare in un contesto del genere con una media di 20 pazienti a testa. Senza contare i nuovi ingressi e i controlli ai malati in terapia.

La causa di tutto ciò è ovviamente di chi ha distrutto un diritto sancito della Costituzione: il diritto ad esser essere curato nel migliore dei modi.

La politica è la causa. Ed è sempre la stessa politica che promette di cambiare le cose, pensando che un nuovo ospedale possa cambiare volto alla sanità cosentina, sempre con pochissimi medici di turno ogni notte? La politica ha portato la sanità al collasso. Ha privato i cittadini di una speranza.

Quando succede un fatto grave, dicasi malasanità, in procura finiscono sempre le denunce contro medici e infermieri. Che vi siano quelli bravi e meno bravi è fuor di dubbio e chi sbaglia deve pagare, ma è intollerabile che un paziente debba aspettare 4/5 ore per essere visitato perché manca una barella. E la colpa non può essere di chi lavora in pronto soccorso.

Parliamo quindi di un pronto soccorso d’accampamento più che di un servizio di primo intervento. E in tutto ciò medici e infermieri, come se non volessero dare a tutti la stessa importanza, subiscono velate minacce dai parenti dei pazienti.

Il grido di dolore dei pazienti riecheggia in quel che è a tutti gli effetti possiamo definire un reparto. Nel marasma generale non è possibile neanche suddividere i pazienti per sesso: maschi e femmine divisi. Infatti sono tutti un’unica cosa.

Negli occhi dei pazienti ho visto la sofferenza di combattere con la malattia e sperare di uscire al più presto da quel luogo, in quelli dei medici un senso di frustrazione consapevoli di dover sbattere la testa ogni giorno e ogni ora per assistere al meglio i malati, in quelli degli infermieri un senso di incompiutezza dovuto al fatto di voler fare il possibile per accontentare le richieste dei parenti e dei pazienti, ma poi ci si scontra con la realtà. E la realtà fa paura.

Morale della favola: pazienti, parenti dei pazienti, medici e infermieri sono le vittime di questo sistema marcio.

Invito per questo motivo il commissario ad acta alla Sanità, Massimo Scura, il direttore generale dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, i vertici dell’Azienda ospedaliera ad alzare la voce contro chi ha ridotto così la sanità. Ne vale della nostra salute.

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