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Il futuro del calcio? Valorizzare i giovani

Terza puntata della nostra rubrica “Riceviamo&Pubblichiamo”. Questa settimana pubblichiamo la lettera di un tifoso che pone l’accento sul grave momento che attraversa il calcio nazionale e non solo quello cosentino.

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Il giovane calciatore Franzese del Cosenza Berretti 2010/2011

…Ciao ragazzi, innanzitutto vorrei complimentarmi con l’amico Piero Bria e con voi tutti, per l’ottimo lavoro svolto e grazie al quale riusciamo, noi utenti, a mantenerci aggiornati in tempo reale sulle sorti della nostra tanto amata e nello stesso tempo maltrattata squadra del cuore.  L’idea di scrivere mi è venuta a seguito di una lettera da voi pubblicata qualche giorno addietro nella rubrica “riceviamo e pubblichiamo”, dove si parlava che nel calcio è impossibile investire perché chi lo fa ci va a perdere. Mi trovo in totale disaccordo con l’amico che ha sostenuto questa tesi, capendo bene che i modelli che abbiamo avuto sotto gli occhi nella nostra città negli ultimi anni possano portare a pensare questo. Il problema, a mio avviso, è che non si stilano progetti lungimiranti, puntando su giovani di prospettiva che una volta valorizzati possano portare delle consistenti plusvalenze nelle casse societarie, e di esempi in Italia senza andare troppo lontano ne abbiamo parecchi, privilegiando invece giocatori ad un passo dalla “pensione” con ingaggi elevatissimi e rendimento sul campo, per usare un eufemismo, al di sotto delle aspettative. Questo nasce dal fatto che abbiamo una classe dirigenziale non altezza della situazione che cerca di raggiungere gli obiettivi prefissati in tempi brevi, sperperando denaro e senza badare a salvaguardare il bilancio. Per far si che una società di calcio, così come nell’imprenditoria in genere, perduri nel tempo, è necessario creare delle basi solide e con lavoro certosino, unità d’intenti e, consentitemi di dire, soprattutto con GENTE SERIA, fare un passo alla volta anziché avventurarsi in sentieri dove non si conosce la via e ci si perde facilmente.
Con stima
Gianmaria Molinari

Caro Gianmaria
Innanzitutto grazie per i complimenti. Credo tu abbia toccato un argomento caro a molti: valorizzazione dei giovani. Purtroppo per fare questo c’è bisogno di tempo e soprattutto di soldini da investire. E come tu stessi sottolinei ormai il calcio, soprattutto a livello di Lega Pro, è diventato un volere “tutto e subito” per cercare di rientrare nel più breve tempo possibile nel piccolo, a volte irrisorio pensando ad altre realtà, investimento fatto. Riuscire a creare una “cantera” è il sogno di molti. Per farlo, però, bisognerebbe che, il proprietario del Cosenza, confluisse a se tutte le società giovanili dell’area urbana oltre che della provincia. Praticamente avere una moltitudine di società satellite dalle quali attingere, in cambio di un cospicuo bonus, così da poter creare un settore giovanile d’avanguardia senza prosciugare, allo stesso tempo, la società d’origine. Peccato che, proprio nel nostro territorio, le invidie e i dissapori la facciano da padrone. Tutto nel nome del “dio denaro”. Le tante società presenti nella nostra provincia (più del 90%) sono affiliate a squadra di serie A e B. E’ pur vero, ed è giusto sottolinearlo, che in questi anni mai nessuno del Cosenza (tranne Pino Chianello) abbia voluto neppure iniziare a colloquiare con altre realtà della provincia.
Per quanto riguarda la “gente seria” al timone della società beh, come darti torto. Prendo spunto da una tua frase che rispecchia in toto il momento che sta attraversando la nostra società in generale: “una classe dirigenziale non altezza della situazione che cerca di raggiungere gli obiettivi prefissati in tempi brevi e sperperando denaro”.

Piero Bria

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