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Lealtà e rispetto

Lealtà e rispetto

– l’editoriale di Federico Bria

Un interessante spunto di riflessione, dopo l’episodio del gol di mano firmato da Biancolino, arriva ancora una volta da Foggia. Nella sfida con il Gela si è fatto a gara di furbizia….

rugby

Italia-Galles disputata al San Vito e valida per il VI Nazioni under 19 (foto rosito)

 

“Il calcio non è uno sport per signorine!” è una frase che ha attraversato un secolo, dopo che Guido Ara, mediano della Pro Vercelli, la coniò su un campo di calcio nel 1909.
Non sarà per signorine, ma, alle volte, non sembra fatto neanche per gli uomini. Almeno quelli che una volta si definivano “galantuomini”.

La settimana scorsa a Cosenza si è svolto un magnifico spettacolo sportivo internazionale: la partita di rugby tra le rappresentative giovanili di Italia e Galles. Provate a dirlo a loro, ai rugbisty, che il calcio non è per signorine. Vi rideranno in faccia, mostrando il colore dei loro paradenti.
Quegli armadi ambulanti, alcuni anche a tre o quattro ante, sanno cos’è il rispetto per l’avversario e per le regole e lo professano come fosse una fede.
I calciatori no, non più, da parecchio tempo. E i tifosi, strana versione di uomo sportivo immoto, coltivano ancora meno la passione per le regole e per il rispetto.
Ormai, si rispetta solo chi vince. Il secondo, come dice Mourinho, è il primo degli ultimi.
Come già accaduto in dicembre, per un gol di Biancolino, viene ancora da Foggia lo spunto buono per una riflessione. La squadra di Zeman pareggia a 5′ dalla fine una partita che sembrava persa, ma lo fa
riprendendo direttamente il gioco dopo che gli avversari avevano messo fuori la palla volontariamente per soccorrere un rossonero a terra. Si è gridato allo scandalo, mentre Zeman, dopo aver ammesso che queste cose non si fanno, ha evidenziato che gli avversari usavano spezzare il gioco con malizia, gettando sistematicamente la palla fuori e chiedendo l’intervento in campo del massaggiatore e della barella. Ma non è il commento di Zeman che vorrei mettere in evidenza, quanto lo spunto fornito dall’episodio per una riflessione: che cos’è, oggi, la lealtà sportiva? È una domanda rivolta a chi pratica o segue il calcio. Leale è un aggettivo, deriva dal latino legalis, cioè conforme alla legge.Su un rettangolo erboso significa, piuttosto, conforme alla prassi corrente. Sappiamo che la prassi, come la consuetudine, sta qualche gradino sotto la legge, ma, a volte, il suo radicamento nel comune sentire di un gruppo sociale ne fa un vincolo molto più rispettato di certe leggi poco note e ancor meno applicate.La lealtà, dunque, è rispetto delle regole, anche quelle non scritte. Ma se il rispetto viene distorto fino al punto da stravolgere lo spirito stesso che sostiene le regole, quelle scritte e quelle non scritte? Già Fabio Capello, nel 2004, disse: “si è passati dal fallo tattico al fallo da svenimento. Da domani la Juventus non butterà più la palla fuori quando c’è un avversario a terra. E non chiamateci antisportivi!” Fece scalpore per qualche domenica, ma a distanza di anni non se ne parla più.In effetti, però, l’unico abilitato ad interrompere il gioco è l’arbitro. I calciatori, in assenza di un fischio, devono proseguire a giocare. Questo dice il regolamento. Allora, cos’è la lealtà sportiva: seguire le regole e giocare, oppure marciare sulle vecchie abitudini e ostacolare il gioco? I furbi sono sempre esistiti ed esisteranno sempre. Sono come quegli automobilisti che parcheggiano sempre in seconda fila. Il problema è che l’arbitro di turno (i vigili nel caso del parcheggio) deve aguzzare la vista e sanzionare con decisione. L’unica difesa dei corretti – che, evidentemente, ormai, non sempre coincidono con i leali – è rappresentata dalle condanne per chi non segue le regole o – peggio – fa finta di farlo con l’intento di meglio intralciare il normale e corretto svolgimento delle cose ottenendo un vantaggio dal formale ma non sostanziale rispetto del regole. Il calcio italiano – dalla Serie A fino alla Terza Categoria – rischia di rispecchiare il Paese: paradiso per furbi. Il problema è che con le furbate si può ottenere qualche vantaggio immediato ma, a lungo andare, si perde credibilità e competitività. Nessuno è più disposto a crederti e anche quei vantaggi immediati sono destinati a non ripetersi più. è quello che accade anche nella vita: la prima volta che imbrogli ti sembra di essere più bravo degli altri. Poi ti pescano, o intorno a te si comincia a mormorare, ed è l’inizio della fine. Al contrario, non può essere ammesso difendersi dai furbi facendosi più furbi (come hanno fatto i calciatori del Foggia); diventa una spirale a senso unico verso il basso… Ancora una volta intorno a Zeman si aggrovigliano i temi di etica dello sport. Che sia un crocevia di moralità?

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