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Elezioni Fipav. Cosenza si stringe attorno al suo presidente

Il professore Mario Calabrese rieletto all’unanimità nella propria provincia nella carica di presidente del Comitato provinciale Fipav

Sarà un po’ risollevato nel morale, dopo questo risultato, il presidente Mario Calabrese. La sua convalescenza in ospedale, dopo l’intervento chirurgico subito, sarà più serena e gli toglierà quel senso di amaro che abbiamo avuto modo di raccogliere dalla sua stessa voce.
Nella presentazione di questa Assemblea elettiva ci chiedevamo come avrebbero risposto le società sportive della provincia in questo momento cruciale che precede le elezioni  regionali  in vista del  prossimo quadriennio. Ebbene, una risposta è arrivata:
a livello provinciale, nessuno volta le spalle al suo presidente “storico”. Il presidente dell’Assemblea, Giuseppe Cormaci (figura simbolo della pallavolo reggina, a sua volta rieletto sei giorni fa nel suo incarico al Comitato provinciale di Reggio) ha potuto proclamare sia l’elezione all’unanimità di Mario Calabrese (100 % dei voti, senza schede bianche o nulle) sia la riconferma dei quattro Consiglieri provinciali: Sergio Busni, Franco Liguori, Antonio Nigro e Pierfrancesco De Napoli. Rimane fuori, ma in modo assai onorevole, il quinto candidato, Giovanni Amoroso: come “primo dei non eletti”, potrebbe entrare nel Consiglio in caso di dimissioni di uno dei quattro, il che ci consente di non doverlo considerare come un semplice “consigliere trombato”.
Il clima unitario che traspariva stamattina, comunque, non si potrà riproporre quando si stringeranno i tempi per consolidare le alleanze in vista dell’Assemblea elettiva regionale, ma ciò vale in tutte le province calabresi, con l’eccezione, forse, della provincia di Vibo.
Anche nella provincia di Cosenza, una parte delle società sosterrà il candidato presidente Carmelo Sestito (presidente uscente) ed un’altra parte sarà schierata dalla parte del secondo dei tre candidati, Marcello Cammera. Il terzo, Francesco Aulicino, si presenta da “indipendente”, senza neanche avere, per sua scelta, una propria squadra.
Fin qui, tutto sembrerebbe quasi deciso per la vittoria di uno dei primi due, se non fosse per il fatto che entrambi gli schieramenti “forti” temono la presenza di franchi tiratori e di qualche voto di protesta  orientato proprio verso il nome del candidato terzo incomodo. E qual è il rischio, in sostanza? Il rischio è che, in un clima che appare di grande equilibrio, la fuga di un numero anche piccolissimo di voti potrebbe “falsare” il risultato ed avvantaggiare uno o l’altro dei contendenti.
Ma c’è un altro scenario, tutt’altro che remoto,  che dobbiamo considerare, per quanto riguarda i nomi dei Consiglieri. Partendo dal presupposto che quasi tutti i nomi possono godere della stima  personale incondizionata di tutti i votanti (pur trovandosi in cordate non omogenee come storia  dei singoli),  non è affatto impossibile che il neo-presidente si possa trovare a presiedere un Consiglio per metà composto, se non da “nemici”, quantomeno da avversari dichiarati.
Non conoscendo le motivazioni che possono spiegare le candidature delle altre province, possiamo invece porre i nostri dubbi su alcuni “cambi di bandiera” all’interno della nostra. Questo dovrebbe rispondere ai dubbi di alcuni “illustri lettori” a proposito del pezzo di presentazione di questa mattina. Avremo quattro anni per vedere cosa c’è davvero, sotto questa smania di nuovo da parte di alcuni promotori di nuove candidature, ferma restando la stima che meritano i vari candidati presidenti, vecchi e nuovi. (Sergio Lionetti)

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