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Un Lupo Fe…nice

Un Lupo Fe…nice

l’editoriale di Federico Bria

Come il mitologico volatile il Cosenza è morto e resuscitato più volte, ma se in città non ci dividiamo in rossi e blu non siamo noi. Da Gela, con disappunto di qualcuno, anziché sconfitti si è tornati baldanzosi e vincenti.

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Lo scatto finale del blitz di Gela

La fenice non è solo un teatro, andato in fumo due volte e due volte ricostruito sulle sue ceneri. In origine è stato un uccello mitico – verononvero – famoso, appunto, perché aveva la capacità di rinascere dalle sue ceneri. Alcuni storici si domandano se davvero sia esistito un uccello capace di tanto.
Il problema con i lupi non esiste, perché un lupo non sa volare, lo sanno tutti. Ma nessuno immaginerebbe che anche il lupo può rinascere dalle sue ceneri. Passare da Cosenza per saperne di più. Qui si è morti e risuscitati più volte. Una più di tutti, sicuramente. Ma, se osservate con oggettività, è un prodigio che accade quasi ogni anno. Nella infinita saga dei rossi e dei blu, c’è sempre chi entra al San Vito sperando di poter “festeggiare” una sconfitta. Dei lupi, ovviamente. Perché non siamo noi se non ci dividiamo, ogni anno, in pro e contro i protagonisti di turno. Anzi, in alcuni casi che vanno al di là della psicanalisi, c’è chi crede di essere il vero protagonista del San Vito. Come se in campo non scendessero i calciatori e in panchina non ci fossero gli allenatori.
Ma veniamo al campionato attuale. Dopo un inizio promettente, le cose si sono messe male. Tanti infortuni; nuovi arrivi a raffica; sostituzione dell’allenatore; dimissioni del presidente; se consideriamo che sul mercato non è stato possibile acquistare l’amalgama di massiminiana memoria, si ha un quadro chiaro del caos che è sembrato piombare sul Cosenza.
Dopo la striminzita vittoria sul Foligno, si è andati sul campo del Gela, terzo in classifica, con una formazione rimaneggiata. Mario Somma, lucidando sassi come pepite, ha fatto esordire il diciassettenne Scarnato. Matteini a destra, invece, sembra ormai una soluzione stabile quanto affidabile.
Da Gela, però, con gran disappunto di qualcuno, anziché tornare sconfitto, il Cosenza rientra baldanzoso e vincente.
Fermo restando che, nel bene e nel male, noi crediamo che i campionati non finiscano ad ottobre, in presenza di commenti a bandiera (cioè, orientati dal vento dei risultati) bisognerebbe chiedersi com’è che nessuno, cambiando opinione a 180°, senta il bisogno di dire: “ho sbagliato”.
Invece, come al solito, anche stavolta abbiamo registrato commenti tanto mirabolanti quanto, ovviamente, inverosimili.
Mentre fino alla settimana scorsa (coppa Italia compresa) quella rossoblù era una baracca sul punto di crollare, dalla Sicilia sembrano essere tornati undici supereroi. La squadra, ora, pare capace di recuperare all’istante il terreno perduto. Calendario alla mano, abbiamo ascoltato, increduli, previsioni sbalorditive. Secondo alcuni, addirittura, potremmo vincere le prossime sette/otto partite di campionato e presentarci in testa al girone appena dopo il giro di boa.
Questa mancanza di equilibrio fa scopa con l’incapacità di godere di ciò che si vede. Nel migliore dei casi ciò accade perché la realtà non può competere con i sogni. Ma sempre più spesso, il motivo è da ricercare in una assurda quanto inverosimile illusione di forza.
Che ne dite, ad esempio, dei commenti post-derby? Una volta emozionanti giornalisti titolarono Biasi-Catanzaro 0-0 (Biasi era il portiere cosentino), e noi, amanti di cose rossoblù, ce ne appassionammo molti anni più tardi. Questa volta, invece, abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una partita incredibilmente straordinaria, al termine delle quale il Catanzaro non solo è stato fermato da De Luca, un altro portiere in seconda, anch’egli cosentino. Ma è stato addirittura trafitto dal portierino che trasformando l’ultimo rigore ha regalato la vittoria al Cosenza eliminando gli avversari. Epico!
Ma cosa leggeranno i tifosi cosentini che tra quarant’anni andranno a leggere le cronache del momento? Rivivranno una partita scialba, in cui il Cosenza non è riuscito ad avere la meglio di un avversario evidentemente inferiore. Come se i derby fossero partite come le altre.
Questo neorealismo giornalistico, purtroppo, è incapace di raccontare lo sport. Chi crede di fare onestamente il proprio mestiere di cronista sportivo, semplicemente raccontando (in italiano corretto, si spera) ciò che vede, non ha capito nulla di calcio e del perché il giornalismo sportivo sia diventato in Italia un settore così seguito.
Ora che il Cosenza ha vinto meritatamente a Gela, bisogna guardarsi dall’effetto boomerang delle critiche. Perciò, continuate a diffidare di chi vuole convincervi che la squadra non ha qualità ma, allo stesso tempo, guardatevi da chi (spesso le stesse persone) vorrebbe dirvi che, a questo punto, è chiaro che il campionato è a portata di mano, per cui, se non dovesse arrivare la vittoria finale sarà perché qualcuno si è venduto… l’anima.
Gli uni e gli altri non sanno cosa sia la moralità e i veri valori dello sport. Pensate da veri lupi, invece, e agite sentendovi parte di un branco. Il branco sembra aver trovato un nuovo capo, seguiamolo cooperando alla caccia comune. Solo così potremo fare la nostra parte per ottenere il risultato sperato.

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