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Omicidio/suicidio a Rende, carabinieri a caccia di tracce biologiche e prove balistiche

Omicidio/suicidio a Rende, carabinieri a caccia di tracce biologiche e prove balistiche

Notte insonne per i carabinieri chiamati a lavorare sul caso di omicidio/suicidio scoperto ieri mattina, dopo l’ora di pranzo, nella periferia di Rende. Quattro morti, due pistole e più di una arma bianca. Così Salvatore Giordano, commerciante cosentino molto conosciuto nell’area urbana, avrebbe ucciso sua moglie Franca e i figli Cristiana e Giovanni.

La procura di Cosenza è costantemente aggiornata dei progressi investigativi portati avanti dalla Squadra Rilievi del Nucleo Investigativo di Cosenza e dei militari dell’Arma della Compagnia di Rende. Il Ris di Messina è stato informato e qualora ve ne fosse bisogno sarà chiamato in causa per ulteriori approfondimenti.

I carabinieri hanno chiare le responsabilità di chi ha compiuto la strage, meno per quanto riguarda la reale dinamica dei fatti mortali. Infatti gli investigatori devono ricostruire la traiettoria dei colpi di arma fuoco esplosi da entrambe le pistole, una rinvenuta vicino al cadavere di Salvatore Giordano e un’altra ritrovata in un’altra stanza ma non in quella del figlio, e soprattutto scovare tracce biologiche che potrebbero aumentare le possibilità di avere in tempi, non di certo brevi, una dinamica chiara e precisa.

Si tratta di un caso di omicidio/suicidio molto complesso, forse unico nel suo genere: ci tengono a precisarlo i carabinieri che non stanno lasciando nulla al caso.

Sotto sequestro il negozio di telefonini nei pressi dell’Autolinee di Cosenza: è un punto di partenza per risalire al movente. Ma è necessario sottolineare che al momento non risultano problemi di carattere economico della famiglia Giordano. E questo, forse, esclude a priori un gesto di assoluta follia compiuto nel cuore della notte tra domenica e lunedì scorso.

Ci sono tante cose da analizzare e tante domande a cui dare una risposta. A cominciare dal momento in cui Salvatore Giordano entra in possesso delle due pistole. Le ha prese il giorno prima, elemento che farebbe scattare la premeditazione, oppure le aveva con sé da più tempo? Il capo famiglia ha ammazzato prima il figlio, che avrebbe potuto ostacolarlo nei suoi intenti criminosi oppure ha messo fine all’esistenza della moglie e della figlia nel corso di una lite avvenuta, come dicevamo, nel cuore della notte? E’ possibile che nessuno dei vicini abbia udito l’esplosione di colpi di arma da fuoco? Ma non è finita qui.

I carabinieri vogliono vederci chiaro e capire realmente se i familiari fossero a conoscenza di eventuali rapporti tesi nel nucleo, cancellato da ferite e proiettili, oppure se il tutto sia rimasto dentro le quattro mura di casa Giordano. E’ difficile pensare, infatti, che nessuno dei parenti più stretti non sappia nulla. Gli investigatori intendono andare avanti su questo fronte e sono convinti di riuscire a trovare dettagli importanti al fine di avere un quadro completo della situazione.

Come scrivevamo ieri, saranno fondamentali tutte le attività tecnica ordinate dal procuratore capo Mario Spagnuolo, dal procuratore aggiunto Marisa Manzini e dal pm Domenico Frascino. Ai rilievi dei carabinieri dovrà essere aggiunto il lavoro dei periti e, cosa ben più importante, lo svolgimento degli esami autoptici sul corpo delle vittime per stabilire l’ora precisa della morte e chi per primo ha lasciato la vita terrena. Saranno settimane di lavoro intenso per magistrati e investigatori. (Antonio Alizzi)

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