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Cinici, romantici e cretini!

Cinici, romantici e cretini!

l’editoriale di Federico Bria

Perché osiamo ripercorrere strade sciasciane? Ma perché la notizia di oggi non può essere commentata in maniera normale: cinque calciatori rossoblù, guidati dal Capitano, hanno deciso di rinunciare ai propri crediti trasformandoli in azioni della società.

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Il simbolo del Cosenza calcio 1914, Stefano Fiore (foto mannarino)

Leonardo da Racalmuto, al secolo Leonardo Sciascia, divideva la specie umana in uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraqua. Noi, qui, più modestamente, vorremmo proporre questa divisione: cinici, romantici e cretini. Kapucinsky scriveva che il cinico non è adatto al mestiere di giornalista. Forse lo diceva dopo averne incontrati tanti, di cinici. Incapaci di commuoversi davanti al bello e convinti che, in fondo, dietro a quello che si vede c’è sempre un’altra verità da scoprire. Eppure, nel breve volgere di un’esistenza terrena, i cinici hanno un certo vantaggio. Sono loro che ottengono risultati migliori nell’immediato. I romantici, invece, hanno una marcia in meno, ma un posto assicurato nell’eternità. Hai voglia a dire che le notizie sono solo brutte. Si, quelle che finiscono ad incartare il pesce il giorno successivo. L’esame del tempo, quello della storia o della leggenda, lo superano soprattutto i romantici. E i cretini, beh è una categoria sempre ben nutrita, recentemente riportata agli onori delle cronache da brillanti perfomance ministeriali. Perché osiamo ripercorrere strade sciasciane? Ma perché la notizia di oggi non può essere commentata in maniera normale: cinque calciatori rossoblù, guidati dal Capitano, hanno deciso di rinunciare ai propri crediti trasformandoli in azioni della società. In questo modo hanno prodotto il duplice risultato di ridurre l’esposizione debitoria e di alleviare l’obbligo di ottenere le liberatorie per l’iscrizione al campionato successivo. Il gesto di Stefano e Adriano Fiore, di Roselli, Matteini e Degano è degno di essere iscritto nelle più belle pagine della storia di questo club. Fa il paio con gli sforzi di Sergio Codognato e di una società anche allora allo sbando. Corsi e ricorsi storici per un ambiente che difficilmente è riuscito a godersi un lungo periodo di tranquillità. E, quando l’aveva, ha finito col ripudiarla arrivando a teorizzare la bellezza di una retrocessione pur di non vivere nella opprimente normalità di una Serie B senza ambizioni. Ora, in una città incapace, disinteressata e rissosa, ecco il bel gesto dei calciatori. Il cinico potrebbe essere tentato dal dire che, in fondo, i cinque atleti stanno cercando di difendere i propri crediti dal rischio fallimento, che finirebbe lo stesso col mandarli in fumo.
Ma il cinico si perderebbe tutta la poesia che porta a questo gesto. Tre dei cinque sono cosentini, Roselli e i due fratelli Fiore. Questi ultimi sono cresciuti calcisticamente nel Cosenza Calcio, squadra in cui è cresciuto anche loro padre Pasquale. Che bello pensare che, ora, nel momento del bisogno, Adriano e Stefano possano diventare non solo le gambe ma anche il cervello e il cuore della Cosenza pallonara. E che dire di Matteini e Degano? Fino alla fine hanno cercato la salvezza sul campo. Neanche ora hanno voglia di gettare la spugna. E se il San Vito dovesse restare aperto, beh, un grosso merito sarebbe loro, di questi cinque atleti dal cuore impavido che non si sono tirati indietro dinanzi al baratro. La scelta era: restare e morire o gettarsi e sperare. Loro hanno avuto un’altra idea, hanno allargato le braccia e stanno provando a… volare! Se riusciranno nel loro intento, spazzeranno via il cinismo e le brutture della vita quotidiana. Fra decenni sarà bello leggere il loro gesto e riascoltarne le parole. E i cretini? Già, i cretini. Quelli non mancano mai, nemmeno a Cosenza. In momenti drammatici non si vedono, spunteranno fuori appena la situazione sarà tornata alla normalità. Prendete appunti: il primo dei cretini sarà colui che scriverà o griderà contro questi giocatori dopo un errore, alla fine di una partita persa, in fondo ad una serie di sconfitte. Il primo, insomma, che penserà di vivere una vita così normale che anche le contestazioni dovranno avere la loro parte. Sarà quello il momento in cui un solo cretino offuscherà la grandezza del gesto di questi cinque uomini. Ma, a differenza del cinico, la gloria del cretino dura pochissimo. E per quanti possano essere i cretini a Cosenza (non fate previsioni e state pronti col pallottoliere), la storia restituirà ai romantici il valore che gli spetta. Chapeax, capitano e onore al valore dei tuoi compagni. Grazie a voi, possiamo ancora sperare di avere vita, ma, soprattutto, siamo sicuri di non aver perso l’anima!

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