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Cosenza, l’elogio del caos

Cosenza, l’elogio del caos

l’editoriale di Federico Bria

La confusione qui da noi non è solo al principio, è e sempre sarà. Il ritorno di Paolo Fabiano Pagliuso, le lancette che tornano indietro, la grande passione e poi Cotti, nomen omen di Favoino Di Maro, Stella, Cannella, Nucaro, ecc.

 

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Due Presidenti: Oliverio e Pagliuso

E’ inutile, intorno al San Vito deve esserci un banchetto degli Dei; altrimenti non si spiega ciò che ci accade, e che si ripete ciclicamente con una puntualità svizzera. Del resto, quante volte lo abbiamo definito “mitico”? Ed è la mitica figura di Omero che, nel ricordarci il passatempo preferito degli esseri immortali ne evidenzia le divine paturnie. E gli uomini, i poveri tifosi del Cosenza che, ignari, frequentano il sacro tempio del calcio bruzio? Costretti a subire il divertimento celeste. Dovevano essere strali di Zeus le invasioni di campo contro l’Internapoli e la Paganese. E, certamente, c’era lo zampino di Apollo e di suo fratello Ares ogni volta che avversari spietati hanno maramaldeggiato sui resti di formazioni inermi. E che dire di Dioniso, che a volte sembra bivaccare sugli spalti tra un bicchiere e l’altro? La presenza di Ermes, il dio degli atleti, non sempre è bastata a proteggerci dal caos creato dal turbinìo delle azioni divine.
Ma è proprio il Caos la nostra pietra angolare. Nessuno, come noi, riesce ad ricavare stabilità dal Caos…
Quando tutto sembra finito, mentre intorno non si vedono che macerie, ecco levarsi il soave canto delle Muse. Ma il nostro Esiodo non potrebbe lavorare per Hollywood, perché non si ferma neanche quando il lieto fine emerge prepotente. Come un infinito reload, il racconto riparte sempre da dove era iniziato, dal Caos. Come leggere quello che è accaduto tra sabato e domenica?
Pagliuso che ritorna presidente, dopo quasi otto anni di sofferenze personali e collettive sarebbe stato un happy end perfetto nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Ma non qui, non al San Vito. Qui il Caos non è solo al principio, è ora e sempre. Ci nutre mentre toglie credibilità a ciò che vediamo e che sentiamo; ci sostiene durante l’apnea dei momenti più bui; ci stimola quando risultati favorevoli ci spingerebbero alla distensione.
Ma, dopo il gran ritorno, lasciatemi fare gli auguri a Giovanni Pagliuso che torna ad essere presidente del Cosenza Calcio dopo tutto quello che gli è accaduto. Non sono solo le lancette della storia che tornano indietro, il suo impegno è anche l’esempio di una grande passione che non può essere soffocata.
Per sette dei nove anni della sua presidenza ho ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa. So quanto è genuina la sua passione e conosco il valore della sua competenza in cose calcistiche.
Pagliuso sa fare calcio, come nessuno a Cosenza. E’ una competenza che può essere contestata solo da posizioni pregiudiziali e che solo certa snobistica intellighenzia può ritenere banale. In realtà si tratta di una attività facile solo per chi sa come esercitarla.
Non dovrà ripetere gli errori del passato e spero che riesca a limare certe asperità caratteriali ma spero anche che, dopo cinque anni d’inferno e qualcun altro di purgatorio, nessuno abbia ancora da ridire se dovesse essere in grado di guadagnare con la gestione della squadra. Magari ci riuscisse!
Certo, il benvenuto non si è fatto attendere… dopo la presentazione ufficiale, nella tarda mattina di sabato, non sono passate neanche dodici ore e si è diffusa la voce di una nuova società. Nuova cessione, vecchie cariatidi, nuovi dirigenti. E la città che ingoia tutto: il trionfo del Caos!
Tutto sembra possibile e anche il suo contrario. Quando dubiti di ciò che vedi e guardi dietro; quando non credi a ciò che senti ma tendi l’orecchio; quando neanche il tatto ti riporta alla realtà, allora, sei in perenne balìa delle Erinni che scorazzano sull’erba del San Vito per vendicarsi di chissà quali affronti.
Sarà per questo che domenica al San Vito è apparso un certo signor Cotti – nomen omen – epigono dei vari Favoino, Di Maro, Stella, Cannella, Nucaro, ecc.
Il Caos ha vinto di nuovo. Inutile contrastarlo. Qui, al San Vito, ha trovato la sua dimora ideale. La Teogonia rossoblù un continuo tornare indietro…

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