Tutte 728×90
Tutte 728×90

La Tessera? Solo un modo per vendere i tifosi alle banche

La Tessera? Solo un modo per vendere i tifosi alle banche

A chi fa gola la direttiva di Maroni? Alle squadre che sperano di incrementare il giro d’affari di merchandising, ma soprattutto a grandi gruppi bancari o a concessionari di scommesse. Molte delle Tessere del tifoso sono pensate come vere e proprio carte di credito. Senza contare il problema privacy con l’introduzione del microchip Rfid.

no_alla_tesseraUn sistema per identificare pericolosi facinorosi o una carta di credito per fare shopping? Visto che all’interno della società del Cosenza calcio sull’argomento c’è ignoranza totale, per come ha detto sabato scorso Luca Pagliuso, leggere il punto della situazione fatto da “il Salvagente“, giornale delle associazioni dei consumatori, potrebbe aiutare tutti a comprendere meglio come la tessera sia in realtà solo un modo di vendere i tifosi a banche e grandi concessionari di scommesse, che poco hanno a che fare con la fede calcistica di un vero supporter. Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, l’ha annunciata come una priorità che non può essere rimandata. La Tessera del tifoso dovrà essere obbligatoria per tutte le squadre di calcio delle serie professioniste dalla prossima stagione. “Ne va della sicurezza dei tifosi che vanno allo stadio”, è il leitmotiv di Maroni e dei sostenitori della tessera. “Il futuro è nelle tue mani” recita addirittura un spot sulle reti Rai in questi giorni. Peccato che l’innovazione non apporterà nessun vantaggio contro la violenza negli stadi. Al contrario, metterà al sicuro gli interessi di banche, colossi delle scommesse e società sportive. Portando nelle mani di gruppi privati, come Banca Intesa, Lottomatica, Poste italiane ed Erg, centinaia di migliaia, se non milioni, di nuovi clienti, destinati a fare i conti con tassi di interesse pur di seguire la squadra del cuore. Tutto comincia nel 2009, quando una circolare del ministero degli Interni invita le squadre di serie A, B e Lega Pro (ex C1 e C2) a predisporre la tessera del tifoso. Ovvero, la tessera quinquennale da rilasciare ai tifosi desiderosi di abbonarsi alle partite della propria squadra o di seguirla in trasferta e senza la quale, dalla prossima stagione, non potranno fare né l’una né l’altra cosa. Viceversa, non potrà avere la carta il tifoso condannato per reati dentro lo stadio o che ha ricevuto un “divieto di accedere alle manifestazioni sportive” (in sigla, Daspo).
Solo business. Sulla proposta è caduta una pioggia di critiche, tra cui quella del calciatore Daniele De Rossi. E tuttavia Maroni non ha lasciato spazio a perplessità: “La tessera del tifoso è uno strumento valido per tenere fuori dallo stadio i violenti”. Ma è davvero così? Mario Corsi, universalmente conosciuto come Marione, storico leader della curva romanista e conduttore radiofonico di Centro Suono Sport, ha dedicato diverse inchieste all’argomento. Dice: “La Tessera del tifoso non aggiunge niente al biglietto nominale che già esiste e che obbliga chiunque a mostrare i documenti all’atto dell’acquisto”. Per Corsi, l’ordinanza rischia di diventare un boomerang: “A chi non ha la tessera del tifoso, in trasferta è precluso solo il settore ospiti dello stadio. Significa che, paradossalmente, per un tifoso violento è più facile entrare in un altro settore, dove è più probabile il contatto fisico con i tifosi avversari”. Se queste sono le premesse sull’efficacia sul piano della lotta alla violenza negli stadi, perché tanta insistenza? La risposta è semplice: marketing. A dirlo non è solo il tifo organizzato, compatto nell’intenzione di boicottare questo diktat, ma lo stesso capo della polizia, Antonio Manganelli, che durante una conferenza stampa sulla violenza negli stadi ha dichiarato: “La Tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va verso una cultura della privatizzazione degli stadi. Le società sono imprese con fini di lucro, e sono tra le poche aziende che ancora non conoscono la loro clientela”.

Tifosi “venduti” alle banche. A chi fa gola la direttiva di Maroni? Alle squadre che sperano di incrementare il giro d’affari di merchandising e servizi, certo, ma anche a soprattutto a grandi gruppi bancari o a concessionari di scommesse. Molte delle tessere del tifoso, infatti, sono state pensate come vere e proprio carte di credito ricaricabili. Non a caso la parte del leone la fanno le banche, che con questa semplice mossa vedranno crescere il proprio parco clienti. In prima fila (o, si dovrebbe dire, in tribuna d’onore) c’è il gruppo Intesa-San Paolo, che ha stretto accordi con diverse squadre tra cui Milan e Fiorentina. Solo per dare un’idea dei numeri: la Tessera del Milan, lanciata lo scorso anno, può contare già su 100mila aderenti. Per la Lazio è scesa in campo Poste italiane. Lottomatica invece produce la carta per i tifosi della Roma e per quelli del Palermo.
Concorrenza. I tifosi, dunque, non hanno possibilità di scelta: se vogliono abbonarsi, inutile confrontare le condizioni, gli interessi e le spese delle carte di credito, non c’è alcuna concorrenza in questo settore. Chissà se di questa evidente asimmetria rispetto al normale mercato si occuperà l’Antitrust. Per il momento se ne stanno occupando tutti i tifosi che hanno capito il giro di soldi che c’è dietro i presunti motivi di sicurezza. E perfino alcune squadre, che hanno protestato contro questa deriva. Ci dice Alberto Monguidi, responsabile comunicazione del Parmacalcio: “Per avvicinare la gente allo stadio, soprattutto le famiglie, bisogna diminuire la burocrazia non aumentarla. La Tessera del tifoso è un obbligo? Non la utilizzeremo per scopi commerciali: è rilasciata allo stadio, non in banca, ed è gratuita per i tifosi. A noi è costata 120mila euro, ma non vogliamo speculare”. Le squadre, dunque, si sono dovute piegare alla tessere del tifoso, nonostante quella di Maroni fosse solo una direttiva. Il perché è semplice: “L’articolo 7 della circolare è chiaro”, spiega Monguidi: “La mancata adesione al programma tessera del tifoso è considerata come una carenza strutturale dello stadio. In altre parole, ci hanno detto o vi adeguate o al primo problema vi chiudiamo lo stadio”.
Il chip che annulla la privacy. Se non bastassero già i tanti dubbi rispetto alla tessera del tifoso,ci si aggiunge anche quello relativo alla privacy. Soprattutto a causa di un microchip molto particolare che sarà contenuto nelle nuove card. A sollevarlo è lo stesso Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, promotore della tessera insieme al ministero dell’Interno. Nel sito internet dell’Osservatorio si può leggere: “La Tessera del tifoso che utilizza un microchip con tecnologia Rfid è l’unico documento attestante il diritto di partecipazione al programma”. Rfid sta per Radio Frequency Identification, in italiano “identificazione tramite frequenza radio”. Si tratta di una tecnologia per la identificazione automatica di oggetti, animali o persone basata sulla capacità di memorizzare e accedere a distanza a tali dati usando dispositivi elettronici. Viene utilizzata per diversi scopi e su diversi supporti: passaporto, abbonamenti per mezzi pubblici locali, e logistica. È una tecnologia molto recente in Italia, tanto che in molti settori viene applicata in maniera sperimentale. Secondo quanto indicato dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, se tutte le tessere del tifoso adotteranno la Rfid, centinaia di migliaia di italiani titolari della carta potrebbero essere schedati e rintracciabili in ogni momento in qualsiasi parte del paese si trovino. La questione non è da sottovalutare, tanto che già nel 2005, il Garante della privacy aveva reso pubbliche le proprie perplessità con un documento, in cui sosteneva in particolare che, “come rilevato anche dal Gruppo dei garanti europei, l’impiego di tecniche di Rfid, da parte sia di soggetti privati, sia di soggetti pubblici, può determinare forme di controllo sulle persone, limitandone le libertà”. Sempre secondo l’Autorità, “attraverso l’impiego della Rfid, potrebbero, ad esempio, raccogliersi innumerevoli dati sulle abitudini dell’interessato a fini di profilazione, tracciare i percorsi effettuati da quest’ultimo o verificare prodotti (vestiti, accessori, medicine, prodotti di valore) dallo stesso indossati o trasportati”. Da questo punto di vista per nulla rassicurante è l’interessamento diretto o indiretto alla tessera del tifoso da parte di colossi privati già in una posizione sensibile dal punto di vista della gestione dei dati privati dei cittadini. Lottomatica si è buttata nella produzione delle carte prepagate con squadre del livello della Roma e del Palermo, potendo già contare sulla gestione di dati sensibili degli italiani, dato che le sue ricevitorie rientrano tra i punti scelti dal ministro Brunetta per il circuito “reti amiche”, in cui si possono pagare tasse, bollette, e ritirare pensioni e certificati anagrafici. Ma ancora più rilevante è il ruolo di Telecom Italia. Il gestore di telecomunicazioni ha infatti firmato con la Lega Pro (ex serie C) un contratto in esclusiva per la fornitura del supporto tecnologico a tutte le 90 società affiliate, per la gestione della Rfid. L’intero processo è reso possibile grazie a una piattaforma di rete realizzata da Telecom Italia e ospitata presso uno dei Data Center del gruppo all’interno della quale vengono registrati automaticamente gli acquisti di titoli di ingresso effettuati dai titolari della tessera del tifoso. Dopo gli scandali in cui negli ultimi anni è stata coinvolta la società di Tronchetti Provera, dovuti proprio all’abuso di dati riservati, gli amanti della privacy non rimarranno affatto contenti.
Punti, premi e sconti; L’abbonato da spennare. Commissioni, costi di ricarica, raccolte punti e sconti sul pieno di benzina. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla vera natura della tessera del tifoso, pubblicizzata (e imposta) dalle autorità come un imprescindibile strumento contro la violenza negli stadi, basta dare un’occhiata ai siti internet delle squadre di serie A. Le società, anche alcune di quelle che hanno protestato inizialmente, hanno subito capito il potenziale commerciale della tessera del tifoso. E non mancano di spingere sui “vantaggi” per i clienti, forse per indorare la pillola delle spese dovute all’accordo con le banche. La carta Siamo Noi dell’Inter, ad esempio, promette di essere una chiave di accesso privilegiata allo stadio “agevolando e velocizzando il passaggio ai tornelli”. Ma è anche è una carta di pagamento prepagata ricaricabile, utilizzabile sul circuito MasterCard, emessa dalla Banca Popolare di Milano. Può essere caricata sino a 3mila euro e ha una validità massima di cinque anni. E come una qualsiasi carta di credito ha i suoi costi: gratuita per chi fa l’abbonamento al campionato,10 euro per gli altri. Un prelievo dal bancomat (Atm) costa 1,85 euro (2,50 fuori dall’area euro), la ricarica tramite Atm costa 2 euro e così via. Cambiando curva, a Milano, cambia poco. Cuore rossonero, la tessera dei tifosi milanisti, è una carta prepagata e ricaricabile. Prezzi e commissioni sono stabiliti da Banca Intesa-San Paolo e sono analoghi a quelli delle altre prepagate (anche questa costa 10 euro per chi non si abbona al campionato). Nella Capitale, le due eterne rivali calcistiche hanno deciso di rivolgersi a due colossi per abbinare la tessera del tifoso a una carta di credito ricaricabile. La Roma ha presentato la AS Roma Club Privilege insieme a Lottomatica. La card costa 15 euro ed è gratuita solo per chi ha un abbonamento della scorsa stagione. Tra le grandi squadre, resta fuori la Juventus, che non ha ancora ufficializzato le modalità della nuova Tessera del tifoso.Ma, secondo indiscrezioni, anche i bianconeri punteranno su una carta prepagata ricaricabile. Non resta che augurare in bocca al lupo per il prossimo campionato di calcio. Alle squadre, certamente. Ma anche e soprattutto ai tifosi, nella speranza che la voglia pazza di seguire i propri colori non li porti a perdere il controllo del conto in banca. (d. m.)

Related posts