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“A Cosenza serve memoria storica”

“A Cosenza serve memoria storica”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un tifoso che focalizza l’attenzione su una serie di argomentazioni pregnanti. Da oggi inauguriamo una nuova rubrica dedicata ai nostri utenti.

Evola_si_dispera

Evola con le mani sul viso. Una fotografia della retrocessione (foto rosito)

Cosenzachannel.it da oggi inaugura una nuova rubrica. A diventarne protagonisti sarannno gli utenti stessi del portale che nel classico “riceviamo&pubblichiamo” potranno esprimere le loro idee. Tutti avranno una risposta, poi periodicamente pubblicheremo le mail più interessanti. La prima è emblematica e pone una serie di interrogativi nient’affatto retorici…
“5 giugno 2011 una data che certamente i tifosi del Cosenza faranno fatica a dimenticare… o forse no?!
Tanti anni fa, nello stesso giorno, l’intero popolo rossoblu (mamma quanti eravamo!), finalmente liberatosi da 25 anni di sofferenze, esultava e riempiva di colore e frastuono una provincia intera salutando la sua fede finalmente giunta al proscenio di un campionato degno, si pensava, del nostro rango. Come dimenticare quei protagonisti: giovani vogliosi di mettersi in mostra e esperti gladiatori pronti a vincere l’ennesima battaglia. Da allora, dopo un decennio di passioni e sorti alterne, tra mancate promozioni in A e sciagurati scivoloni più o meno evitabili, gli anni 2000 ci hanno ricondotto una volta per tutte alla nostra dimensione reale, ed oggi, dopo oltre venti anni da quel 5 giugno, ci ritroviamo a raccogliere i cocci di una passione forse definitivamente morta e sepolta. Non basta però raccontare per ricordare, non serve stampare nella memoria ogni singolo fotogramma, a nulla serve criticare senza costruire: tutto può e avrà senso solo se la memoria verrà utilizzata per consentire, a chi avrà la volontà di proseguire questo percorso, di ben operare anzi di percorrere quelle strade che sino ad ora nessuno ha voluto scientemente percorrere. Non è solo un problema sportivo: ciò che è accaduto in questi ultimi 10 anni nelle vicende calcistiche rispecchia fedelmente l’animo dell’intera società cosentina, la sua mentalità malata e soprattutto la diffusa ipocrisia di voler apparire a tutti i costi ciò che non si è e non si può essere. Nessuno mi toglie dalla testa l’idea che se solo avessimo avuto la pazienza di esaminare a fondo il passato e le sue problematiche avremmo potuto finalmente costruire qualcosa di serio e importante, magari non immediatamente vincente ma certamente duraturo nel tempo. Vorrei capire quale logica è stata utilizzata da chi, vinto il campionato di C2, invece di fermarsi per costruire investendo tempo e il poco denaro a disposizione per gettare solide fondamenta ha preferito sprecare la nostra passione folleggiando con una economia puramente virtuale, anzi inesistente, per arrivare oggi a pensare che forse questa retrocessione è il minore dei mali possibili. Perchè una volta per tutte non mettere da parte la cosentinità, quella per intenderci che ti costringe con uno stipendio da 1.000 euro al mese a comprare la macchina da centomila euro a rate perchè altrimenti con una utilitaria non fai bella figura, quando in zone geografiche anche più ricche e floride della nostra si intende sempre adeguare il passo alla gamba per poter ne tempo godere i benefici delle oculate scelte di oggi. L’azzeramento del 2003 poteva e doveva consentirci di fare ciò: ma siamo cosentini ed in quanto tali la bocca ed il cervello hanno canali di entrata e uscita distinti e separati, senza alcuna possibilità di un se pur remoto incontro. Ed invece no! Abbiamo volutamente deciso di annunciare già allora la morte del nostro povero lupacchiotto e noi tifosi costretti ad assistere passivamente a tale sfracello senza alcuna chance di recupero. Chi credeva che la sorte sarebbe stata diversa da questa mente consapevole di mentire e deve assumersi la responsabilità morale e materiale di tale scempio innanzi a tutti. E ora? beh ora è giunto il momento di dire basta, è arrivato il tempo in cui o le cose si fanno per bene o è meglio lasciare che il sipario cali definitivamente sullo spettacolo (!) calcio a Cosenza. Sinceramente io, come probabilmente i 4.000 di domenica assiepati in Tribuna B, non ho più la forza di resistere. Il mio cuore rossoblu piange oggi lacrime molto più amare di quanto potessi credere e detto tra noi ho una gran voglia di urlare in faccia a tutti i professionisti della Cosenza calcistica che ne ho piene le tasche di loro e della loro inguaribile incompetenza. Dai boschi della Sila non esce più un lupo in agguato ma un povero gattino ormai in fin di vita così ridotto da tutte le iene che hanno con lui sfamato la loro vana gloria. Io non lo permetterò più… ora basta! Lupo alzati che il tuo popolo ti difenderà a spada tratta”.   Antonio Pallo

Caro Antonio,
il malumore che serpeggia in città è lampante. Rischiare di perdere nuovamente il calcio professionistico è un’ipotesi che non va giù a nessuno, ma che purtroppo ad oggi è la più accreditata. Per quanto riguarda la memoria storica, non posso che essere d’accordo. C’è qualcuno che si è divertito nel tempo a distribuire etichette, ma, tornando al post-vittoria della Seconda Divisione,
Cosenzachannel ha sempre sostenuto che non era tutto oro ciò che luccicava. Riguardo la stagione chiusa domenica scorsa, invece, le responsabilità sono lampanti e, come dici tu, figlie della mentalità contorta di dover acquistare una Ferrari ad ogni costo, pur potendo contare solo su uno stipendio da mille euro al mese.   Piero Bria

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