Tutte 728×90
Tutte 728×90

Muri, carta e Rock’n’roll

Muri, carta e Rock’n’roll

 

l’editoriale di Federico Bria

Non commetteremo l’errore di considerare la polizia un terzo gruppo ultrà, ma essa deve agire nel rispetto della legge perché questa sia rispettata. La squadra intanto è stata costruita molto bene, altrimenti non avrebbe evitato il naugragio.

azione_cs-lancianoIl 9 novembre di 21 anni fa cadeva il Muro di Berlino. Non era solo un manufatto di mattoni che veniva giù, ma un intero mondo che si sbriciolava dimostrando in pochi minuti l’inconsistenza di quello che ci ostiniamo a considerare “statico” per eccellenza. Tutti capirono, in diretta planetaria, che l’immobilità dei muri è tale solo nella testa degli uomini.
Qualche giorno fa, a Cosenza, all’interno dello stadio San Vito, una picconata virtuale, la prima, è stata sferrata nei confronti di un muro invisibile ma non meno “immobile” di quelli veri: il muro che separa le forze dell’ordine dalle  tifoserie calcistiche. Negli anni passati, al San Vito, questo limite è stato più volte oltraggiato, con incursioni dall’una e dall’altra parte.

Non commetteremo l’errore di considerare la polizia al pari di un terzo gruppo ultrà presente in uno stadio, ma quando ciò è accaduto – perché è accaduto, in un silenzio assordante – non abbiamo chiuso gli occhi di fronte a tanta incongruenza.

La polizia deve agire nel rispetto della legge, perché questa sia rispettata. Posta questa premessa come ineludibile base di partenza, vogliamo parlare della necessità che lo stadio, pur accogliendo l’entusiasmo e la gioia di vivere de “la meglio gioventù”, non finisca con l’essere una “zona franca”  dal diritto e dalla legalità?
Tanto tempo fa Cosenza riuscì a dar vita ad un laboratorio di dialogo e di cultura radunando un gran numero di gruppi ultrà dall’intera penisola. Fu la prima volta che si realizzò quella che sembrava una pericolosa utopia.
Oggi i tempi sono cambiati, la politica incontinente si legifera addosso, spesso inconcludentemente. Chissà, potrebbe nascere proprio qui, da noi, la scintilla di un dialogo vero tra uomini autentici e non tra attori di una commedia dal copione immodificabile.
Il rispetto del diritto di ognuno fa rima con la legalità rispettata da tutti. Altrimenti tutto resta sulla carta e i principi restano solo parole vuote e prive di significati reali.

A proposito di principi e di parole, vorrei evidenziare che questi scritti sono realizzati a titolo gratuito per il sito CosenzaChannel.it. L’unico organo cartaceo autorizzato a stamparli è il settimanale Forza Cosenza, per ovvii motivi d’affetto. Chi dovesse leggerlo all’interno di altri giornali sappia che si tratta di furto di diritti d’autore compiuto da autentici ladri di copyright.

Parlando di carta, va detto che la squadra rossoblù è stata assemblata proprio bene. Non fosse stato per questo, difficilmente sarebbe riuscita ad evitare il naufragio, visto che non è stato possibile giocare duepartitedue con la cosiddetta squadra titolare. Anzi, a questo punto del campionato, sorge spontaneo un dubbio: qual è la squadra titolare? Il Matteini visto nelle ultime tre giornate non ha nulla da invidiare a Bernardi, che pure dovrebbe essere il legittimo proprietario della ex maglia numero due. E se Giacomini è l’unico che può star tranquillo (ahi, quanto fa male quel buco a sinistra…!), quando torneranno in forma i due fratelli Fiore, chi lascerà loro il posto? Sento già le obiezioni: se continuano così, c’è la ressa per chi far escire prima… e non si può dar torto neanche a questa interpretazione. Sarà pessimistica? Può darsi, ma sul taccuino delle cose da fare noi annoteremmo: svegliare quel… Mazz(e)olin di fiori, altrimenti tra un po’ saranno dolori; inibire De Rose dal fare lanci verso le punte e aizzarlo contro ogni avversario in possesso di palla. Anzi, dopo ogni contrasto, ricordarsi di spingerlo a mordere il didietro di Coletti, così, forse, la smette di passeggiare; regalare un pallone nuovo a Degano. No, non quello con cui si gioca la partita. Un altro…; trovare una compagna fissa per Fanucci, per ballare bene il liscio bisogna essere… una coppia affiatata; montare i paraocchi a Daud e disegnare un enorme bersaglio a fondo campo, prima o poi capirà…

Posto che Petrocco interpreta un altro ruolo e che Raimondi gira un altro film, mi viene da aprire una puntata speciale per Raffaele Biancolino, al secolo “il pitone”.

Ora, dico io, quando si sceglieva un soprannome, una volta, ci si stava attenti. In molti posti del nostro meridione quello diventava il nome vero, l’appellativo ufficiale e conosciuto da tutti. L’altro, quello registrato all’anagrafe, era buono solo per i carabinieri e per gli esattori delle tasse.

Perciò, la scelta del soprannome era frutto di un ragionamento. Vorrei proprio sapere, invece, a chi è venuto in mente di chiamare Biancolino “il pitone”. Cos’è, un’allegoria? Un simbolo? Una metafora? Quale significato gli si è voluto trasferire con questo soprannome? Il poverino ne è rimasto traumatizzato. L’avessero chiamato elefante, se ne sarebbe fatto una ragione. Gli avessero affibiato il nomignolo di “lo sportellatore”, se ne sarebbe fatto spiegare i termini. Qualcuno giura di averlo visto passeggiare di notte, per la strada, fermare un metronotte e chiedergli: ma, “il pitone” come fa? Già, “il pitone” come fa?

Se l’avessero chiamato “boa” non avrebbero prodotto lo stesso danno. Avrebbe finito col cambiare la metafora fino a diventare un… centravanti-boa. E invece no, il pitone l’hanno chiamato. Perciò lui continua a provare tutte le soluzioni più ardite. Lo vedrete danzare… lo vedrete alla frontiera, con la macchina bloccata… poi, come un treno ch’è passato, per chi l’ha visto e per chi non c’era, per chi, quel giorno lì, inseguiva una sua chimera… e non svegliateci, quando segna no, non svegliateci.

Vogliamo ancora suonare il rock con lui, senza pensare, senza capire. Vogliamo solo saltare e urlare, corrergli dietro e chiedergli: ma come cavolo fai a non toccare palla per tutta la partita e poi inventarti un gol? Boh?!  Lui ti penetra nei muri, ti fa breccia nella porta, ma in fondo viene a dirti che la tua anima non è morta…

LU-PI! LU-PI! LU-PI!

Related posts