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Macalli tuona: “Basta contratti in nero”

Il presidente della Lega Pro esce allo scoperto: “Quello che è accaduto quest’anno è niente rispetto a quanto accadrà l’anno prossimo”. Nel ricordare che non ci saranno ripescaggi precisa: “Ci sono già società con problemi finanzari”.

mario_macalli.jpgOgni volta, quando parla, va dritto al sodo. Senza peli sulla lingua, senza scorciatoie, senza palliativi. La disamina del presidente della Lega Pro, Mario Macalli, sulla situazione delle società che lui rappresenta, dalle colonne del Corriere dello Sport, è molto severa oltre che mirata: “Quest’estate abbiamo avuto nove squadre che sono uscite dal professionismo. Ma questo è niente rispetto a quello che succederà prima dell’inizio della prossima stagione. Io credo che possa essere tre volte peggio rispetto a quanto è accaduto a luglio”. Parole che lasciano poco spazio a dubbi. La situazione è seria e i primi frutti nefasti e pericolosi già si riescono a intravedere. Il presidente racconta di società già costrette a fare i conti con difficoltà finanziarie durante il ritiro precampionato : “Ho ricevuto richieste di aiuto – racconta – prima dell’ini­zio dei gironi. Ho fatto il possibile, ma ho cercato di far capire che non è possibile pensare di gestire una stagione intera, quando si incontrano fin dall’inizio questo tipo di ostacoli”.
Una sovraesposizione economica di diverse società che non riescono poi a rientrare nei budget a disposizione. Una macchina delicatissima, quella che riguarda la gestione di una società di calcio, che richiede grande scrupolo. Contabile in primis. E senza scorciatoie. Ancora Macalli riapre il coperchio, apparso peraltro sempre troppo piccolo, sulla questione degli ingaggi in nero: “Ho presentato al Consiglio Federale le carte di almeno trenta doppi contratti. Giocatori ingaggiati per una certa cifra, che dopo pochi giorni hanno firmato un secondo contratto per una somma enormemente inferiore (in relazione alla quale poi le società presentano le liberatorie). Vogliamo risolvere questa situazione ormai degenerata? Dobbiamo dare queste carte in mano alla Guardia di Finanza o vogliamo introdurre delle norme in modo che, nell’eventualità di tali violazioni, i calciatori siano puniti con cinque anni di squalifica e alle società venga comminata una penalizzazione di dieci punti e l’automatica retrocessione per la stagione successiva? A questa mia proposta – incalza Macalli – non ho ricevuto risposta. Se non la balbettante ritrosia dell’Assocalciatori e la difficoltà delle società. A fine anno però questa cattiva gestione si pagherà. Ricordatevi che dal prossimo campionato però non sono più previsti ripescaggi. Nessuno subentrerà al posto dei club che non saranno ammessi”.
Dopo il ventilato sciopero per la prima giornata di campionato, ultima battaglia di una guerra combattuta durante tutta l’estate tra la Lega Pro da una parte e l’Aic e poche società dall’altra, è del tutto rientrata la polemica nata sulla norma che disciplina l’utilizzo degli over 21 e, con la modifica apportata, degli under 23. “Tutti i club – spiega Macalli – hanno presentato le rose e correttamente e stanno rispettando le nuove norme. Sarebbe davvero sciocco non sfruttare i fondi di valorizzazione che mette a disposizione la Lega per l’utilizzo dei giovani (che devono però giocare almeno 45 minuti). Il Manfredonia, per la scorsa stagione, ha portato a casa qualcosa come 600mila euro. Qualcuno può anche decidere che questi soldi non gli servano, ma attenzione perché gestioni troppo allegre possono causare problemi. Consiglio attenzione al Benevento e al presidente Vigorito. Per ora va tutto bene, ma non bisogna abbassare la guardia”.
Poi, qualche ora dopo, fa dietrofront. “Non ho mai fatto dichiarazioni sul Benevento e chiarisco che sono orgoglioso del rapporto, davvero eccezionale, che ho con i fratelli Vigorito. Magari tutte le società della Lega Pro fossero come il Benevento”. Mario Macalli accenna ad una recente intervista rilasciata al Corriere dello Sport, e smentisce, in queste dichiarazioni apparse sul sito ufficiale del club giallorosso, qualsiasi accenno alle sorti del sodalizio sannita: “Non mi sogno neanche di dire certe cose. Sono stato due giorni in Ungheria con squadra e giornalisti, come abitudine, e con la stampa: non ho motivi per non parlare ed intrattenermi anche a cena. Non ho mai rilasciato una intervista ufficiale o meno, ci siamo solo messi a parlare del più e del meno e, se mi chiedono delle cose, rispondo: fa parte del mio carattere. Con me c’erano anche i due vice presidenti di Lega che possono confermare che non abbiamo accennato a nulla sul Benevento o i Vigorito a livello negativo o di critiche. Sono onorato di essere amico di queste due persone e orgoglioso di aver all’interno della Lega Pro una società che rispetta tutte le norme come il Benevento. In merito al distacco che avrei avuto con Vigorito sulla vicenda degli under, quando discutemmo mi disse che condivideva l’iniziativa ma che non avrebbe votato a favore perché andava programmata e impostata in tempi diversi e con largo anticipo e che la sua società aveva già altre situazioni in virtù dell’annuncio che lui definiva in ritardo della norma. A cena ho solo detto che una società come il Benevento, che ha fatto una certa scelta imprenditoriale, visto che chi contravviene alla regola degli under non ha partita persa ma una sottrazione dei contributi, rispetto ad un certo budget se ne frega poco dei 50 o 10.000 euro in più o meno. Questa “roba”, invece, è stata riportata in una maniera completamente opposta ed allora il concetto è diverso. Non ho motivo di criticare Vigorito, a parte il fatto che il Benevento ha rispettato in pieno la normativa sugli under. Anzi, vi aggiungo che quando c’è stato il consiglio federale in cui si profilava lo sciopero e venne a parlamentare con il consiglio di lega Demetrio Albertini in rappresentanza dell’assocalciatori, Vigorito in quella occasione mi ha dato dimostrazione di correttezza e solidarietà sulla quale, tra l’altro, non avevo dubbi. Prese posizione a mio favore e si oppose fermamente. Davvero eccezionale. Non ho più né mio padre e né mia madre e non giuro per rispetto, ma credetemi, se ho favorito qualcuno ho sempre favorito il sud contro il nord proprio perché sono del nord”. (c.c.)

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