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Lo “stratega” Giorgio Sganga: “Ho un progetto da cinque milioni di euro”

Il segretario nazionale dell’Ordine dei Commercialisti: “La mia idea è riunire professionisti del mio settore per assicurare un tesoretto che possa permettere di proseguire sulla strada intrapresa”.

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Il commercialista di Paola, Giorgio Sganga

Nella lunga intervista a Ten, a cura del direttore Attilio Sabato, lo “stratega” (mai nome fu più azzeccato) Giorgio Sganga, segretario nazionale dell’Ordine dei Commercialisti, ha parlato anche delle trattative finora intavolate. “Per ora ho avuto qualche contatto amichevole, seriamente nessuno. Quanti contatti? Tre. Due con persone che hanno fatto calcio ed una che non ha esperienza in questo mondo. Ma ripeto, si tratta di contatti amichevoli”. Poi, si parla di bilancio. Qualcuno sussurra che il Cosenza abbia qualche debito. Sganga non ci sta. “Mi trovo costretto a ribadire che questa società non ha debiti. Posso dirvi che c’è qualche debito corrente. Ma abbiate pazienza. E’ una cosa alquanto normale. Non esiste un residuo”. Fatta questa precisazione, Sganga parla dei programmi futuri. “Se non accade nulla per la riunione del 29 maggio io un’idea ce l’ho. Ossia quella di riunire professionisti del mio settore per assicurare una somma che oscilla tra i 4 e i 5 milioni di euro. Ed è proprio ora che mi rivolgo agli imprenditori interessati. Non lasciatevi intimorire da voci false. Avvicinatevi a questa società. Ne va anche della propria immagine oltre che un ritorno economico. Verrà fatto un business-plane adeguato. Credo che se riusciamo a riunire una ventina di imprenditori a 200.000 mila euro cadauno possiamo arrivare alla cifra fatta pocanzi. Ed è ovvio che, rivolgendomi ai miei colleghi, dico loro che l’operazione può essere fatta anche avvicinando propri clienti e facendo da garanti. Un imprenditore si fida del proprio commercialista. Partendo da questa base si può iniziare ad investire anche una somma piccola come 10.000 euro. Se un commercialista mette insieme dieci suoi clienti è già una buona somma, è già un buon punto di partenza. Da qui si può dar vita ad un “patto di sindacato” che, parteciperebbe anche all’elezione del nuovo CdA. Qualcuno, quando sente dire queste cose, pensa all’azionariato popolare. Ebbene, vi dico che non è così. L’azionariato popolare è più complesso, è più complicato. La mia idea vuole coinvolgere professionisti per cercare di dare vita ad un progetto ambizioso. E poi, mi preme precisare, non c’è bisogno di mettere tutti i soldi subito. Possiamo darci delle scadenze e capire come far rientrare i soldi investiti. Ci saranno anche delle entrate e, tramite un business plane provvederemo a fare un quadro preciso della situazione con un progetto a lunga durata”. (p.b.)
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