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“Investire nel calcio? No grazie”

“Investire nel calcio? No grazie”

Continua la nostra rubrica. Questa settimana pubblichiamo la lettera di un tifoso che pone l’accento sul grave momento che attraversa il calcio nazionale e non solo quello cosentino.

gagliardi_cosenza

Gagliardi ha realizzato 6 gol in 10 partite nella Primavera della Reggina (foto rosito)

Secondo appuntamento con la rubrica “riceviamo&pubblichiamo”. Questa Cosenzachannel.it ha scelto di dare spazio ad un tifoso, Rocco, che propone al resto dei lettori un’amara riflessione sul calcio italiano. Si parte ovviamente da Cosenza, per abbracciare poi l’intero Stivale.
“…A Cosenza esiste un imprenditore capace di prendere in mano le redini della società ed evitare di dar vita a cordate di breve durata? Esiste qualcuno capace di investire soldi, parliamo di milioni di euro, e di trarne benefici nel giro di qualche anno? La risposta è facile: no, non esiste! Detto questo è inutile girarci intorno e cercare di convincere e convincersi che più teste possano andare d’accordo. In Italia, ormai, il calcio è al collasso. Non è un discorso solo inerente al Cosenza. E’ ormai chiaro a tutti che le società di calcio sono delle aziende in costante perdita, ed è sotto gli occhi di tutti che i campi di calcio sono sempre più vuoti. Addirittura le previsioni per l’iscrizione ai prossimi campionati dicono che sono a rischio ben 40 club tra la serie A, B e Lega pro. Alla luce di tutto questo perché un imprenditore dovrebbe investire nel calcio? Le cose che dovrebbero cambiare sono tante, si fa sempre riferimento al calcio inglese e spagnolo, come quello da prendere ad esempio, ma da quando i club di calcio italiani sono diventati delle vere e proprie società di capitali e i diritti televisivi hanno cominciato a farla un po’ da padrone, i club e i loro organi di governo, non sono riusciti a creare le condizioni affinché questo sport potesse avere un vero e proprio futuro ad eccezione dei mecenati. Fare calcio oggi in Italia è difficilissimo, e far fallire le società non permettendogli di iscriversi ai campionati perché non abbastanza solide economicamente, non è la soluzione. Bensì, come dicevo, si dovrebbe cercare di creare le condizioni perché possa ancora valere la pena di investire nel calcio. Tra queste sicuramente la più necessaria, volendo sempre prendere ad esempio gli inglesi, è quella della proprietà degli stadi. La Juventus ha fatto questo e, secondo le previsioni, tra cinque anni sarà il club più ricco d’Italia. Oggi le strutture sportive italiane, fatte salvo pochissime eccezioni, sono di proprietà dei comuni, per la gran parte in condizioni pessime, dove il club non può investire, perché ovviamente non dispone della struttura ma la può solamente utilizzare per svolgere qualche allenamento settimanale e le partite di campionato, pagando un canone di utilizzo al comune. Se a questo ci aggiungiamo che le ultime direttive impongono alle società anche la gestione della sicurezza, vedi investimenti in telecamere a circuito chiuso, stewart e tornelli, e la responsabilità oggettiva di atti vandalici o di violenza commessi sia nello stadio che in prossimità di esso, è semplice tradurre tutto questo in costi. Quindi, se il momento più importante per una società di calcio, ovvero la partita, si traduce in costi, allora sarà difficile riuscire a sopravvivere. Non vogliamo di certo trovare giustificazioni agli errori commessi sia a Cosenza che in altre piazze, ci mancherebbe. Mai fare il passo più lungo della gamba. Certo è che, continuando così, non ci potrà mai essere un futuro calcistico per città come Cosenza che vivacchiano nell’anonimato convinti di poter ambire a chissà quale traguardo”.
Rocco Monteforte

Caro Rocco,
purtroppo, come hai sottolineato, investire nel calcio è diventata ormai cosa ardua. Sono d’accordo con te quando poni l’accento sugli “stadi di proprietà” e sull’organizzazione societaria. Hai trascurato, però, un punto fondamentale: il settore giovanile. In Italia, ormai, non si investe più nei giovani. Solo grandi società, con una determinata storia, riescono a trarre benefici dal settore giovanile. Detto questo è giusto anche sottolineare come le società, soprattutto quelle dalla Lega Pro a scendere, facciano il passo più lungo della gamba cercando di “investire” quel poco che hanno subito per ottenere benefici immediati. Peccato che, la maggior parte delle volte, il tutto si trasformi in un boomerang ed in un fallimento senza precedenti. E a Cosenza, purtroppo, ne sappiamo qualcosa.

Piero Bria

Continua la nostra rubrica. Questa settimana pubblichiamo la lettera di un tifoso che pone l’accento sul grave momento che attraversa il calcio nazionale e non solo quello cosentino.

…A Cosenza esiste un imprenditore capace di prendere in mano le redini della società ed evitare di dar vita a cordate di breve durata? Esiste qualcuno capace di investire soldi, parliamo di milioni di euro, e di trarne benefici nel giro di qualche anno? La risposta è facile: no, non esiste! Detto questo è inutile girarci intorno e cercare di convincere e convincersi che più teste possano andare d’accordo. In Italia, ormai, il calcio è al collasso. Non è un discorso solo inerente al Cosenza. E’ ormai chiaro a tutti che le società di calcio sono delle aziende in costante perdita, ed è sotto gli occhi di tutti che i campi di calcio sono sempre più vuoti. Addirittura le previsioni per l’iscrizione ai prossimi campionati dicono che sono a rischio ben 40 club tra la serie A, B e Lega pro. Alla luce di tutto questo perché un imprenditore dovrebbe investire nel calcio? Le cose che dovrebbero cambiare sono tante, si fa sempre riferimento al calcio inglese e spagnolo, come quello da prendere ad esempio, ma da quando i club di calcio italiani sono diventati delle vere e proprie società di capitali e i diritti televisivi hanno cominciato a farla un po’ da padrone, i club e i loro organi di governo, non sono riusciti a creare le condizioni affinché questo sport potesse avere un vero e proprio futuro ad eccezione dei mecenati. Fare calcio oggi in Italia è difficilissimo, e far fallire le società non permettendogli di iscriversi ai campionati perché non abbastanza solide economicamente, non è la soluzione. Bensì, come dicevamo, si dovrebbe cercare di creare le condizioni perché possa ancora valere la pena di investire nel calcio. Tra queste sicuramente la più necessaria, volendo sempre prendere ad esempio gli inglesi, è quella della proprietà degli stadi. La Juventus ha fatto questo e, secondo le previsioni, tra cinque anni sarà il club più ricco d’Italia. Oggi le strutture sportive italiane, fatte salvo pochissime eccezioni, sono di proprietà dei comuni, per la gran parte in condizioni pessime, dove il club non può investire, perché ovviamente non dispone della struttura ma la può solamente utilizzare per svolgere qualche allenamento settimanale e le partite di campionato, pagando un canone di utilizzo al comune. Se a questo ci aggiungiamo che le ultime direttive impongono alle società anche la gestione della sicurezza, vedi investimenti in telecamere a circuito chiuso, stewart e tornelli, e la responsabilità oggettiva di atti vandalici o di violenza commessi sia nello stadio che in prossimità di esso, è semplice tradurre tutto questo in costi. Quindi, se il momento più importante per una società di calcio, ovvero la partita, si traduce in costi, allora sarà difficile riuscire a sopravvivere. Non vogliamo di certo trovare giustificazioni agli errori commessi sia a Cosenza che in altre piazze, ci mancherebbe. Mai fare il passo più lungo della gamba. Certo è che, continuando così, non ci potrà mai essere un futuro calcistico per città come Cosenza che vivacchiano nell’anonimato convinti di poter ambire a chissà quale traguardo.

Rocco Monteforte

Caro Rocco

Purtroppo, come hai sottolineato, investire nel calcio è diventata ormai cosa ardua. Sono d’accordo con te quando poni l’accento sugli “stadi di proprietà” e sull’organizzazione societaria. Hai trascurato, però, un punto fondamentale: il settore giovanile. In Italia, ormai, non si investe più nei giovani. Solo grandi società, con una determinata storia, riescono a trarre benefici dal settore giovanile. Detto questo è giusto anche sottolineare come le società, soprattutto quelle dalla Lega Pro a scendere, facciano il passo più lungo della gamba cercando di “investire” quel poco che hanno subito per ottenere benefici immediati. Peccato che, la maggior parte delle volte, il tutto si trasformi in un boomerang ed in un fallimento senza precedenti. E a Cosenza, purtroppo, ne sappiamo qualcosa.

Piero Bria

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