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Cosenza, il tuo esempio è l’Udinese!

Cosenza, il tuo esempio è l’Udinese!

Quinta puntata della nostra rubrica “Riceviamo&Pubblichiamo”. Questa settimana pubblichiamo la lettera di un tifoso che invita il Cosenza a seguire il modello friulano. Trovare osservatori e mandarli in giro, specialmente in Africa; imporsi un tetto ingaggi; iniziare a curare a dovere il settore giovanile.

udinese
Mi piacerebbe porre l’attenzione su una squadra che quest’anno, nella massima serie del calcio italiano, ha stupito tutti con l’utilizzo di giovani giocatori stranieri ai più sconosciuti. Qualche esempio: Inler e Sanchez. Presi praticamente a zero e rivenduti a milioni di euro. L’Udinese è l’unica, o una delle poche società in Italia, che ha capito quanto sia importante avere un gruppo di osservatori capaci di scoprire negli angoli più nascosti della terra giovani calciatori che hanno fame di affermarsi a livello mondiale. Ebbene l’Udinese è arrivata a guadagnarsi il pass per la Champions League riuscendo a contenere i costi. A testimonianza di ciò il caso Barreto che il club friuliano ha riscattato nel corso delle ultime settimane. L’ex giocatore del Bari, però, è destinato altrove se non troverà l’accordo con il club bianconero visto che il suo ingaggio è di 950 mila euro e sfora del doppio, il tetto ingaggi deciso dal club del presidente Pozzo. Per farla breve, invito il Cosenza che verrà (i suoi futuri proprietari) ad imitare, nel proprio piccolo, l’Udinese. Trovare osservatori e mandarli in giro, specialmente in Africa; imporsi un tetto ingaggi; iniziare a curare a dovere il settore giovanile. Solo così possiamo garantirci un minimo di futuro. Altrimenti saremo destinati a fallire ogni otto-dieci anni.
Luca Tucci

Caro Luca
Sono pienamente d’accordo. In una parola si può riassumere tutto il pensiero: progettazione. In questi anni il Cosenza non ha avuto nessun osservatore e i pochi denari a disposizione sono stati spesi male. Visti i pessimi rapporti tra il Cosenza calcio e i settori giovanili della provincia non resta che andare a pescare fuori giovani talenti da far crescere. Del resto questo è stato e continua ad essere il punto di forza dell’Udinese. La squadra friulana è stata quella che ha giocato il più bel calcio della serie A utilizzando professionisti di mille nazionalità, ingaggiati giovanissimi e pressoché sconosciuti. Il tutto grazie alla supervisione di Andrea Carnevale, ex centravanti di Roma e Napoli e della Nazionale. Carnevale, da quindici anni in Friuli, è il supervisore del settore giovanile bianconero e, soprattutto, il capo degli osservatori del club. Con Carnevale all’Udinese lavora, tra gli altri, Roberto Policano, che è stato giocatore della Roma negli Anni Ottanta. Poi c’è il non più giovanissimo Ernesto Vernier, una specie di istituzione del club friulano. Su internet ho trovato proprio un articolo che parlare del “miracolo Udinese” con un’intervista a Carnevale che sottolinea: “Il nostro gruppo si muove in maniera semplice: prima visioniamo il giocatore che ci interessa attraverso un dvd, e l’Udinese ha fatto scuola sotto questo aspetto, poi – se capiamo che può interessarci davvero – andiamo a vederlo sul posto. Lo seguiamo per una quindicina di giorni in campo e fuori, valutiamo l’uomo oltre che il giocatore: non ci interessa solo l’aspetto tecnico, ma anche quello comportamentale. C’è un uomo targato Udinese in Argentina, un altro in Colombia, in Spagna, in Danimarca, in Svezia e in Africa. Ovunque. La selezione inizialmente è naturale, e vincolata alla qualità di base del giocatore. Ma per valutare un difensore piuttosto che un centrocampista o un attaccante seguiamo alcune linee guida. Se ci interessa un difensore centrale, ad esempio, non possiamo non tener conto della sua fisicità, perché in Italia servono difensori grandi e grossi come armadi. Per centrocampo e attacco, il discorso si fa diverso perché in quei reparti conta soprattutto il tasso di qualità. Vi faccio un nome: Sanchez. E’ piccolino, ma con il pallone tra i piedi fa quello che vuole: che fai, non lo prendi uno così? E lo stesso discorso può valere per uno come Asamoah”. A forza di prendere giocatori praticamente sconosciuti (pagandoli pochi soldi, a volte a zero, e poi rivenduti a milioni di euro), l’Udinese ha sistemato il bilancio e a guadagnarsi un posto in Champions League. Insomma una progettazione seria, mirata e soprattutto volta a guadagnare il quintuplo di quanto si spende. Pensiamo al contratto di Biancolino (solo per citare un giocatore tra i più pagati del Cosenza della scorsa stagione). Ebbene con i quasi trecentomila euro a stagione dati al “pitone” si poteva tranquillamente avere una rete di osservatori sparsi in paesi africani o dell’Europa dell’Est. Calcolando in media un costo di tremila euro al mese (36 mila eura all’anno) per ogni osservatore si poteva mandare in giro per il mondo almeno una decina di persone fidate e portare a casa qualche giovane interessante anche a costo zero. Oppure organizzare un torneo internazionale nei mesi estivi stile “Viareggio” dove poter invitare club sconosciuti di paesi lontani che vogliono mettere in vetrina i loro piccoli talenti. Ma qui da noi non c’è la cultura, non c’è la voglia e il tempo di investire. E dire che questo permetterebbe non solo al Cosenza di sopravvivere ma finanche di dare vita ad un’isola felice dove i conti non vanno mai in rosso. Chissà se qualcuno mai riuscirà a costruire un Cosenza sul modello Udinese. Fino ad oggi, nella nostra storia quasi centenaria, mai nessuno è riuscito a fare tanto…
Piero Bria

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