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Chi vuole investire?

– l’editoriale di Piero Bria –

Due le domande: c’è una strategia in atto con uno scopo preciso? Chi sono gli imprenditori pronti ad investire? Ad oggi per entrambi i quesiti la risposta è negativa.

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Questo editoriale parte da una dichiarazione dell’attuale presidente del Palermo, Maurizio Zamparini. Quest’ultimo intervistato nei giorni scorsi ha affermato: “Chi investe nel calcio nel nostro paese è un pazzo”. Aggiungiamo noi: perché bisognerebbe farlo a Cosenza? Inutile spiegarlo a chi, di questi tempi, cerca non uno ma ben settanta (70) imprenditori per risollevare le sorti di un club sempre più in difficoltà. Facile che rimanga amareggiato quando, alla fine dei conti, riesce a trovarne un paio. Il calcio di casa nostra, ed è giusto dirlo, non attira nessuno se non vecchi soci o facce già note. Chi mai investirebbe a Cosenza e nel Cosenza calcio? In Italia ormai le società sono al collasso e gli unici che possono investire sono gli stranieri. Prendiamo la Roma. Gli americani sono più abituati degli italiani ai piani industriali e agli affari. Non mettono soldi tanto per metterli. Vogliono gli utili. In quest’ottica va visto l’acquisto della società capitolina con il conseguente, aggiungeremmo immediato, interessamento per Buffon della Juventus. Il tutto fa parte di un disegno imprenditoriale che va ben oltre la bravura dell’estremo difensore. Chi non conosce Totti e Buffon nel mondo? Chi non conosce il nome Roma nel mondo? Non c’è bisogno di tradurlo, non c’è bisogno di spiegare all’America, alla Cina o a nessuno il perché si è acquistato la Roma e, con essa, il brand della città eterna da sfruttare. Insomma, strategie che hanno uno scopo ben preciso: spendere 1 per guadagnare 5. Non è detto che accada ma quantomeno c’è un piano e degli attori ben precisi. Detto questo ritorniamo al calcio di casa nostra. Due le domande. La prima: c’è una strategia in atto con uno scopo preciso? La seconda: chi sono gli imprenditori pronti ad investire? Ad oggi per entrambi i quesiti la risposta è negativa. Ben venga chi sostiene il contrario ma ad un patto: argomentare e spiegare ad una città intera qual è il piano e chi sono le persone che mettono mano al portafogli. Del resto la storia dei settanta (70) benefattori non regge. Qui servono fior di soldoni e gente che, da fuori, ha voglia di investire in questo territorio che, più passano gli anni, e sempre meno ha da offrire.

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