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Scrive Mimmo Toscano: “Datemi un pizzicotto se sto sognando”

Scrive Mimmo Toscano: “Datemi un pizzicotto se sto sognando”

Il tecnico rossoblù ha affidato alle pagine di Calabria Ora un editoriale scritto di proprio pugno nel quale racconta la sua avventura in riva al Crati.

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L’euforia del tecnico Mimmo Toscano (37)

di Mimmo Toscano*
Datemi un pizzicotto se sto sognando perché non mi sembra vero. Se ripenso a quando è partita questa avventura e soprattutto da dove, credo che serva ancora qualche anno per renderci conto della spinta verso l’alto che abbiamo dato a questa città e a questi tifosi in soli 365 giorni. Aver vinto un altro campionato è stata un’impresa. Sapevo che la società aveva allestito una squadra forte, ma non abbastanza da restare in vetta alla classifica dalla prima all’ultima giornata. Mi inorgoglisce il fatto di essere stato a +12 su club che in estate avevano investito molto più di noi e che sulla carta partivano  in pole-position. Noi eravamo consapevoli che mantenendo lo zoccolo duro della passata stagione e sfruttando l’entusiasmo che nel frattempo si era creato, potevamo tirare fuori il 120% da ogni singolo calciatore della rosa e competere nuovamente per le prime posizioni. Non smetterò mai di ringraziare il direttore Mirabelli per avere scelto me come condottiero ed avermi dato l’opportunità di compiere una vera impresa che neanche gloriose società di serie A hanno portato a termine nella loro storia. Sento inoltre di dovere un grazie a tutti i calciatori che ho allenato in questi due anni e che si sono distinti per l’impegno, la compattezza e l’abnegazione. Lavorando duramente hanno superato tutte le difficoltà e centrato gli obiettivi prefissati. Come dimenticare i ragazzi della Berretti del Rende grazie ai quali sono diventato il tecnico del Cosenza? Anche lì sono stati tagliati dei traguardi impensabili alla vigilia, soprattutto in virtù delle condizioni in cui operavamo. Con la dirigenza c’è stata la massima sinergia e ogni mia decisione è stata avallata senza il minimo dubbio. Qualcuno ha creduto in Toscano dapprima come uomo, poi come allenatore. Una responsabilità che mi ha accompagnato anche nei momenti difficili quando le cose non giravano per il verso giusto e il rischio di scivolare era sempre dietro l’angolo. Nel mercato di gennaio era evidente che c’erano dei problemi, ma ne siamo usciti alla grande, centrando quelli che erano i nostri obiettivi, senza prosciugare le casse societarie. So benissimo che in alcune partite non abbiamo dato spettacolo, ma la determinazione non è mai mancata. La mia squadra, e per squadra intendo tutto l’entourage rossoblù che va dai medici ai magazzinieri fino a Michele Napoli, ha sempre giocato per i tre punti dando il massimo in ogni occasione, fermo restando che chi ha l’obbligo di vincere, spesso non delizia i palati degli “intenditori di calcio”. La gara più bella, quella carica di maggiore intensità è stata quella contro il Gela, nella quale confesso di essermi emozionato. Il martedì seguente avevo paura che negli spogliatoi nessuno più mi avrebbe creduto se avessi detto che le partite seguenti sarebbero state decisive e l’aver chiuso i discorsi due mesi prima del dovuto, ci ha inconsapevolmente rilassato. Ho però anch’ìo un rammarico. Volevo regalare alla città uno dei due derby, ci tenevo, ma dalla vita non si può mica avere tutto. L’ultimo pensiero, ma certamente il più importante, lo rivolgo ai nostri supporter, a quelli veri e non di certo a chi non perdeva occasione ogni settimana di creare polemiche. Questa gente non merita di essere chiamata tifosa. Ho visto ragazzi gioire e soffrire in maniera così passionale, che il loro sostegno è stato determinante in più di un’occasione. Se ho commesso degli errori, infine, me ne assumo la piena responsabilità ma voglio ribadire un concetto: ogni decisione è sempre stata presa in buona fede senza secondi fini o chissà quali dietrologie. Ho accettato, anche se non sempre condiviso, le critiche perché sono convinto che confrontandosi in maniera leale si possa solo crescere. Oggi va in archivio quella che si può considerare una vera e propria impresa. Mi auguro di tutto cuore che il sogno che sto vivendo continui ancora…

*allenatore del Cosenza Calcio 1914

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