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L’appello di Citrigno e la speranza chiamata Fiore. Poi il nulla

L’appello di Citrigno e la speranza chiamata Fiore. Poi il nulla

L’ex vicepresidente del Cosenza ai tempi del doppio salto tra i prof si rivolge direttamente al sindaco Occhiuto. La piazza però spera che qualcuno vicino al capitano si faccia avanti.

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Uno dei tentativi di Matteini. Dopo l’amara retrocessione il fallimento? (foto mannarino)

Partiamo dal presupposto che non c’è niente di concreto. Infatti sembra che non si muova una foglia e che il club sia destinato al fallimento nel più completo silenzio. Strade battibili ce ne sono ma appaiono tutte tortuose e piene di ostacoli. In più il tempo sta per scadere. Il proprietario del Cosenza 1914 Eugenio Funari sta scandagliando, ormai da tempo, ogni angolo della città per capire se ci sono spiragli. I no ricevuti sono gli stessi di quelli incassati negli ultimi mesi: è difficile che potrà dare una svolta. Un’altra pista porta al nome di Bonaventura Lamaccchia. L’ingegnere sta cercando di convincere degli imprenditori della provincia di Reggio Calabria (tra cui il presidente del Messina Bruno Martorano) a tuffarsi nel calcio cosentino e stasera o domani potrebbero avere un incontro con l’amministratore unico. Funari quindi potrebbe cedere le quote, ma a chi? Pino Citrigno ha così commentato la situazione guardando però altrove. “Reputo importante in questo momento il ruolo del sindaco Occhiuto (che non ha per ora indicato alcun referente, ndr). Non nutro alcun dubbio che continui sulla scia dei suoi predecessori, a partire da Carratelli per terminare a Perugini. Sarebbe fondamentale che convocasse un tavolo non istituzionale, ma imprenditoriale, con i soci che già fanno parte del Cosenza e mi riferisco a Funari, De Rose, Salerno, Bruni, Filippelli, con gli industriali che vogliono di nuovo avvicinarsi alla società come Chianello e Carnevale e con i nuovi quale De Caro. Questi nomi non bisogna disperderli perché rappresentano una base di partenza per aggregare altra gente. Se ci rinforziamo dal nostro interno con nuovi ingressi di una certa importanza, pure l’Ente Provincia a la Regione Calabria non si tireranno indietro e sono sicuro che saranno vicine alla società nelle modalità che più gli competono”. La conclusione è più che altro una riflessione. “Mi auguro che tutte le componenti più importanti del club e dell’imprenditoria cosentina si mettano una mano sulla coscienza e operino affinché la squadra della nostra città non fallisca di nuovo a distanza di otto anni. Io da tifoso e da fautore del passaggio del titolo oltre il Campagnano sarei mortificato e dispiaciuto per non aver potuto garantire uno spettacolo come il calcio”. Ma il sogno di molti è che dal capitano della squadra che si è salvata sul campo se non ci fossero state le penalizzazioni, possa partire di slancio un’operazione reale di rinascita. Sulla carta d’identità di Fiore c’è scritto a caratteri cubitali “calciatore in attività”, ma sognare che qualcuno di sua fiducia faccia qualcosa non costa niente. La città avrebbe una certezza, anzi due: la serietà del progetto e che i vecchi amministratori (da oggi andando a ritroso per i quasi cento anni di storia dei rossoblù) girerebbero alla larga dal 1914. Il capitano non è compatibile con nessuno di loro. Il resto sono chiacchiere. (cosenzachannel.it)

Ho appreso questa mattina
dal vostro giornale (ieri, ndr)la
proposta formulata all’amministratore
unico e sarei lieto di
accettare qualsiasi proposta
che Funari deciderà. Reputo
importante in questi momento
storico il lavoro che può svolgere
il sindacoMarioOcchiuto
al quale auguro innanzittutto
buon lavoro e spero che sia
un’istituzione vicina al Cosenza
calcio ora e sempre. So benissimo
– aggiunge Citrigno – che il
suo ruolo è limitato, ma al tempo
stesso sarebbe fondamentale
che lui stesso convocasse un
tavolo con i soci che già fanno
parte del Cosenza e mi riferisco
a Funari, De Rose, Salerno,
Bruni, Filippelli e con quelli imprenditori
che vogliono di nuovo
avvicinarsi alla società come
Chianello, Carnevale e De Caro.
Questo gruppo non bisogna
disperderlo perché nel bene o
nel male ha portato avanti questa
creatura fino ad oggi. E dico
di più», dichiara Citrigno.
«Mi hanno contattato Mazzuca,
i fratelli Aiello e Aceto i quali
mi hanno garantito che una
volta risolti tutti i problemi entreranno
nella società. Anche
questa disponibilità ad allargare
la base societaria credo rientri
in un discorso a lungo termine
che potrebbe garantire al
club una stabilità economica
che nell’ultimo anno è assolutamente
mancata». L’imprenditore
che lavora nel campo cinematografico
chiama in causa
anche le altre istituzioni: «Se ci
rinforziamo al nostro interno
con nuovi ingressi di una certa
importanza, pure l’Ente Provincia
a la Regiona Calabria
non si tireranno indietro e sono
sicuro che saranno vicine alla
società nelle modalità che
più gli competono». E si pone
una domanda: «Se la base imprenditoriale
c’è, se ci saranno
altre forze economiche, perché
allora non dovremmo salvare
il Cosenza e consentire allo
splendido pubblico di fede rossoblù
di assistere a un campionato
dignitoso come può essere
quello di Seconda divisione?
». E conclude: «Mi auguro
che tutte le componenti più importanti
del club e dell’imprenditoria
cosentina si mettano
una mano sulla coscienza e
operino affinché la squadra
della nostra città non fallisca di
nuovo a distanza di otto anni.
Io da tifoso del Cosenza e da
fautore del passaggio del titolo
oltre il Campagnano sarei mortificato
e dispiaciuto per non
aver potuto garantire uno spettacolo
come il calcio che se fatto
con coscienza e competenza
potrebbe essere un veicolo turistico
da esportare in Italia come
oggi lo sono Reggina e Crotone.
Penso che Cosenza non
abbia nulla da invidiare ad altre
realtà calcistiche. E’ giunto il
momento di far vedere che in
questa città si può costruire
una grande società come lo fu
quella che venne presieduta da
Carratelli

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