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Cosenza, in…Somma

Cosenza, in…Somma

l’editoriale di Federico Bria

Come è facile passare da un semplice avverbio, ad un termine dal significato intrinseco carico di potenzialità. Ci aggrappiamo al nostro tecnico per rivedere la luce che vorremmo.

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L’esultanza dei Lupi dopo il gol

Insomma è un avverbio. Come ogni lemma della lingua italiana può essere usato in diversi modi a seconda dell’accezione con la quale si intende usare. Dopo aver visto la vittoria contro il Foligno, noi, che non vogliamo farci mancare niente, vogliamo usare il termine in tutti i modi possibili. Cominciamo dal primo, il significato assoluto: insomma viene usato, confidenzialmente, per dire che le cose vanno così così, né bene né male. Insomma, che volete che vi dica? dopo la vittoria di oggi non possiamo certo esultare esaltandoci. Uno spettatore pagante (a proposito, quanta poca gente quando le cose non vanno bene…) avrebbe tutto il diritto di strabuzzare gli occhi e scuotere la testa. Se Mazzeo pare giocare con la pressione bassa; se Fanucci sembra uscito da una balera; se Coletti ha gettato la bussola, la nostra navigazione non può che procedere a… vista. E per fortuna che Ciccio IV De Rose (prossimamente parleremo della dinastia dei Ciccio rossoblù) si traveste da Marchese di Carabas, altrimenti sarebbero guai seri per tutti. Ma il prode Ciccio, così facendo, è costretto ad usare dardi che non fanno parte del suo turcasso. Non solo c’è il rischio di mettere in mostra il lato meno bello del nostro gioiello, quanto quello di bloccargli una crescita che promette davvero grandi cose.
A proposito di crescita, ma cosa mangiano tutti i calciatori delle squadre che vengono a giocare al San Vito? Concediamo a tutti centimetri e corsa in quantità e modalità imbarazzanti. Daud e Degano ne sono l’emblema, fai fatica a pensare che voleranno con i campi leggeri; nel frattempo volano per davvero, ma lo fanno ad ogni contrasto.
In tempi di crisi si prende quello che passa il convento, per carità, ma è difficile sentirsi satolli. Perciò, la vittoria sul Foligno ci soddisfa ma, insomma, maturando al termine di una partita così così, dopo un periodo buio, non può certo appagarci.
Insomma, però, è un termine che può essere usato anche come esclamazione: “insomma, tornate a giocare come sapete!” Quanti hanno pensato di gridarlo ai calciatori rossoblù? Beh, magari, sgolandosi dalle tribune, avranno usato parole diverse… ma il significato può essere condiviso da molti. Insomma! Ora basta pettinare le bambole! Volete giocare o no? A volte, l’atteggiamento indolente di alcuni sembra davvero oltrepassare la soglia dell’irritazione.
L’ultimo significato, quello che, tra tutti, preferiamo deriva dal latino: in summa, in tutto, alla fine, concludendo.
Alla fine di ogni genere di ragionamento, uno striscione che avrebbe diritto all’eternità recitava: “il Cosenza non si discute, si ama”. Alla fine di tutto, dunque, pur considerando le incertezze nei rinvii di Petrocco; pur tenendo presente i confini Di Bari; pur ricordando ogni genere di infortunio e, soprattutto, i biblici tempi di recupero; insomma, alla fine di tutto ciò, non possiamo non valutare la parte dogmatica del calcio.
Quando si arriva al nocciolo, infatti, bisogna decidere da che parte stare: tifiamo Cosenza solo quando i risultati sono esaltanti? O accettiamo di esaltare al buio nella speranza di esaltarci alla… luce del sole?
Insomma, alla fine di un pomeriggio nuvoloso, un raggio di sole può ancora farsi spazio fra i nembi. E in quel momento radioso può anche capitare di vedere Raffaele Biancolino scattare come una gazzella e azzannare come un leone. Insomma, per fortuna s’è scordato di fare il… pitone, ed è andata com’è andata.
Ma, alla fine, consentiteci, il significato più… significativo di insomma, non lo troverete sul vocabolario. Se provate a maggiorare la S, inSomma, potrete percepire la vera potenzialità di questa parola.
Dopo aver visto il miracolo Matteini, in Somma (Mario) noi speriamo e ci affidiamo a lui per ravvivare una fiamma che sembra ancora troppo tenue per darci la luce che vorremmo.

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