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Sprofondiamo… e c’è chi gode!

Sprofondiamo… e c’è chi gode!

l’editoriale di Piero Bria –
E’ triste guardare il Cosenza sprofondare senza tendergli una mano. Ed ancora più triste sapere che c’è qualcuno che aspetta in maniera spasmodica un altro fallimento.
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La verità sull’attuale situazione del Cosenza Calcio? Luca Pagliuso ha enormi responsabilità. Et voilà! Accontentato Biancolino e chi, come lui, sostiene che c’è chi ha paura di fare i nomi dei colpevoli. Ma chi legge Cosenza Channel, per fortuna, non ha mandato il cervello all’ammasso. Pagliuso (ripetiamo il nome, non è un errore di battitura) ha grandi responsabilità: per noi non è una notizia. Così come è persino ovvio considerare che non sia il solo ad averne, di responsabilità. A Biancolino va ricordato (?!) che non fu Luca Pagliuso a stipulare il suo contratto o gli altri contratti che, per una categoria come la Lega Pro, meriterebbero l’aggettivo “faraonico”. Contratti di cui, oggi come ieri, il Cosenza è prigioniero. Personalmente non dimentico una telefonata con un noto direttore sportivo di Lega Pro (di cui non intendo fare il nome, perché per un giornalista le fonti non sono carne da mandare al macello) che, nel periodo di calciomercato, parlando di una possibile cessione di Biancolino mi rispose: “è difficile che qualche altra squadra garantisca un simile stipendio. O Biancolino rinuncia a qualcosa, oppure sarà difficile che vada via da Cosenza”. E così è stato. Ma badate bene: non vogliamo scaricare le colpe su Biancolino, perché non fu lui a decidere quelle cifre; casomai, le richiese. Fu qualcun altro (l’ex direttore generale, Mirabelli) che assecondò le richieste dell’attaccante. Forse che garantire un contratto triennale ad un giocatore di 32 anni (tanti ne aveva il pitone il giorno della firma) sia stato segno di lungimiranza o era un investimento? Pagliuso e Mirabelli sono stati alleati, nemici, poi amici, poi nemici di nuovo. Dall’unione al divorzio passando per un ritorno di fiamma fino ad arrivare allo strappo finale. Dal patto di non belligeranza si è passati alle guerre intestine, quelle si: il vero male del Cosenza calcio! Entrambi hanno usato gli altri, nessuno escluso, finendo col prendere in giro tutti, a cominciare da se stessi. Ma in questa stagione se ne sono sentite di tutti i colori. Non solo dai soliti noti. Come dimenticare gli “imprenditori internazionali” a cui ha fatto riferimento Umberto De Rose? Oppure le uscite fuori tempo di Carnevale, fino a qualche mese fa preso di mira e che oggi torna ad essere, secondo alcuni, il salvatore della patria. Ognuno ha contribuito a rendere questa stagione fallimentare. Chi più e chi meno. Sta di fatto che, in un momento come questo, quando si dovrebbe cercare l’unione per garantire equilibrio e sostanza, si cerca sistematicamente di trovare un colpevole o i colpevoli. Si parla sempre del passato, senza mai cercare di progettare il futuro. Chiedere unità di intenti nella nostra città è inutile. Ed è triste. E’ triste guardare il Cosenza sprofondare senza tendergli una mano. Ed ancora più triste sapere che c’è qualcuno che aspetta in maniera spasmodica un altro fallimento.

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