Tutte 728×90
Tutte 728×90

E’ una situazione grave, non seria

E’ una situazione grave, non seria

l’editoriale di Federico Bria

A Cosenza in dieci anni non è cambiato niente. Siamo sempre gli stessi: rissosi, divisi, più contenti dei fallimenti altrui che capaci di fare quello che diciamo di volere. Chi in passato criticava i Pagliuso ha poi cambiato bandiera rimpiangendoli, ora prosegue nella girandola rinnegandoli. L’errore di Luca e Giovanni è quello di essersi messi di nuovo nelle mani e sulla bocca degli stessi elementi.

le_difficolt_della_difesa_col_bvIl 5 marzo dello scorso anno è passato e pochi hanno ricordato Ennio Flaiano, di cui ricorrevano i 100 anni dalla nascita. È stato giornalista, scrittore e sceneggiatore. La sua capacità di produrre aforismi è stata seconda solo alla grande vena sarcastica della sua produzione. Alla fine degli anni 50, descrivendo il Belpaese, scrisse: “la situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Credete che possa essere usata anche per descrivere l’odierna situazione del Cosenza Calcio?
Siamo sull’orlo del precipizio economico, come 7 anni fa. Se la società fosse su una mongolfiera potremmo dire che chi la dirige sta buttando giù tutta la zavorra. Lasciano la base calciatori buoni, meno buoni, dall’ingaggio pesante o dal mercato facile.
A gennaio sono andati via: Petrocco, Di Bari, Fanucci, Raimondi, Bernardi, Daud, De Rose, Coletti, Wagner, Olivieri e Mazzeo. Praticamente una intera squadra…
Sembra il gesto disperato di chi sta per precipitare. Ma cos’è successo?
La storia, stavolta, non nasce da lontano. Tutto sommato potremmo risalire, al massimo al 2003, dopo l’implosione del Cosenza Calcio 1914 spa. In un’estate di fuoco, all’insegna di un calcio pulito, nasce una cosa con il titolo sportivo del Castrovillari e l’imprimatur della GEA…
Ma anche quello sgorbio, dopo 4 anni di bassezze tecniche e comportamentali, nell’estate 2007 esala gli ultimi respiri e il San Vito sembra sul punto di chiudere i battenti per mancanza di materia prima. A Rende fanno due conti e decidono di cambiare nome e colori sociali alla squadra. Nel cinismo generale e nella indignazione dei pochissimi tifosi biancorossi, rinasce la Fortitudo, poi destinata a partorire il Cosenza 1914.
Le cose calcistiche, stavolta, vanno a gonfie vele: due promozioni in due anni, dalla serie D alla C1. La vittoria cancella tutto e il Rende passa nel dimenticatoio.
In terza serie, però, probabilmente, avremmo fatto meglio a mettere radici, prima di pensare in grande. Ma questo è senno di poi…
Di certo abbiamo cercato subito la vetta della classifica, caricandoci di ambizioni e lanciando proclami. Lo abbiamo fatto lo scorso anno, lo abbiamo ripetuto quest’anno.
Il ritorno di Castagnini nella sala dei bottoni sembrava la prova tecnica della volontà vincente. Si è rivelata, invece, la tassa pagata dallo “sceriffo” alla nostalgia. Per uno che lo scorso anno, di questi tempi, era alla Juventus – sebbene la Juve del momento – il salto mortale all’indietro è stato pazzesco. In assenza di risultati, il suo carattere, questa volta, gli ha procurato soltanto attacchi gonfiati da avversione preventiva, e censure espresse sulla base di condanne già scritte, lontano dal San Vito e per motivi inconfessabili.
Al centro della storia, anche questa volta, c’è Pagliuso. Luca, fino a poche settimane fa, Giovanni, ora. La passione li ha riportati a casa loro, ma sembrano aver sbagliato il momento. Chi li criticava allora, ha poi cambiato bandiera rimpiangendoli, ora prosegue nella girandola rinnegandoli. Il loro errore è quello di essersi messi di nuovo nelle mani e sulla bocca degli stessi elementi. La loro esperienza questa volta, però, se tutto dovesse precipitare, rischia di essere l’ultima. Ma neanche ora, con il baratro davanti, sembra che qualcosa possa cambiare nella Cosenza calcistica. I Pagliuso, per recuperare sul piano tecnico hanno pensato di cambiare le carte, piuttosto che puntare sugli uomini. E così, come succedeva in serie B nei tempi belli, il cambio degli allenatori è avvenuto al ritmo della taranta. La coesione interna si è liquefatta.
Insomma la commedia è proseguita come sempre e ognuno ha dato il suo contributo perché, come spesso è accaduto dalle nostre parti, alla fine si arrivasse alla farsa. Dall’esterno, infatti, si è lavorato a minare il terreno sin dall’inizio del campionato, lasciando che un venticello si infilasse nelle tante fessure aperte. Ora quel venticello è diventato tempesta. A breve, perciò, comincerà il solito giochino: non quello del salto sul carro, perché non c’è un vincitore. Il Cosenza, semmai, sembra una nave che sta per affondare. Attenti a chi salta per primo, in genere non è un bell’esemplare…
A distanza di pochi anni, siamo tornati al punto di partenza, dunque. L’esperienza dell’ultimo decennio ci è servita a qualcosa? Purtroppo no. Siamo sempre quelli, rissosi, divisi, più contenti dei fallimenti altrui che capaci di fare quello che diciamo di volere. Cambierà qualcosa nei prossimi giorni? Diciamola con Flaiano: “certo, certissimo, anzi probabile”.

Related posts