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Benevento-Cosenza: le carte dell’inchiesta e il ruolo di Paoloni

Benevento-Cosenza: le carte dell’inchiesta e il ruolo di Paoloni

Dal protocollo emergono citazioni e allusioni relative ad alcuni calciatori rossoblù che non provano affatto però l’effettivo accordo fra i tesserati del Cosenza e l’associazione che gestiva il giro di scommesse.

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Il portiere del Benevento Francesco Paoloni

Seicentododici pagine in cui compare quarantasei volte il Cosenza Calcio. C’è qualche nome, qualche riferimento, ma un dato pare abbastanza chiaro. Oltre all’ammontare del denaro che sarebbe stato scommesso sul match con il Benevento, e di quello che pare sia stato chiesto dai calciatori silani, non ci sono prove che affermano l’effettivo accordo fra Paoloni e alcun tesserato dei Lupi. Tranne il risultato. Un 3-1 che per gli scommettitori significa “over” e vittoria del Benevento, ma che non prova nulla. Veniamo ai fatti. A fare chiarezza sulla situazione c’è l’ordinanza del Tribunale Ordinario di Cremona che fa luce, laddove possibile, sull’accaduto. Ecco i fatti ricostruiti cronologicamente. I motivi della richiesta di custodia cautelare per Erodiani, Pirani, Paoloni, Parlato, La Civita, Tuccella, Sommese andrebbero ricercati nel concorso tra loro tramite il quale offrivano o promettevano denaro, e comunque compivano atti fraudolenti diretti ad ottenere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento (anche) dell’incontro di calcio Benevento-Cosenza, in modo da raggiungere il risultato finale della vittoria dei sanniti con la segnatura di almeno 3 goal (OVER), risultato puntualmente verificatasi (3-1), conforme alle scommesse effettuate. A tal fine sarebbero state compiute, tra l’altro, le seguenti attività fraudolente tendenti alla manipolazione del risultato: Paoloni, in pieno accordo con Pirani ed Erodiani assicurava la sua piena disponibilità e quella di quattro non meglio identificati giocatori del Cosenza, che a loro volta assicuravano al predetto la piena disponibilità a perdere, pretendendo la somma complessiva di 100.000€, poi ridotta da Erodiani. Dalle carte dell’inchieste si evince che il 21 febbraio Erodiani informava Pirani della possibilità di investire 25.000 € a testa nella scommessa relativa alla manipolazione dell’evento. Erodiani riferiva poi di avere avuto assicurazioni da Paoloni sulla volontà, emersa direttamente da alcuni giocatori del Cosenza che lo avevano contattato, di assicurare la sconfitta della squadra di appartenenza a fronte del pagamento di € 20.000. Tale richiesta, secondo la Procura, era riconducibile alle precarie condizioni economico finanziarie nelle quali versava il sodalizio calabrese e che avevano indotto alcuni dei loro tesserati a “vendere” l’incontro per realizzare un individuale introito economico. Ventimila euro per accomodare un risultato. Ma chi sono i giocatori? Nell’ordinanza non ci sono nomi se non quello di un solo elemento che ad ogni modo non compare affatto nell’inchiesta relativa alla sfida dello stadio Ciro Vigorito. Nell’ordinanza si riporta che, pur senza disporre di elementi che potessero comprovare la concreta partecipazione di soggetti appartenenti al Cosenza sull’interferenza della partita in argomento, è opportuno evidenziare che la mattinata del 27 Febbraio si intercettavano più comunicazioni tra Paoloni e un calciatore rossoblù. Dal tenore dei contatti sarebbe emerso che i due si contattavano per via di alcune giocate che gli stessi si apprestavano ad effettuare insieme senza che da ciò tuttavia si potessero trarre elementi comprovanti l’effettiva correità del tesserato calabrese nella manipolazione dell’evento in argomento. Di un secondo calciatore non meglio identificato, si parla in un altro passaggio. Erodiani riferiva a Pirani di avere già provveduto a versare un acconto a Paoloni da destinare ad un atleta calabrese in quanto questi non era intenzionato ad aspettare come gli altri fino a metà della settimana entrante, ma a tal proposito la Polizia Giudiziaria non raccoglieva alcun elemento che confermasse l’effettiva partecipazione di giocatori della formazione calabrese all’interferenza generata dal portiere del Benevento. Nel faldone dell’inchiesta si parlerebbe pure di un altro giocatore che sarebbe conterraneo di Paoloni. Ad un certo punto dell’ordinanza, si parla di un incontro fra chi avrebbe condotto la trattativa per il Cosenza e l’organizzazione appena smantellata. Nella conversazione in questione Paoloni dava notizia ad Erodiani che il proprio referente del Cosenza, che già si trovava in territorio campano per il ritiro pre-partita, si apprestava a raggiungere Napoli per incontrarlo. In quell’occasione gli sarebbe dovuta essere consegnata la parte del denaro pattuito. Per tale ragione Paoloni avrebbe fornito al pescarese il numero di una carta post-pay allo stesso intestata su cui caricare il denaro giustificando tale esigenza con il fatto che il proprio referente non ne disponeva. Quindi parrebbe un incontro. Un incontro che poi, almeno secondo le parole di Paoloni e di Erodiani, sarebbe dovuto avvenire a Napoli. L’ordinanza fa luce anche su questo spiegando che alle ore 12,03 Paoloni informava Erodiani di trovarsi all’incontro con il proprio referente del Cosenza e che lo stesso gli aveva confermato l’accordo e gli aveva dato “la cosa” (secondo gli inquirenti presumibilmente inteso come la consegna dell’assegno a garanzia di quanto ricevuto per la buona riuscita dell’evento) e nel contempo lo sollecitava a fargli la ricarica di 500 €. Anche questo dato però non sembra certo perché Paoloni afferma di aver incontrato il referente del Cosenza a Napoli ed invece nel fardello si sottolinea che la cella agganciata dall’utenza telefonica di Paoloni era quella ubicata in Benevento, in Piazza Castello 2. Comunque sia, è corretto fare emergere un dato: l’estraneità della società Cosenza Calcio alla vicenda che già di per sé e per incisi della Procura di Cremona evidenzia che nessun tesserato del sodalizio silano è tirato in ballo con prove tangibili. (Francesco Palermo)

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