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Contenzioso con il fisco: la sentenza entro un mese. La cifra in ballo però è di 11,5 milioni

Sganga ha reso note le cifre che il Cosenza dovrebbe eventualmente corrispondere: “Sono ancora più fiducioso di prima: il ricorso dell’Agenzia delle Entrate presenta diverse imprecisioni. Noto una sorta di accanimento”.

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Giorgio Sganga subito dopo l’udienza
di questa mattina

E’ durato appena cinque minuti il secondo round dell’udienza che metteva di fronte lo Stato (nella persona del dottor Luigi Meraviglia) e il Cosenza Calcio (rappresentato dal commercialista Giorgio Sganga). Lo scorso 16 giugno il club silano aveva incassato la sospensiva degli accertamenti, una prima affermazione che ha permesso di approvare il bilancio senza affanni e di iscrivere la squadra al campionato di Prima Divisione. Stamattina il presidente Sergio Caliò ha preso atto di ogni incartamento e, come prassi vuole, ha rimandato la sentenza a fra circa un mese. Sganga ha però chiesto che l’arco di tempo sia solare e non inflazionato dal periodo di ferie che bloccherà ogni pratica (ci vorrebbe ottobre, pertanto). “La tempistica di una società di calcio m’impone di formulare tale sollecitazione – ha detto – anche perché ho verificato che l’Agenzia delle Entrate ha presentato una memoria lo scorso 27 giugno nella quale richiedeva che la sospensiva non fosse applicata. I tempi, purtroppo per loro, erano già maturi”. Di tale domanda, infatti, non è stato tenuto conto. A margine dell’udienza, il commercialista del club ha analizzato la situazione. “Credo che con questa memoria si sia forzata la mano. In un primo momento l’Agenzia delle Entrate di Cosenza ha svolto un normale lavoro, ma adesso sta usando il pugno duro accanendosi contro il Cosenza Calcio, estraneo ai fatti. Bisognerebbe contestare tutto al Rende Calcio e ad altri soggetti finanziari. Hanno addotto delle sentenze di cassazione, beh: non sono ammissibili. Ho fatto riferimento alla circolare 32 che è un circolare interna all’Agenzia per utilizzo esterno che obbliga gli uffici a mantenersi alle deduzioni, cosa che non è avvenuta. Lo ribadisco ancora una volta: non c’è nessuna evasione fiscale, le loro proteste non sono supportate dalle notifiche a chi di dovere. Il Cosenza non ha debiti, ma se si desse ragione a loro la cifra da pagare ammonterebbe a più di 11,5 milioni di euro. Ognuno di voi capisce bene cosa significherebbe”.  Lo sbalzo di 7 milioni circa dai 4,5 paventivati sarebbe dovuto alle more. (co.ch.)

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