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Risparmiare con i giovani ed affiliarsi a club di serie A

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Quarta puntata della nostra rubrica “Riceviamo&Pubblichiamo”. Questa settimana pubblichiamo la lettera di un tifoso che sottolinea l’importanza, per le casse societarie, di puntare sui giovani.

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Il giovane cosentino Doninelli venduto al Genoa di Preziosi

Ormai da diverse settimane arrivano in redazione mail di tifosi che, speranzosi sul futuro del Cosenza calcio, cercano di “suggerire” una politica dei giovani come unica ancora di salvezza per le stagioni a venire. “Caro Piero. Ottima idea questa rubrica che finalmente dà spazio anche ai lettori e tifosi del Cosenza. Ho seguito e letto con attenzione i primi interventi che sicuramente condivido,ma soprattutto l’ultimo del lettore che parla della politica di valorizzazione dei giovani. Personalmente sostengo questa tesi da molto tempo e più volte l’ho espressa nel corso di Diretta Stadio di Radio Sound a Fabio D’Ippolito. Il Cosenza dai giovani potrebbe guadarci ben tre volte: la prima con gli stipendi; la seconda con i contributi della Lega Pro e la terza con la vendita. Sarebbe anche necessario diventare squadra satellite di un grosso club di Serie A come Juventus,Milan,Inter, ecc.
In questo caso il Cosenza potrebbe anche risolvere in tutto o in parte i problemi economici con un accordo di scambio per la valorizzazione dei giovani dei vivai di queste squadre. Certo che per fare ciò ora è troppo tardi, ma ci si potrebbe pensare nel corso del prossimo campionato. Ora è necessario che almeno De Caro e Carnevale intervengano suddividendosi quegli oneri in più rispetto a quelli previsti in attesa che li possano recuperare dall’ingresso di nuovi Soci, che sicuramente entrerebbero con una politica seria. Certo che De Rose e Salerno hanno fatto bene ad uscirne, visto che erano l’espressione delle chiacchiere e non dei fatti”.
Antonio Bruno

Caro Antonio
Il settore giovanile e la valorizzazione dei giovani in prima squadra, ad oggi, sono l’unico modo che hanno le piccole società per “sopravvivere”. Negli anni scorsi si cercava di resistere alle “severe” leggi del calcio con gli introiti pubblicitari. Finanche questi sono diminuiti a dismisura. Segno che ormai le piccole società non hanno modo di programmare se non con gli incentivi offerti dalla Lega in merito alla valorizzazione dei giovani calciatori. A Cosenza, ed è giusto sottolinearlo, solo in questi ultimi anni si è cercato di dare spazio a giocatori in erba. Come dimenticare Danti, De Rose, Fabio, Chianello. Il merito va dato a Mirabelli e soprattutto a Toscano che, in serie D prima e in Seconda Divisione poi, hanno plasmato questi giovani riuscendo a far salire il prezzo del cartellino e soprattutto hanno permesso alla società di accedere al “bonus” offerto dalla Lega. Detto questo, però, è giusto precisare che a Cosenza mancano i mezzi e la voglia di far crescere in maniera graduale e costante i giovani. Un settore giovanile d’avanguardia manca da chissà quanto tempo. Così come mancano i rapporti con le società dell’hinterland cosentino. Proprio quest’ultime sfornano campioncini da mandare alla Reggina o ad altre società che, in cambio, li ricompensano annualmente o con l’acquisto di un kit da gioco da donare ai ragazzi o con dei premi di valorizzazione che permettono alle Scuole Calcio di coprire i costi di gestione. Ed il Cosenza non potrebbe fare altrettanto? Pensiamo a quanto prendevano alcuni giocatori nella stagione appena trascorsa. Ebbene, soltanto con uno stipendio di un calciatore si poteva iniziare un discorso serio rivolto al settore giovanile. Peccato che non ci sia la voglia di puntare sui giovani. Ed è paradossale pensare che club di serie A vengono a pescare giovani promesse qui da noi per poi rispedirceli in prestito.
Per quanto riguarda il tuo ultimo passaggio su una “politica seria”, beh cosa dire. Di serio, in queste ultime settimane per non dire mesi, stiamo vedendo ben poco. Non mi trovo d’accordo, invece, quando fai riferimento a De Rose e Salerno come “l’espressione delle chiacchiere”. Le “chiacchiere”, come tu le definisci, sono state fatte da persone che, in seno alla società, contavano molto più dei due sopra citati. Per fare calcio “serio” a Cosenza non c’è bisogno di avere un conto in banca pieno di soldi. Basterebbe soltanto avere le idee chiare e contare sulle proprie forze e non su quelle degli altri.

Piero Bria

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