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Pagliuso: “Ed ora torno a fare calcio…a Cosenza”

Pagliuso: “Ed ora torno a fare calcio…a Cosenza”

L’ex presidente del Cosenza calcio 1914 è raggiante: “Sono soddisfatto ma ora voglio capire perché ci fu tanto accanimento. Sono alla ricerca della verità”.

pagliuso_foto_tratta_da_gazzetta_del_sud.jpgOra è finita. Basta aule di tribunale, basta accuse. Da ieri Paolo Fabiano Pagliuso (nella foto tratta da Gazzetta del Sud) è davvero senza macchia. La Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti confermato il verdetto in primo grado emesso nel 2003 dal Tribunale di Cosenza. Una vicenda lunga cinque anni. Da quel marzo del 2006 quando Pagliuso finì in galera e fu praticamente demolita la storia del Cosenza calcio 1914. A distanza di anni, però, è arrivata una sentenza che, a questo punto, apre scenari futuri impensabili fino a qualche giorno fa. Ma andiamo con ordine. La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato ieri l’assoluzione di Pagliuso e di altri 13 indagati, tra cui il figlio Luca. Le accuse contestate erano, a vario titolo, associazione a delinquere ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, appropriazione indebita, falso in bilancio, truffa ai danni della Federazione Italiana Gioco Calcio e della Covisoc. E’ stato lo stesso pg dell’udienza, Domenico Prestinenzi, a chiedere la conferma del verdetto emesso in primo grado dal Tribunale di Cosenza il 6 ottobre del 2006. Una sentenza che nessuno impugnerà. Questi gli assolti: Aldo perna (ex componente del Cda del Cosenza), Vincenzo Vetere (ex componente del Cda Cosenza), Vincenzo Fiertler (ex presidente del collegio sindacale del Cosenza), Pietro marsico (ex componente del Cda Cosenza), Carmelo Fedele (ex componente del Cda Cosenza), Luca Pagliuso (ex direttore amministrativo del Cosenza), Pietro Perna, Giulio Castiglia, Alberigo Granata, Romano Chirillo, Massimiliano Cozza. E ovviamente Paolo Fabiano Pagliuso. Proprio quest’ultimo, appresa la sentenza ha immediatamente rilasciato ai giornalisti le sue prime considerazioni: “Sono soddisfatto per la conclusione di una vicenda che mi ha distrutto dal punto di vista umano, professionale ed economico. Sono felice – ha aggiunto Pagliuso – di aver operato nel rispetto delle regole per la società Cosenza calcio 1914. Amareggiato per aver subito l’onta di una giustizia ingiusta che ha voluto cancellare una società gloriosa. Un patrimonio inestimabile per la Calabria intera. Provo gioia perché dopo tanti anni è stato demolito il castello accusatorio che era stato costruito sulla sabbia. Sono stato e sono un uomo onesto che ha sempre lavorato difendendo gli interessi dei suoi dipendenti”. Poi Pagliuso precisa: “Un dubbio, però, mi resta. Vorrei capire perché tutto questo è accaduto e chi ha voluto infierire sull’uomo Pagliuso e sul Cosenza calcio. Una cosa posso assicurarla: tornerò sicuramente a fare calcio a Cosenza perché il calcio è la mia vita. Lo farò in una categoria che rispecchi il blasone della città. Non voglio essere l’ombra dei nuovi dirigenti che tanto bene si stanno comportando. Se lo vorranno sarò uno di loro, altrimenti procederò da solo”. A questo punto, sembra certo che l’ex patron sia pronto a chiedere un risarcimento che riesca, almeno in parte, a far si che il maltolto venga restituito.

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