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«Oliverio, l’uomo solo al comando che soffre di solitudine»

«Oliverio, l’uomo solo al comando che soffre di solitudine»

– di Giuseppe Mazzuca

Oliverio passerà alla storia come il presidente che ha collezionato una sconfitta dietro l’altra. Da quando è stato eletto governatore della Calabria abbiamo perso tutte le elezioni amministrative dal 2015 in poi e il referendum del 4 dicembre scorso con la più bassa percentuale di Sì nel nostro Paese.

Oliverio persevera  con il solito ritornello stonato, dove la colpa è sempre degli altri, non rendendosi conto che in questa esperienza regionale ci ha abituato a situazioni donchisciottesche, come quella, ormai passata alle cronache: “incateniamoci tutti” davanti a Palazzo Chigi.  Sappiamo tutti com’è finita (“a taralluzzi e vino”, come si dice a Cosenza). Questo è stato uno dei fattori che ha punito il Pd in Calabria: aver strumentalizzato la sanità per fini di potere, senza però alla fine essere conseguenti ma subalterni al potere romano. Con questo comportamento Oliverio ha svenduto la Calabria e i diritti dei calabresi.

Non volevamo credere alle nostre orecchie quando Oliverio ieri ha lamentato di essere stato lasciato solo: tale affermazione è veramente sorprendente. Oliverio, infatti, è in assoluto il presidente che ha accumulato più deleghe nella storia del regionalismo calabrese, in una Giunta pseudo tecnica considerato che alcuni assessori sono stati scelti dalla politica per rappresentare questo o quel gruppo interno al Partito Democratico.

La coppia Oliverio e Magorno in questi tre anni ha gestito Il Pd, col concorso esterno di qualche notabile del Partito, in completa solitudine. Hanno superato se stessi con candidature che sono la rappresentazione plastica di una visione padronale e feudataria della politica. Ora con questo gioco delle coppie vorrebbero addossare le loro responsabilità ad altri, ma anche le pietre sanno come sono andate le cose nella nostra regione. Hanno portato il Pd in Calabria all’estinzione, guardando esclusivamente solo alla salvaguardia del loro potere personale.

Oliverio adesso tenta di riciclarsi e di sganciarsi prendendo in mano la bandiera dell’autonomia e della piena libertà, dimenticandosi però che in questi anni ha piegato la Calabria alla logica dei poteri forti nazionali, solo per tenere le redini di un potere monocratico e autoreferenziale alla Regione Calabria.

Ora basta, il risultato elettorale conferma che bisogna mettere in campo un progetto alternativo all’attuale esperienza regionale: un progetto civico, costituente in netta discontinuità con l’esperienza Oliverio che sappia interpretare l’esigenza di cambiamento che i calabresi ci avevano chiesto e che il presidente ha tradito come nelle migliori tradizioni. Perché  cambiano i colori delle giunte ma a governare in Calabria sono sempre gli stessi interessi.

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