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Cannavò e il romanzo popolare

Cannavò e il romanzo popolare

Il nostro addio a Candidò Cannavò, cantore di sport e giornalismo, nel giorno dei funerali che si svolgeranno (14,45) a Milano.

federico_bria_con_candido_cannav                      di Federico Bria

Se si potesse scegliere, credo che Candido Cannavò sarebbe stato contento di come è accaduto. E soprattutto del luogo, la mensa della Gazzetta, il giornale che per lui era la casa, la vita, tutto. Quando arrivò a Milano non era un ragazzino ma un attempato cinquantenne, prima firma de La Sicilia di Catania. Collaborava con la Gazzetta dal 1955, ma il suo giornale era il quotidiano catanese nel quale era caporedattore ed editorialista di punta. Viveva tranquillamente all’ombra del’Etna con la sua famiglia. Ma la  “chiamata” da parte di Gino Palumbo – altra icona del giornalismo sportivo – equivaleva ad una investitura. E tale è stata, con lungimiranza. Cannavò, che subentrò allo stesso Palumbo, riuscì a migliorare e rendere costanti i risultati eccezionali registrati dal giornale rosa nel luglio 1982. Palumbo trasformò un giornale sull’orlo del fallimento in una testata popolare. Cannavò ne fece un romanzo quotidiano, riempiendolo di passione e con la dignità di chi scrive di una importante attività umana. Sapeva trasmettere entusiasmo scrivendo con leggerezza, ma non accettava che si potesse tradire lo sport e i suoi principi. Era il primo a credere che si trattasse di una attività nobile e, proprio per questo, non era tenero con chi cercava sotterfugi o scorciatoie. Quando lasciò la direzione della Gazzetta dello Sport, dopo 19 anni, a chi gli chiedeva se si sentiva triste rispondeva: “non ne ho il diritto”. Ai ragazzi del Corso di Laurea di Scienze delle comunicazioni dell’Unical – nel gennaio 2004 – disse: “la prima cosa che voglio dirvi è: non esiste un giornalismo sportivo o un giornalismo economico. Esiste il giornalismo e basta. Un buon giornalista deve saper raccontare ogni cosa con l’unica dote che deve sempre avere: la chiarezza”. Ad una ragazza che ricordava Brera, chiedendogli quali termini avesse inventato lui, Cannavò rispose: “non ho inventato termini nuovi. Forse mi si può attribuire un modo di fare giornalismo sportivo, che non può fare a meno dell’uomo, delle sue motivazioni. Perché io credo che lo sport non sia solo risultato o gesto atletico. Sarebbe banale se fosse solo questo e, per un giornalista, sarebbe un errore mortale non raccontare cosa c’è dietro un grande evento sportivo. Forse ho fatto questo, ho detto ai miei giornalisti che è impossibile parlare di Gattuso senza andare a vedere da dove viene, quali sono le sue origini”. Era schivo Cannavò, pur non sottraendosi mai al palcoscenico. Anzi, cercandolo ogni volta che ci fosse da parlare della sua Gazzetta. Quel giorno all’Unical lo invitammo a raccontare un pezzo di storia del giornalismo sportivo italiano. Si disvelò per quello che era, non solo un grande giornalista ma un uomo grande che parlando delle doti di un direttore disse: “deve saper gioire dei successi dei suoi collaboratori”. Parlò di sport, naturalmente, ma anche di carceri, di disabili, di Milano, del Sud. Di quanto fosse grato per la vita che gli era stato concesso di vivere. “Il più bel regalo che ho ricevuto per Natale – disse ad un certo punto – me lo ha spedito una ragazza di nome Melodia, originaria della Guinea Equatoriale. Sta scontando una pena di otto anni di reclusione per infrazione della legge sugli stupefacenti. Nel ’99, arrivando in Italia, la polizia trovò addosso al suo fidanzato 125 grammi di cocaina. Lui patteggiò e ottenne uno sconto di pena, lei rifiutò il compromesso e, nel ricordare quel momento mi disse: “io non ho chiesto sconti, perché sono innocente e l’innocenza non si patteggia”. Gli studenti dell’Università della Calabria gli tributarono un lungo applauso. Quello che gli hanno rivolto tutti gli stadi d’Italia domenica scorsa e al quale ci uniamo anche noi di CosenzaChannel. Ciao, direttore! Chissà su cosa scriverai il tuo primo pezzo lassù…

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO DI CANNAVO’ ALL’UNIVERSITA’ DELLA CALABRIA NEL 2004

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