Tutte 728×90
Tutte 728×90

Una botta di cultura… sportiva

 

l’editoriale di Federico Bria

Il particolare è il gol di Biancolino a Foggia, il generale invece abbraccia il calcio in quanto tale. Pure nel mondo del pallone a volte servirebbe un po’ di filosofia.

03_-_i_lupi_pronti_alla_battaglia“La cultura non si mangia” ha detto il ministro Tremonti. Chissà se intendeva fare il verso a Orazio Flacco e al suo “carmina non dant panem”. Se così fosse non avrebbe reso giustizia ad un poeta che riteneva che anche per mangiare occorra avere cultura.
Anche per fare sport, ci vuole cultura. Soprattutto in quei paesi dalla cultura sportiva sottosviluppata, come il nostro. Diceva Gianni Brera: “nei Paesi che onorano scarsamente i sacri principi (igiene, ritorno a natura, miglioramento della stirpe ecc.) lo sport ha sempre avuto e ha più lettori che praticanti… per una sorta di stranissima antinomia, i Paesi più progrediti in fatto di sport sono ancora oggi i meno ricchi di giornalismo specializzato”.
Spesso si ricorda Jean Paul Sartre, che considerava il calcio “una metafora della vita”. Chissà se, al posto di Biancolino avrebbe rifiutato l’attribuzione del gol come fece col premio nobel per la letteratura (e col riconoscimento in denaro ad esso collegato) nel 1964…
Albert Camus, che il premio nobel lo ritirò nel 1957, scrisse che quel poco che sapeva di moralità lo aveva imparato sui campi di calcio. Giocava in porta. Forse anche lui, davanti alla furbizia del Pitone avrebbe faticato a pensare: “che simpatica canaglia!”.
Dopo la furbata che ci ha permesso di sbancare lo Zaccheria, però, abbiamo perso a Castellammare. E qui completiamo il nostro pantheon di giornata citando anche Gianbattista Vico e i suoi “corsi e ricorsi storici”. Perché le ovazioni che, in casa nostra, fanno seguito ad ogni vittoria in trasferta portano male. Ergo, consiglio per i critici neorealisti: non esaltate ogni successo come se fosse la conquista della promozione…
Ma torniamo a Foggia e ai commenti che hanno accompagnato il gol di Biancolino. Il giudizio su quell’azione cambia a seconda che la si veda da Cosenza o da Foggia? Purtroppo si, ma se ci fosse cultura sportiva non sarebbe così. Quel gol, forse non inizialmente non voluto, non visto dalla terna arbitrale e concesso sul campo, non era regolare. Si tratta di un giudizio di parte? No, questo è un fatto.
Si tratta, semmai, di una banalità bella e buona con la quale, usando freddo raziocinio, al netto della politica urlata di questi tempi, non dovrebbe essere difficile concordare.
Ma la mancanza di cultura sportiva produce anche queste aberrazioni. E la nostra attuale classe dirigente, sportiva, politica, amministrativa, non si cura affatto di governare con senso pedagogico.
Era il VI Secolo A.C. quando il generale cinese  Sun Tzu diceva: “punirne uno per educarne cento”. Aveva un intento formativo più che repressivo.
La cultura si forma giorno per giorno, lo sapevano benissimo i governanti dell’Italia del secondo dopoguerra, i quali ammantarono ogni loro azione di uno spirito educativo di cui la RAI del tempo fu fedele interprete.
Cosa c’entra il calcio e il Cosenza in particolare? Il primo, in generale, è sempre più orientato a premiare la furbizia. La sopravvaluta al punto da farne oggetto di ammirazione. Gli allenatori la insegnano ai ragazzini alla scuola calcio e gli stessi genitori ne coniugano i tempi gridandoli ai poveri pargoli dai bordi del campo.
Cosenza, purtroppo, non se ne distacca affatto.
Non sono stati molti i commenti positivi a ciò che ho scritto dopo la vittoria di Foggia. I più buoni hanno detto o scritto che la furbizia fa parte del calcio e che non ce ne dovremmo vergognare, tutt’altro.
Sarebbe come dire: ho preso 30 agli esami non perché ho studiato, ma perché so copiare bene. E me ne vanto! Pensate a quali guasti andremmo incontro con una classe dirigente che ha carpito così il proprio titolo di studio …
Sono convinto anch’io che la furbizia faccia parte del calcio; lo stesso Zeman non ha detto una parola contro Biancolino. Però non si poteva stare zitti nei confronti dell’arbitro e dei suoi collaboratori. L’incapacità di applicare il regolamento è stata talmente plateale da non poter passare inosservata.
Per quanto ci riguarda avremmo fatto bene ad incamerare il maltolto senza menarne vanto. Perché non sempre tacere è un fatto negativo.
Purtroppo, però, il modello di chi governa non è degno di esempio. Si straparla di tutto e del suo contrario, finendo col meravigliarsi della confusione che regna sovrana sulle cose rossoblù. E il neorealismo informativo non aiuta. Gioanbrerafucarlo diceva in proposito: “Nulla è più grottesco di un giornale sportivo rimbombante di titoli dietro ai quali il fatto non c’è: gli articoli somigliano stranamente a quei bollettini di guerra che annunciano sconfitte in termini di puro eufemismo”.
Oltre alle palestre e ai campi di calcio, in città servirebbero aule nelle quali insegnare cos’è lo sport e qual è il valore formativo della pratica sportiva. In mancanza, qualche buontempone dotato di buona volontà potrebbe andare in giro con un volume di Kafka e, alla prima occasione, usarlo dicendo: “tié, beccati ‘sta botta di cultura!”, come in un riuscito spot della Vape.

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it