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Matteini, il pazzo buono: “Sappiamo tutti di chi sono le colpe”

Matteini, il pazzo buono: “Sappiamo tutti di chi sono le colpe”

In esclusiva per Cosenzachannel-Tv l’esterno livornese racconta aneddoti e particolari della sua carriera. “Prima di venire a Cosenza avevo firmato con il Cska Sofia, poi è arrivata la chiamata dei rossoblù”.

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Matteini racconta la sua carriera sul prato verde del San Vito (foto rosito)

 
Non è facile riportare su carta o sul pc l’intervista esclusiva concessa da Matteini a Cosenzachannel-Tv Davide è uno che con gli occhi esprime le sue emozioni. L’amore per il calcio, per la vita, per la sua città e, soprattutto, per la sua famiglia. La sfera rotonda gli ha dato tanto, ma ha lasciato anche qualche cicatrice su un giocatore che in pochi mesi ha conquistato una piazza esigente, trovando nella maglia del Cosenza e nel calore della città, un motivo importante per rilanciare la sua carriera e ritrovare i valori veri di uno sport che in Italia è fatto ormai più di chiacchiere e processi che di calci ad un pallone. E la prima grande gioia che la palla di cuoio ha dato all’esterno rossoblù risale al 1999, anno in cui, Silvio Baldini, gli regalò il brivido dell’esordio a soli diciassette anni nel derby fra Empoli e Siena. Un derby non è mai una partita qualunque ma per Matteini quel match resta indimenticabile perché sancì l’inizio della sua carriera. “Avevo la fortuna in quell’anno di allenarmi con la prima squadra. Nella settimana precedente a quella partita, molto sentita, lavorai con la squadra e Baldini mi disse di tenermi pronto perché sarei andato in panchina. Per me fu una grandissima gioia. Fu ancora più emozionante però quando il tecnico, sul 2-0, si rivolse a me dicendomi che era il momento di entrare. Non so dire bene quanto sia cambiato Matteini. So di certo però che all’epoca ero molto istintivo. Mi definirei un pazzo buono. Ora con il passare degli anni ho migliorato questo aspetto e mi reputo un uomo in grado di farsi volere bene e soprattutto una brava persona”. Ne ha fatta strada quel ragazzo smaliziato, che ne 2006 Luciano Moggi definì “uno dei migliori talenti italiani”. Matteini sorride. “Credo di essere un giocatore nella norma. Ho avuto la fortuna di giocare in squadre importanti e sono felice perché sono riuscito a trarre il massimo da ogni esperienza”. Come in ogni storia però, c’è sempre un piccolo rammarico. “Se potessi tornare indietro non andrei via da Parma. Quando ho lasciato quel club sono approdato al Rimini. E con tutto il rispetto per la città e la gente, quello è un posto dove si va al mare. Non è una tappa che mi ha lasciato buoni ricordi. Fu un errore cambiare maglia perché fu una decisione presa in maniera frettolosa. Nel primo anno purtroppo la squadra retrocesse ed io andai a Vicenza. Dopo una buona stagione ritornai e in panchina c’era Cagni, un allenatore con il quale ad Empoli, nella massima serie, collezionai 32 presenze e 5 reti. Il mister mi disse che la società aveva puntato su altri giocatori con molta onestà, ma dopo una buona preparazione volle trattenermi a tutti i costi in gialloblu. Rimasi perché in B con una squadra forte, poteva essere una grande occasione. Purtroppo Cagni fu esonerato ed arrivò Guidolin con il quale trovai poco spazio. A quel punto si fece avanti il Rimini con un quadriennale importante ed andai in una squadra che poco dopo falli. Resta il rammarico perché quando ero al Parma arrivò una offerta considerevole dall’Empoli, una società alla quale sono legatissimo. Io rifiutai e mi ritrovai dopo poco in Serie C prima e senza contratto poi”. Ha indossato tante maglie il calciatore toscano che in carriera ha avuto modo di conoscere diversi allenatori. Fra tutti però, Matteini indica Guidolin come il più preparato. “Ho un ottimo ricordo di tutti i mister che ho avuto. Ognuno mi ha dato qualcosa. L’allenatore che attualmente guida l’Udinese però ha qualcosa in più. Lo noti quando vai in campo e vedi la squadra che esprime un gran bel calcio. La stagione che stanno disputando i friulani ne è l’esempio”. Da nomi di allenatori di Serie A, Matteini è passato in serie C. Secondo il giocatore del Cosenza, in queste categorie c’è qualcosa da rivedere. “Bisogna cambiare il sistema in tutti i livelli perché si sperpera troppo denaro e ci sono situazioni e personaggi poco chiari. Così tante realtà importanti rischiano di sparire. Non so come sarà la nuova riforma ma c’era bisogno sicuramente di cambiare perché la vecchia è un fallimento. E’ impensabile dividere così i gironi perché una squadra come la nostra che deve andare a Pisa o altrove al Nord, è costretta ad affrontare spese maggiori”. Poi un pensiero sulla sua Livorno. “Ho conosciuto tante realtà al Sud e mi sono trovato bene perché Livorno ha le caratteristiche di una città del meridione. La gente vive le stesse emozioni ed è per questo che mi trovo benissimo qui”. Proprio con l’esperienza in rossoblù termina l’intervista a Matteini che svela un piccolo retroscena e spera di poter restare con la maglia dei lupi. A patto che la situazione societaria possa migliorare. “Prima di iniziare questa avventura sono stato vicinissimo al Cska Sofia. Una destinazione gradita perché ho sempre voluto tentare una esperienza all’estero. Poi ho scelto di accettare e non ho pentimenti. Dispiace per la situazione che si è venuta a creare ed è troppo facile fare nomi perché tutti sappiamo di chi sono le colpe. E’ dura lavorare in condizioni difficili perché non riesci ad essere soddisfatto dopo gli allenamenti e a godere delle vittorie. L’affetto della città però mi ha convinto a restare e continuare a fare il massimo. Sul futuro inoltre ho le idee chiare. Posso ancora dare e avere tanto dal calcio e non mi dispiacerebbe farlo qui. E’ chiaro che bisogna cambiare pagina perché la mia famiglia è lontana ed io voglio il meglio per loro, ragion per cui devono esserci solide basi economiche. Con un progetto serio però, non avrei nessun dubbio a scegliere nuovamente il Cosenza”. (Francesco Palermo)

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