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Sicurezza negli stadi: ecco il modello Cosenza

La tavola rotonda realizzata questa mattina al San Vito diventerà itinerante.

 

100_0012“Il modello-Cosenza sarà esportato in un tour italiano che vedrà coinvolte altre strutture sportive al cui interno realizzeremo iniziative come quella odierna”. E’ questa, in sintesi, la conclusione propositiva degli organizzatori della Tavola rotonda intitolata “La gestione della sicurezza negli impianti sportivi” che si è svolta stamani presso la sala stampa “Bergamini” dello stadio San Vito con un’ampia partecipazione di pubblico. La Tavola rotonda è stata organizzata dalla società del Cosenza calcio 1914 in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza ed il Real Cosenza calcio. I saluti del Prefetto di Cosenza Antonio Reppucci, quelli di Michele Alimena (Vicario del Questore di Cosenza), di Franco Funari (presidente della Figc sezione provinciale di Cosenza), di Gigi Lupo (Ufficio Ispettorato del lavoro), di Pino Chianello (amministratore delegato del Cosenza calcio 1914), hanno preceduto gli interventi dei relatori, con gli intermezzi – stimolati dalla discussione – del dott. Laterza (esponente dell’Associazione “Alessandro Bini”) e di Ferruccio Taroni (Presidente Andes, Associazione nazionale delegati per la sicurezza). L’avvocato Franco Locco (consigliere dell’Ordine degli Avvocati) si è soffermato sulle problematiche di ordine pubblico in relazione alle ripercussioni di carattere penale ed amministrativo sui lavoratori del settore, passando in rassegna i diversi gradi di responsabilità delle singole Società di calcio anche in presenza di episodi di violenza all’esterno degli stadi. Roberta Anania (direttore sportivo Real Cosenza calcio) nella sua relazione ha posto l’accento su come i luoghi dove si svolgono le manifestazioni sportive debbano rispondere alle Leggi vigenti in materia di sicurezza “perché i campi sportivi sono dei veri e propri luoghi di lavoro”. Viviana Chianello (collaboratrice del Cosenza calcio 1914) ha evidenziato, numeri alla mano, la realtà dello stadio San Vito ricordando l’excursus di restrizioni e divieti che negli anni scorsi hanno colpito l’impianto cosentino. Oggi il San Vito è dotato dell’emissione dei biglietti nominativi elettronici, dei tornelli e del settore cuscinetto che divide con uno spazio lasciato vuoto il settore ospiti dai tifosi di casa. Ogni società è chiamata a precisi obblighi economici in fatto di sicurezza, una voce presente nei bilanci a cominciare dagli Stewart presenti ogni domenica all’ingresso e sugli spalti. Lina Musumarra (docente di Diritto dello Sport alla Luiss di Roma e Vicepresidente nazionale Divisione Calcio femminile FIGC-LND) ha ripreso l’immagine dello stadio come luogo di lavoro, specie quegli stadi dove si svolgano attività sportive professionistiche. “Ma il tema della sicurezza – ha detto Musumarra – non può essere portato avanti solo nel mondo del calcio. E’ un tema che riguarda tutti gli sport. Abbiamo un grosso problema – ha aggiunto – vale a dire quello di dover conciliare la sicurezza negli impianti sportivi con l’abbattimento delle barriere degli stessi, perché gli stadi dovrebbero essere pure dei posti di vasta fruizione culturale. Abbiamo bisogno di stadi confortevoli, più colorati, belli da vedere, mentre gli stadi italiani sono troppo grigi. Ecco, cerchiamo di capire come si fa a far convivere la nuova normativa di sicurezza con i nuovi stadi”. Secondo l’avvocato Enrico Crocetti Bernardi, che con Lina Musumarra ha scritto proprio un testo dal titolo “La gestione della sicurezza negli impianti sportivi”, l’argomento va circoscritto alla coscienza individuale di ognuno e dunque alla prevenzione anziché alla repressione. “Non esistono dilettanti e non esiste il dilettantismo – ha rimarcato Crocetti Bernardi – Se non ci sono le condizioni per disputare un incontro di calcio in piena sicurezza, è meglio non farlo disputare”. Da qui, ha preso piede un animato dibattito sulle esigenze (e sulle responsabilità) delle rispettive società: “Non sarebbe comunque giusto privarsi di una gara di calcio e di tutto ciò che vi ruota intorno – ha replicato Viviana Chianello – Pensiamo allora ad alternative che non siano l’annullamento dell’incontro”.  Riguardo ai provvedimenti differenti da stadio a stadio, già la professoressa Musumarra aveva comunque evidenziato la disarmonia dei Prefetti in quanto a delibere, spesso molto lontane rispetto a vicende analoghe e quindi riconducibili a mere analisi di opportunità. “La legge attuale fa sì che il singolo Questore – ha approfondito Ferruccio Taroni – possa interpretare le norme a livello campanilistico. Gli spettatori diventano così vittime di una vera repressione. Io opterei sempre per il rapporto sociale fra la società di calcio e l’ambiente nel quale questa società va ad inserirsi”. L’avvocato Salvatore Scarfone dal canto suo ha portato nei numerosi temi trattati quello dei Daspo, quasi mai indirizzati a tecnici e calciatori, ed ha distinto fra i divieti di entrata negli stadi e l’obbligo di firma in Questura scaturito dalla decisione di un Gip. E’ toccato all’avvocato Giuseppe Febbo (Componente Commissione Disciplinare nazionale FIGC)  chiudere la lunga e scorrevole sequenza d’interventi, insistendo – elemento comune di ogni esposizione – sull’educazione alla cultura sportiva, dato fondamentale che prescinde da qualsiasi normativa giuridica. Sul finire, molti applausi e una certezza: il modello-Cosenza sul dibattito relativo alla sicurezza negli impianti sportivi, esporterà i tantissimi spunti emersi in altri stadi davanti ad altre platee”.

 

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