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Petrini: “Nella Maserati c’era la gran parte dei problemi di Bergamini”

L’ex calciatore, oggi scrittore, è intervenuto nel corso della trasmissione Diretta Radio Sport su Rlb: “Ci sono cose assurde che sono state prese come buone. La Internò in quel processo ha raccontato tutto tranne che la verità”.

petrini

Lo scrittore Carlo Petrini (61)

“Questa storia è talmente pericolosa che molti evitano di entrarci dentro”. Le parole sono di Carlo Petrini (61) ospite della trasmissione Diretta Radio Sport su RLB. Un’intervista durata più di mezzora e dove si è parlato di una vicenda intorno alla quale, a distanza di venti anni (Bergamini morì il 18 novembre del 1989), esiste ancora un alone di mistero. Petrini spiega i motivi che lo hanno spinto ad interessarsi della vicenda di un giocatore morto ad appena 27 anni. “Mi sono fatto prendere dal fatto che Domizio Bergamini, papà di Denis, avesse perso un figlio come me. Mi sono fatto prendere da questa cosa e mi sono dedicato anima e corpo a questa vicenda”. Da lì l’idea di scrivere il libro “Il calciatore suicidiato” edito da Kaos. Da allora sono passati otto anni. Tanti, troppi senza trovare elementi necessari per riaprire il caso. “Eppure sono convinto che se si arrivasse in fondo ci potrebbero essere delle grosse sorprese. Sono convinto che la malavita abbia avuto una parte importante nella morte di Donato. Le mie ricerche mi hanno portato a credere che Donato non si è suicidato. L’unica cosa certa è che Bergamini è stato ucciso. Ci sono cose assurde che sono state prese come buone. La Isabella Internò (all’epoca dei fatti fidanzata di Donato, ndr) in quel processo ha raccontato tutto tranne che la verità. Il mistero viene subito celato da tutti i discorsi che ha fatto la Internò. Tutte le cose che sono state dette e confermate dal medico legale che fa una relazione dove dice che Bergamini è morto per sfondamento del torace con fuoriscita degli organi. Quando a Gennaio la famiglia fa riesumare la salma e viene fatta l’autopsia il corpo non presenta segni di fratture, c’è soltanto una piccola frattura nella parte destro acino. In realtà il camion, almeno secondo quanto dice la Internò, l’ha colpito a sinistra”. Se ci siano elementi utili per riaprire il caso e dare giustizia, Petrini precisa. “Basta che un qualsiasi magistrato apra il mio libro, oppure veda gli atti e le incongruenze che ci sono. Ci sono altre cose strane. Il fatto stesso che al momento che il Papà arriva a Cosenza il girono dopo vede Padovano che, secondo quello che si diceva all’epoca era il miglior amico di Denis. Secondo voi cosa avrebbe fatto una persona normale? Tutto tranne che andare lì e dire: “E’ stato uno stronzo perché conoscevo un pezzo da 90 che poteva risolvere tutto”. E a chi gli chiede se ha mai ricevuto denuncie o minacce sottolinea. “Denunciato? No, assolutamente. Una lettera anonima dove mi si raccontava particolari abbastanza precisi come ad esempio il fatto che la verità la sapevamo i custodi del San Vito. In questa lettera si parlava della Maserati. Ci sono delle cose che dovrebbero essere analizzate bene. Innanzitutto, perché Denis va a comprare quel Maserati se in realtà poteva avere un’altra auto? Lo dico io: perché quella macchina in zona a Cosenza era unica. Perciò agenti, carabinieri e finanza sapevamo che apparteneva a Donato. In quella macchina c’era la gran parte dei problemi di Donato. La trasmissione “Chi l’ha visto?” ritrovò l’auto e il serbatoio era tutto graffiato”. (co.ch.) continua 1/3

ASCOLTA L’INTERVISTA INTEGRALE A CARLO PETRINI. CLICCA QUI

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