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C’è solo un capitano. Parisi premiato dalla società dopo la gara numero 150

Per Nello tanti applausi e una targa ricordo. Stamattina Calabria Ora gli ha dedicato una pagina intera e lui ha risposto anche alle domande più bollenti sulle parole di Mirabelli, sui due minuti giocati domenica e sul centro di Cesenatico…

parisi_premiatoLa prima volta che Parisi arrivò a Cosenza c’era il derby col Catanzaro. “Sembrava di stare in Palestina: elicotteri, polizia, sirene spiegate. Sinceramente mi chiesi dove fossi capitato”. Poi invece mise radici in città tanto da diventare più cosentino dei vari De Rose e Musacco. “Non scherziamo, loro sono veraci…io però sono sulla buona strada e sinceramente non credo di andare più via perché mia moglie e le mie figlie non hanno minimamente intenzione di spostarsi”. Domenica scorsa il San Vito si è alzato in piedi per applaudirlo, un tributo giusto, dovuto. Forse però essere entrato per due minuti, ha avuto il sapore di una partita d’addio. “In settimana ho capito che non avrei giocato e non ho dormito un istante, ma il mio spirito è questo, è quello di un ragazzino che quando va in panchina soffre. Sia chiara una cosa, però: io non creerò mai un problema, perché per me importa il risultato del gruppo, la vittoria, non quello personale. Ho intenzione di giocare fino a 43 anni come Scudieri e possibilmente con la maglia del Cosenza”. Se gocasse fino a quell’età arriverebbe ad occhi chiusi intorno alle 300 presenze, ma ad un certo punto dovrà pur scegliere cosa fare da grande. “Vorrei restare nel mondo del calcio, ma non so in che termini. La panchina del San Vito? Bella, ma quanto stress!”. La settimana scorsa non gli sono piaciute affatto le maniere di Mirabelli. “I panni sporchi a casa mia li laviamo in casa,  non sui gornali. Sono rimasto deluso dai suoi modi perché era giusto un richiamo, ma magari era meglio affrontarci uno ad uno”. L’anno prossimo per volontà di Macalli sarà obbligatorio tesserare un numero definito di under. “Sì, ci saranno 300 calciatori disoccuppati. Sono del parere che se un giovane vale, vedi De Rose, gioca sempre, anche senza contrbuti. Sinceramente se un ragazzo mi chiedesse se giocare a pallone o no, gli risponderei di stare lontano il più possibile da questo mondo”. Battuta finale sulla polemica che ha investito i medici del club: “Serve rispetto per i ruoli, io ho la massima fiducia in Pino Canonaco e nel suo staff. A Cesenatico non vado perché qui sanno come curarmi”. Se è il capitano a parlare…è come se lo facesse lo spogliatoio.  (c.c.)  

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