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Il calcio è malato…da tanti anni!

Il calcio è malato…da tanti anni!

Nel 2004 partì un’inchiesta sul “doping amministrativo” e sullo scandalo fideiussioni: il ripescaggio in serie B di Catania, Genoa, Salernitana e Fiorentina (ai danni del Cosenza) . A distanza di sette anni nulla è venuto a galla. E nel mentre le società indebitate aumentano.
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In questi anni se ne sono viste di cotte e di crude. A smascherare ogni cosa le intercettazioni. Eppure, a distanza di sette anni, nulla è trapelato di quell’estate del 2003 quando fu il Cosenza il capro espiatorio di un calcio al collasso. Qualche mese più tardi fu l’allora presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara, a parlare di “doping amministrativo”. Un’accusa che diede il via ad alcune indagini che, a distanza di tanti anni, non hanno mai trovato riscontro. Era il 2004 quando Repubblica pubblicò un articolo sull’inchiesta aperta dalla Procura di Roma. Lo riproponiamo coscienti che, a distanza di molto tempo, poco è cambiato in un sistema, quello calcistico, ormai giunto al capolinea se si pensa a quanto sta avvenendo soprattutto in Lega Pro dove le penalizzazioni per vari illeciti sono all’ordine del giorno. “Repubblica.it – 12 febbraio 2004 – Il calcio malato e indebitato è sotto inchiesta, da parte di sette procure. I suoi stipendi pagati in ritardo, quelli pagati cash e quindi in nero, quelli gonfiati ad arte ora sono approdati in una maxi-inchiesta. E’ la Procura di Roma, attraverso il pm Silverio Piro, che da quattro settimane sta provando, con fatica, a coordinare questo lavoro frammentato in sette città. L’inchiesta romana, riportata ieri dal Corriere della Sera, si è mossa dopo i primi articoli sul doping amministrativo pubblicati da Repubblica e alla successiva intervista dell’Espresso realizzata con il presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara. Il nucleo provinciale della Guardia di Finanza ha chiesto e ottenuto il dossier di quaranta pagine realizzato per volontà di Gazzoni dallo studio legale Grassani con l’aiuto un pool investigativo. La scorsa settimana il presidente del Bologna è stato interrogato per due ore, a Roma, quindi la finanza ha avviato controlli bancari e accertamenti valutari su diversi club di serie A che avrebbero fatto del “doping amministrativo” un atteggiamento quotidiano: il dossier Gazzoni ne individua almeno nove. Alcuni nuclei regionali di polizia giudiziaria hanno attivato intercettazioni telefoniche e i primi sequestri cartacei. Le contestazioni, e le ipotesi di reato, sono ampie e articolate. Nel dossier vengono evidenziate le oltre duecento pratiche espropriative avviate dall’ufficio esecuzioni del Tribunale civile di Roma nei confronti delle società Villa Pacelli e Roma 2000, controllate dal presidente della Roma Franco Sensi. Si evidenziano fatture non pagate a una sterminata platea di fornitori: catering, ristoranti, agenzie di viaggio, imprese di giardinaggio. Secondo Gazzoni queste pratiche consentirebbero di “dopare” cattivi bilanci e, quindi, di muoversi con maggiore scioltezza in fase di campagna acquisti. In una visura camerale nelle mani della finanza si sottolineano le dimissioni di un sindaco di Roma 2000, Demetrio Minuto. Il commercialista non avrebbe gradito un’opaca operazione finanziaria effettuata a novembre sul bilancio: l’adeguamento della partecipazione di Roma 2000 alla Roma calcio, avvenuto a un valore più basso di quello reale. Le accuse di Gazzoni, che avrebbe voluto mantenere la questione in ambito calcistico e ora rincorre convocazioni in procura, non toccano solo la Roma. Contratti fittizi e plusvalenze gonfiate riguardano, per esempio, gran parte del calciomercato realizzato tra Cragnotti e Tanzi per conto di Lazio e Parma. Gli argentini Crespo e Veron, innanzitutto, ceduti per 180 miliardi di vecchie lire ai biancocelesti attraverso commissioni sbalorditive (8 e 5 miliardi) pagate a procuratori sudamericani. S’indaga, tra l’altro, sulle carambole di Christian Vieri nei club di mezza Europa e le supervalutazioni sull’asse Roma (giallorossa)-Parma di Sartor, Lassissi e Fuser da una parte, Gurenko, Poggi e Mangone dall’altra. Il sospetto è che parte di quelle commissioni siano rientrate in nero nelle società di calcio. Qui indagano le procure di Parma e Milano, stimolate dal crack Parmalat, ma il pm Piro potrebbe chiedere gli atti. Presidenti di club avrebbero simulato contenziosi inesistenti mentre tutto da esplorare è il capitolo delle liberatorie, le firme chieste ai calciatori per consentire a un club in ritardo con gli stipendi di iscriversi al campionato: come garanzia molte squadre hanno offerto ai giocatori assegni post-datati che poi non hanno onorato. Convergono su Roma anche l’inchiesta di Firenze sul crac della Fiorentina, il fascicolo della Procura di Catania sul conflitto d’interessi calcio-banche e un nuovo filone dello scandalo fideiussioni: il ripescaggio in serie B di Catania, Genoa, Salernitana e Fiorentina (ai danni del Cosenza). E sul grande crac del calcio professionistico la Camera ha varato una commissione parlamentare d’inchiesta: indagherà anche sulla Gea, i procuratori figli di papà”. E’ giusto chiedersi. Possibile che a distanza di tanti anni nulla sia accaduto per essere ancora in una situazione a dir poco drammatica? Più che aprire un’inchiesta sarebbe ilcalcio di chiudere il sistema calcio.  (Gianpaolo D’Elia)

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