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Amarcord: il ricordo di una stagione memorabile (1987/88)

Amarcord: il ricordo di una stagione memorabile (1987/88)

Ventuno anni fa il Cosenza vinceva il campionato di C1. Cosenzachannel.it ripercorre quella splendida stagione che regalò una storica serie B dopo un’attesa lunga venticinque anni.

87-88_cs-campaniaSono passati ventuno anni, ma il ricordo di chi ha vissuto quel campionato è indelebile. Una stagione fantastica, coronata dalla promozione in serie B dopo un quarto di secolo; finalmente i tifosi cosentini possono festeggiare: il Cosenza è nel calcio che conta pronto a riprendersi quello che, nel 2003, gli è stato ingiustamente tolto. Nel ritornare a ritroso nel tempo. Ripercorriamo quella splendida stagione. Presidente di quella stagione è l’avv. Peppino Carratelli, coadiuvato da Paolo Fabiano Pagliuso, Antonio Parise, Antonio Serra, Salvatore Naccarato, Silvano Poli, Francesco Scavello, Antonio Tallarico, Giorgio Trocini, Umberto De Rose, Francesco Dodaro, Guglielmo Filippelli, Vincenzo Morelli, Giorgio Ardito, Giuseppe Barbieri, Agostino Caligiuri, Rodolfo Blasi, Mario Crea, Lino Di Nardo, Santino Fiorentino, Roberto Spizzirri e Francesco Trapani. Il direttore Sportivo è Roberto Ranzani; sulla panchina viene chiamato il “seminatore d’Oro”, Gianni Di Marzio. Nella stagione precedente il Cosenza disputa un buon campionato e gran parte del gruppo viene confermato: Bergamini, Galeazzi, Giansanti, Lombardo, Padovano, Presicci, Schio, Simoni e Urban. Pochi gli acquisti, ma ottimi: Castagnini dal Barletta, De Rosa dal Pescara, Giovanelli dall’Ascoli e Lucchetti dal Vicenza. 1.924 gli abbonati, un buon numero, segno che i tifosi credono nella rosa allestita. Il campionato inizia con una vittoria al “San Vito” contro il Cagliari per 2-1, davanti a ben 13.000 spettatori. Lombardo e Lucchetti i primi marcatori. Alla seconda giornata i lupi vincono a Brindisi per 1-0, con un gol contestato di Lombardo. Terza partita e terzo successo: 1-0 con il Licata con rete di Giansanti su rigore a 16′ dal termine. I tifosi iniziano a sognare, ma sono svegliati bruscamente dalla pesante sconfitta di Foggia: l’undici di Pippo Marchioro va in rete per ben 5 volte! Una sonora sconfitta che riporta l’ambiente e la squadra con i piedi per terra: un salutare bagno d’umiltà. Sette giorni dopo la squadra rossoblu batte il Campania Puteolana per 2-1: in vantaggio gli ospiti dopo 1′ con Calì, Giansanti al 10′ su rigore e Lucchetti al 57′ mettono a tacere tutti. Alla sesta giornata il derby se lo aggiudica la Reggina per 2-0; netto il successo degli amaranto di Nevio Scala a spese di un Cosenza offuscato ed incerto. Nonostante la sconfitta, la squadra silana mantiene il primato in classifica, raggiunta dall’Ischia, dal Campobasso e dalla stessa Reggina. Alla 7a, in casa, ci pensa il furetto Alberto Urban, dopo appena 2′, a battere l’Ischia Isolaverde. Dopo cinque vittorie e due sconfitte, arrivano due pareggi: il primo, per 1-1, a Caserta (a D’Ottavio risponde De Rosa), Il secondo in casa contro il Teramo per 0-0, costa il primato in classifica: la Reggina espugna il “Sant’Elia”, con il Cagliari che scivola incredibilmente all’ultimo posto, e vola al comando con 13 punti; staccate di una lunghezza inseguono Cosenza, Campobasso,  Ischia e Torres con 12. Alla 10a giornata, a Frosinone, i silani alzano bandiera bianca, sorpresi due volte dagli efficaci inserimenti del difensore Lattuca. La squadra cosentina scivola al quinto posto. La domenica successiva arriva al “San Vito” la Salernitana di Claudio Tobia; granata in vantaggio con Cozzella, pareggio di Castagnini su rigore e, quando ormai tutti sono rassegnati al pari, arriva al 90′ la rete di Urban, che consente di riconquistare la vetta sia pure in condominio con Reggina, Campobasso ed Ischia. Dal coro degli elogi spunta la denuncia del tecnico Gianni Di Marzio, che lamenta continue pressioni nei confronti dei giocatori e contesta la maturità dell’ambiente, incapace di gestire con equilibrio le vicissitudini della squadra. Sette giorni dopo, a Campobasso, 1-1 con un rigore per parte (Romiti e Giansanti). Al ritorno al “San Vito”, la vittoria sulla Torres per 1-0 con rete di De Rosa vale il primato con 17 punti; seguono Reggina e Frosinone con  16. Tre pareggi consecutivi per 0-0 (a Catania, con il Francavilla ed a Nocera) consentono al Cosenza di rimanere al vertice con 20 punti insieme a Foggia e Campobasso. Nell’ultima di andata in casa con il Monopoli arriva l’ottava vittoria: Castagnini riceve palla sulla tre quarti in posizione centrale, vede Padovano allungare sulla destra e lo serve alla perfezione, l’attaccante piazza uno scatto bruciante, s’invola sull’out e crossa a mezza altezza, quasi a rientrare, accorre Giansanti sul secondo palo e, mimando un inchino, impatta di testa indisturbato. Lo stadio esplode in un entusiasmo indescrivibile. Il portiere Simoni è imbattuto da 508′ ed il Cosenza è campione d’inverno con 22 punti. A Cagliari termina 0-0 e sette giorni dopo il Brindisi è battuto con un calcio di rigore di Giansanti. A Licata arriva la quarta sconfitta: La Rosa e Giacomarro su rigore fermano anche l’imbattibilità del portiere Gigi Simoni a 694′. Dalla 21a alla 26a, il Cosenza ottiene sei pareggi: 1-1 tra le mura amiche con il Foggia (rete di Scienza e pareggio di Padovano), 0-0 a Pozzuoli contro il Campania Puteolana, in casa contro la Reggina, a Ischia e nuovamente in casa contro la Casertana, 1-1 a Teramo (vantaggio di Lucchetti dopo 9′, pareggio di Pesce al 23′). Nonostante tutto, il Cosenza conserva il primo posto, ma è una vera ammucchiata con cinque squadre appaiate sul gradino più alto: Reggina, Campobasso, Foggia e Licata con 31 punti. Ad otto turni dalla conclusione del campionato è tutto ancora da decidere. Mercoledì 23 marzo, il Cosenza approfitta della sosta imposta dal calendario per ossigenarsi in montagna e riacquistare la migliore condizione atletica. La formazione rossoblu effettua un ritiro in Sila, lontano dalle polemiche e dai discorsi futili. E’ un momento delicato del campionato, la lunga sequela di risultati di parità è accompagnata da qualche mugugno di troppo ed il tecnico Gianni Di Marzio vuole tenere la formazione indenne per ritrovare la giusta tranquillità e ritemprarla in vista del decisivo rush finale. Alla 27a il Frosinone è battuto per 2-0 con reti di Padovano e Lucchetti. La svolta arriva a Salerno. Il 17 aprile, in un clima ostile ed intimidatorio, il “Vestuti” è ammutolito da Padovano. Una vittoria storica, la prima ottenuta sul rettangolo di gioco di Via Nizza, dove nelle precedenti partite disputate, il Cosenza era stato sconfitto 19 volte collezionando solo 10 pareggi. La squadra lascia lo stadio nei cellulari della polizia. All’altezza di Tarsia, i tifosi cosentini accolgono trionfalmente i vincitori; il pullman è scortato fino al “San Vito” ed assaltato da migliaia di sportivi che tributano alla squadra un abbraccio senza precedenti. L’ottavo risultato utile consecutivo vede i rossoblu veleggiare solitari al comando con 35 punti. La serie B non è più un’utopia. La città inizia ad essere imbandierata di rosso e di blu. Da un capo all’altro dei balconi spuntano striscioni. Il primo recita: “l’uomo Del Monte ha detto B”. Dopo Salerno, arrivano altre due vittorie: in casa contro il Campobasso per 2-0, con doppietta di Padovano ed a Sassari per 1-0 con rete di Lucchetti. In Sardegna, tantissimi i tifosi cosentini arrivati anche con alcuni voli charter. Alla 31a, il Catania di Bruno Pace riesce a pareggiare per 2-2: in svantaggio con Marino al 6′, ci pensa Padovano al 21′ e 33′ a riportare in vantaggio i “lupi”, ma è ancora Marino al 53′ a fissare il risultato di parità. Il pareggio consente alle inseguitrici di farsi sotto: il Licata vince sul terreno del Campania Puteolana ed aggancia il Cosenza in vetta con 40 punti; ad una lunghezza irrompe la Reggina che regola la Salernitana per 2-1. Un finale al cardiopalma. Il 22 maggio è un’altra data indimenticabile: a Francavilla, in Abruzzo, giungono almeno 5.000 tifosi cosentini con un treno speciale, decine di pullman e centinaia di auto. Con un gol di gran classe di Lucchetti, i “lupi” superano con disinvoltura l’ostacolo e guidano la classifica insieme al Licata, con 42 punti. Tra i più euforici è Padre Fedele Bisceglia, che con il suo saio francescano arricchito da una sciarpa rossoblu, strappa di peso Gianni Di Marzio dalla panchina e lo trascina sin sotto le falangi calabresi assiepate in curva: un delirio senza precedenti. Sulla strada del ritorno, gli oltre 500 chilometri che separano da Cosenza sono percorsi nel più vivo entusiasmo: le migliaia di auto al seguito della squadra improvvisano caroselli e l’intero percorso è un susseguirsi di colori rossoblu. All’indomani, per gli altri tifosi cosentini, giunti a Francavilla con il treno speciale, il risveglio è da libro “Cuore”; gli occhi intorpiditi per il lungo viaggio stentano a credere a quello che si presenta loro: il tecnico Gianni Di Marzio, con tutta la squadra sono alla stazione ad accogliere gli ultrà al rientro in città! Alla penultima giornata, contro la Nocerina al “San Vito”, davanti a 22.000 spettatori, Urban ed un’autorete di Sassarini chiudono la gara. “Mai più prigionieri di un sogno” è la grande scritta composta da grandi teloni issati in mezzo ad una cortina fumogena intensissima; una nebbia rossoblu che invade copiosa il manto erboso ed inebria gli spettatori impazziti di gioia. In classifica guida il Cosenza con 44 punti; segue il Licata con 43 e la Reggina con 42. Manca ancora un punto per la promozione. Domenica 5 giugno 1988, 8.000 sono i tifosi che arrivano a Monopoli con un treno speciale, cinquanta pullman e migliaia di auto. 0-0 il risultato finale e gioia incontenibile per la conquista della serie B. Manifestazioni di incredibile giubilo salutano il rientro tra i cadetti e un boato percorre Cosenza da un capo all’altro. I festeggiamenti continuano per un mese con un programma di appuntamenti nei quartieri della città che, a turno, ospitano la squadra e l’allenatore in un’escalation di emozioni. Ed ora, a distanza di ventuno anni ritorniamo in quella che oggi viene definita Lega Pro ma che tutti chiamiamo C1. Ora la B è più vicina così come il ricordo di quella fantastica promozione. (Ernesto Pescatore) 

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