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Sportivo sarà lei!

Sportivo sarà lei!

l’editoriale di Federico Bria

C’è chi diceva che “lo sport è il più grande introduttore di barbarismi”. Il sostantivo, invece, è diventato sinonimo di galantuomo e si riferisce a chi si comporta in modo corretto, leale.

28_-_lesultanza_della_punta_rossoblSportivo sarà lei, scriveva Beppe Viola su Linus nel 1981. Appena cento anni prima, il 1881, Pietro Fanfani e Costantino Arlia, nel Lessico della infima e corrotta italianità dicevano: “Sport – lettore non aggiungere né una o né una a, perché non manca; sport è la voce inglese che corrisponde alle nostre passatempo, diporto, divertimento, sollazzo, spasso, ecc. come quello della pesca, della caccia, delle corse de’ cavalli ecc. ecc. Se i nostri italo-britanni e gazzettieri dicessero o scrivessero Lo spasso delle corse de’ cavalli, I divertimenti della caccia alla volpe, anziché Lo sport… Ma via, parlare di quella gente è tempo perso.”

“Lo sport è il più grande introduttore di barbarismi – annotava nel 1911 Augusto Guido Bianchi, uno dei pionieri del giornalismo sportivo italiano – (…) ma non si deve esagerare (…) Qui non si tratta di un capriccio unicamente, ma, quasi sempre di una necessità” – Il Libro degli Sports, Milano, ed. Istituto Editoriale Italiano.

In effetti la stampa sportiva, e quindi gli stessi praticanti e con loro gli appassionati, alla fine dell’800 si trovarono di fronte ad attività ludiche provenienti da Paesi stranieri – per lo più dall’Inghilterra – e non ebbero molte scelte oltre a quella di importare insieme alle regole anche i termini tecnici originali…
Un esempio su tutti: Il Genoa Cricket and Athletic Club, la prima società di calcio italiana, fondata il 1892, comprendeva solo giocatori d’origine… inglese. E, benché fosse aperta agli italiani, questi non potevano chiedere l’iscrizione a soci. Quale lingua volete che parlassero fra di loro quegli amanti del football?

Nel 1881 Fanfani e Arlia censurarono i gazzettieri. Non sapevano ancora che pochi anni più tardi la parola sport sarebbe stata sublimata nella testata di un giornale destinato a diventare storico per il mondo intero: La Gazzetta dello Sport. Nome frutto di una contaminazione linguistica che rende l’idea di ciò che è stata ed è la questione del linguaggio sportivo in Italia.

A distanza di oltre cento anni dall’inizio dell’era sportiva in Italia, il vocabolo sport è divenuto definitivamente nazionale e indica l’insieme dei giochi e degli esercizi fisici in forma ludica che si praticano in gruppo o individualmente. L’aggettivo sportivo – italiano anche nel conio – estende il concetto a coloro che praticano o si interessano a queste attività. Il sostantivo, invece, è diventato sinonimo di galantuomo e si riferisce a chi si comporta in modo corretto, leale.

Non è stato facile, e nemmeno breve, assimilare o inventare un vocabolario tutto nuovo. Perfino Gianni Brera, uno dei più grandi costruttori di parole, propose termini del tutto improbabili come discolino per il dischetto del rigore. Ai primi del 900 l’Enciclopedia Italiana traduceva goal con porta. Sennonché, scrivendo un articolo di calcio, capitavano frasi come questa: “il giocatore, tirando in porta, segna una porta”. Qualche anno più tardi l’Enciclopedia Bompiani propose di tradurre goal con punto. Si andò avanti a tentativi, insomma, fino a quando Nicolò Carosio non inventa il termine “rete”. Fu decisamente meglio; ma è un fatto che allo stadio, ancora oggi, quando la palla entra nella porta avversaria, si continua a gridare “gol” con tutto il fiato che si ha in gola.

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