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Cosenza, domani secondo round con il fisco. In ballo 4,8 milioni di euro

Davanti la Commissione tributaria il sodalizio rossoblù si affida ancora a Giorgio Sganga per mettere la parola fine al contenzioso.

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Il commercialista Giorgio Sganga

Domani la Commissione tributaria entrerà nel merito del contenzioso dopo la sospensiva disposta il 16 giugno scorso. Molte cose sono cambiate rispetto ad allora. Il Cosenza si è iscritto al campionato ed ha, da qualche settimana, un nuovo presidente, Giuseppe Carnevale. Non sono cambiati, invece, i contorni della questione. Il contenzioso tra la società sportiva e il fisco è di 4 milioni e 8oomila euro. E’ la somma del presunto debito, leggasi evasione fiscale, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Una cifra saltata fuori nel corso delle verifiche disposte  dalla guardia di finanza. Nel verbale redatto dai militari si rileva l’assenza della dichiarazione dei redditi per gli anni 2001, 2002, 2003 e 2004. Nel periodo in questione vengono rilevate presunte irregolarità nel pagamento dell’Iva, l’Irpeg e l’Irap. Allora questo Cosenza non esisteva, ma c’era invece il vecchio Rende Calcio che cambiò denominazione soltanto nell’estate del 2007. Per il fisco, in quei giorni frenetici conditi da speranze, riunioni e veleni, però è come se non fosse successo niente. La partita Iva della società, infatti, non è cambiata. E lo Stato adesso esige ciò che non è stato versato ai tempi in cui alla presidenza della società si sono alternati Franco Ippolito Chiappetta e Piercarlo Chiappetta. Da quello che si è potuto apprendere, il ricorso del Cosenza Calcio, affidato al commercialista Giorgio Sganga, ha, come migliore freccia al proprio, arco la tesi che le movimentazioni che hanno provocato i presunti illeciti siano da attribuire non alla società ma ai presidenti pro tempore degli anni finiti sotto la lente d’ingrandimento, Sganga si è sempre detto fiducioso in un esito positivo della causa. Domani le sue convizioni verranno messe alla prova. C’è da sottolineare che lo scorso 16 giugno il primo atto sorrise al club di Viale Magna Grecia. Fu riconosciuta la parvenza del buon diritto (il fumus boni iuris) che di fatto permise l’approvazione del bilancio. Dal nuovo faccia a faccia potrebbe derivare (in caso di esito positivo o negativo) una dilatazione dei tempi in virtò del ricorso in appello da una delle due parti, cosa che si eviterà se si trovasse un accordo.  (Co.Ch)

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