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Pagni è sicuro: “Cosenza, prendi Braglia. E’ l’uomo giusto per la panchina”

Il direttore sportivo è uno dei pochi calabresi che è riuscito ad affermarsi con successo anche fuori dai confini regionali. Parole di elogio per Pagliuso e Mirabelli: “A Cosenza la B non deve più sfuggire, loro lo sanno bene”.

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Danilo Pagni quando era ds del Taranto

Danilo Pagni al momento è a Gallipoli ed ha assunto la figura del commissario che sta tentando di salvare dal fallimento la società dal punto di vista dirigenziale. Il suo rapporto con Cosenza, però, è sempre forte. “Mio figlio mi chiede sempre di venire a vedere le partite dei rossoblù e, quando posso, lo accontento con piacere”. Pagni è uno dei pochi direttori sportivi calabresi che è riuscito ad imporsi anche lontano dalla Calabria. Ha vinto con merito a Vittoria, Gallipoli, Sorrento. A Taranto quest’anno un’esperienza da dimenticare. “Attenzione, la mia squadra non è quella che poi ha affrontato il campionato. Io avevo portato gente come Viviani, Nocentini e Corona. Poi sono stati fatti 16 acquisti scellerati e tutto è andato a carte quarantotto. Non ci sono stati i presupposti per continuare a lavorare con D’Addario e sono andato via. Purtroppo la figura del presidente sta cambiando ed in peggio. Si crede che basta sperperare danaro per tramutare gli investimenti in vittorie sul campo: niente di più sbagliato. A questi patron preferisco quelli di un tempo con i quali era più difficile trattare”. Il campionato di Prima Divisione si è concluso con una sorpresa. “Io sono un estimatore del direttore sportivo del Portogruaro. Alfio Pelliccioni quest’estate mi esprimeva grossa preoccupazione per essere stato inserito nel girone B, ma alla luce dei fatti non c’è stato paragone. Nel girone A sono state allestite squadre nettamente superiori dal punto di vista tecnico. Tornando al Portogruaro, non sono partiti per vincere, ma ci sono riusciti grazie ad una programmazione. Quando dei calciatori giocano assieme per anni, i risultati vengono da sé”. Capitolo Cosenza. “Non sono partiti per vincere, poi a gennaio credevano di potercela fare. Io invece  non c’ho mai creduto perché non era squadra da poter centrare il salto di categoria. Un voto al mercato? Non lo do, non voglio fare danni – scherza – So soltanto che Mirabelli era alla prima esperienza in C1 e merita un’altra opportunità perché sinora ha lavorato benissimo”. Accanto al dg, però è arrivato Luca Pagliuso che condivide il pacchetto di maggioranza con i Carnevale. “Lavoreranno fianco a fianco, quindi significa che nessuno dovrà varcare il limite delle proprie competenze. Sanno che la serie B non potrà più sfuggire e chissà che tra dodici mesi non parleremo di come ha lavorato bene la coppia in questione. Conosco Luca per essere un enfant prodige: a 28 anni già parlava con direttori di A e B, Massimo invece è abituato a fare il padre-padrone sotto casa. Di Marzio? E’ un operatore di mercato internazionale, come si farebbe a discuterlo?” Nel frattempo in città impazza il toto-allenatori e Pagni non si tira indietro a tracciare un profilo dei tre tecnici in lizza per la panchina del San Vito. “Conosco benissimo Giannini e Moriero. Con il primo avevo siglato un accordo per portarlo a Taranto, poi saltò tutto per D’Addario e il principe si ritrovò a Gallipoli ad allenare diversi calciatori miei. Di Moriero invece vi racconto un aneddoto. Lo scorso Natale eravamo a Lecce per una partita di beneficenza ed era disperato per la situazione dl Crotone. Gli dissi di crederci: vinse ai playoff. Io tuttavia consiglio un altro nome: Piero Braglia. Basta parlare con lui un minuto per capire tutto il suo carisma. E’ un trascinatore ed adesso ha ancora più fame di prima. E’ uno che non fallisce mai e vincere a Cosenza sarebbe l’ennesimo traguardo che raggiungerebbe in carriera. Se dovessi pronosticare già ora chi vincerà il campionato, direi ad occhi chiusi dove Gioca con la difesa a tre punta tutto sull’aggressività, Giannini invece preferisce il palleggio e la circolazione di palla. Per Checco, invece, c’è il 4-2-4 o 4-2-3-1. Atzori invece non lo conosco di persona”. Chiusura dedicata al ruolo di un direttore. “Chi sta dietro una scrivania è fuori dai tempi, bisogna girare per i campi e rendersi conto di persona quanto vale un atleta. Prendete Marotta, non si separa mai da Paratici perché è lui che visiona centinaia di calciatori. Lo stesso fa Gasparin con Tosi. Io al Cosenza? Fui chiamato una volta da Intrieri ma non presi nemmeno in considerazione la cosa. Forse tra 6-7 anni se ne riparlerà, adesso all’ombra della Sila vedo che c’è tanta abbondanza di direttori ed io sono abituato a fare tutto io con il mio segretario e team manager”.   (co. ch.)

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