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Quando l’unico ultrà è… il guardalinee

Quando l’unico ultrà è… il guardalinee

Riceviamo e pubblichiamo una lettera arrivata in redazione da Giovanni Ciardullo, tecnico della formazione Berretti nel derby di Catanzaro

maestri_buona_provaPer una volta il leale agonismo aveva prevalso sulle troppo spesso smodate esasperazioni (da ambo le parti) che il derby Cosenza-Catranzaro ha sempre, ed anche a livello giovanile, riservato; per una volta il fiar play e il buon senso avevano dato scacco all’animosità fuori luogo di tante battaglie in campo e fuori; per una volta la “calabresità” aveva stravinto sugli egoismi e sui campanilismi catanzarese e cosentino (e non certo per il clima natalizio): un complimenti sincero a tutti, calciatori, dirigenti, allenatori di entrambe le parti. Per una volta, una banda di 22 giovanotti aveva dato una sana lezione di lealtà sportiva a quanti ancora vedono in questa partita una guerra da combattere: roba da non crederci, anche i  muri del Ceravolo sembravano confusi allo strano evento.

Ma il derby Catanzaro-Cosenza di mercoledì, 0-0 il risultato finale, campionato nazionale Berretti, non aveva fatto i conti con l’imponderabile, che non è l’intricato ordine che il caso dà agli eventi, non stiamo parlando di una forza misteriosa che mette malignamente lo zampino. Ieri l’imponderabile aveva un nome ed un volto precisi, quelli del Signor Marullo di Catanzaro, uno degli assistenti della gara. Lo immaginiamo, prima della gara, mentre uscito di casa raggiunge, magari a piedi, in breve tempo il Ceravolo, in compagnia della scientifica volontà di fare danni, non dimentico di una dose non indifferente di facciatosta, ma privo di un valore autentico, che non si dimentica a casa, perché quello o lo si possiede o non lo si possiede: la dignità. 

Il Signor Marullo, coerente con il suo deprecabile armamentario di sleltà, ha sistematicamente sbandierato a danno del Cosenza, fino ad annullare alla squadra bruzia, per fuorigioco, un gol (eravamo all’80°) con i difensori catanzaresi serrati sulla linea di porta, sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Ovvio che non parliamo di incapacità, tanto è marchiano l’errore tecnico, ma di disonestà: roba da far impallidire il peggior Moreno. E l’arbitro?, direte voi, bè, il Signor Michienzi di Lamezia, con pilatesca condotta, dopo aver concesso il gol lo ha annullato e se ne è lavato le mani. Anche in questo caso difficile immaginare tanta incapacità tecnica.

Non ci resta che fare un’ultima considerazione: quale mente eccelsa avrà partorito la designazione di due guardalinee di Catanzaro per un derby tanto atteso? Cerchiamo, con sincerità, da un po’ di ore una risposta plausibile, ma non riusciamo a muoverci da uno stato d’animo: non siamo arrabbiati (perché per scelta il nostro settore giovanile ha altre, e più autentiche, priorità che non il risultato) non ci sentiamo delusi (la lealtà che c’è stata in campo è una grande gratificazione) ci sentiamo semplicemente sconcertati per la superficialità di qualcuno, rigorosamente con la q minuscola.

A scanzo di equivoci  vorrei dire un’ultima cosa, anche perché confortato da una significativa coincidenza temporale: nelle tre partite precedenti a quella di cui parliamo, ho sentito, nella mia qualità di dirigente accompagnatore,  il dovere morale di stringere per tre volte, e in tre incontri diversi, la mano a quello che ho ritenuto il miglior in campo, cioè l’arbitro: per la cronaca due di quelle partite le avevamo perse!

Chiudo con  un invito, al guardialinee Marullo, prenda esempio da quei coetanei che stavano in campo, e si svincoli, come hanno saputo far loro, del suo essere tifoso. Ieri la partita non è finita in parità, come vorrebbe far sembrare il risultato, ieri hanno vinto tutti, le società, i dirigenti, i contendenti, le forze dell’ordine, professionali e finalmente inutili,  lo sport, nella sua accezione più nobile, ma ha perso una sola persona. 
Giovanni Ciardullo, tecnico del Cosenza Berretti  

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