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Processo Lupi: “Cosenza calcio la vera vittima” secondo la Corte d’Appello

Processo Lupi: “Cosenza calcio la vera vittima” secondo la Corte d’Appello

Questa mattina sul Quotidiano della Calabria è stata pubblicata la motivazione della sentenza emessa il 17 novembre scorso.

pagliuso_con_paletta_e_chianelloTutti assolti perché il fatto non sussiste. Il 17 novembre scorso sono stati assolti, con formula piena, i tredici indagati del “processo Lupi”. Un processo che vedeva indagato l’ex patron del Cosenza calcio 1914, Paolo Fabiano Pagliuso, e l’ex consiglio d’amministrazione del sodalizio bruzio. Ebbene, dopo circa tre mesi i giudici catanzaresi hanno depositato ieri la motivazione come riporta questa mattina il “Quotidiano della Calabria”. Nessun dubbio della Corte d’Appello di Catanzaro che precisa: “L’impugnazione proposta dal pubblico ministero appellante, quasi ai limiti dell’inammissibilità, non è meritevole di accoglimento”. Una precisazione dovuta in merito al ricorso presentato, dopo la sentenza di primo grado (emessa il 6 ottobre del 2006), dal pm Raffaella Sforza. Il “Quotidiano”  ripercorre tutti i passaggi della motivazione. Ad iniziare dall’associazione mafiosa (reato contestato a tutti gli indagati). A tal proposito la corte d’Appello precisa: “I primi giudici hanno evidenziato come in base al narrato delle fonti collaborative (Garofalo, Amodio, De Napoli, Di Dieco, Cavaliere, Bevilacqua) si dovesse escludere la fondatezza dell’assunto accusatorio tenendo conto, a seconda dei casi, della genericità del “dictum”, dell’assenza di riscontri, del fatto che il Pagliuso e le strutture societarie facenti capo alla sua famiglia fossero vittima di estorsione escludendo di fatto rapporti tra il Pagliuso e la criminalità organizzata”. Bocciato anche il pentito Giordano (su cui faceva affidamento l’accusa). Per quanto riguarda, invece, l’estorsione ai danni di Settimio Lorè “non ci sono – leggendo le motivazioni – elementi dimostrativi che attestino quanto accaduto”. Per quanto riguarda l’estorsione al giornalista Giuseppe Milicchio “è priva di fondamento” scrive l’Appello. L’ex Cda del Cosenza calcio non è neanche più imputabile per i falsi in bilancio e per appropriazione indebita (quest’ultimo contestato a Pagliuso). Infine, dulcis in fundo, Figc insieme a Lega e Covisoc non hanno subito danni patrimoniali. Anzi secondo le motivazione “la federazione provocò “un danno patrimoniale di rilevante entità”. Quasi a dire al danno si è aggiunta anche la beffa. Nel 2003 fu il Cosenza calcio a pagare ingiustamente. Oggi, inutile ribadirlo, è tutto più chiaro. (Carlo Bilami)

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