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“Ipotesi di omicidio volontario contro ignoti”. Si riapre il caso-Bergamini

“Ipotesi di omicidio volontario contro ignoti”. Si riapre il caso-Bergamini

Lo ha deciso il Procuratore Capo di Castrovillari Franco Giacomantonio che ha analizzato a fondo l’incartamento presentato dall’avvocato Gallarani per conto della famiglia di Denis.

Domizio_e_Donata_Bergamini

Domizio e Donata_Bergamini durante la manifestazione a Cosenza del 2009

La procura di Castrovillari ha deciso di riaprire l’inchiesta sulla morte di Donato Bergamini. L’ex centrocampista del Cosenza Calcio 1914 morì all’età di 27 anni e gli atti processuali parlarono di un incidente stradale in seguito al quale fu investito da un camionista: era il 18 novembre 1989. Le circostanze non furono mai chiare, tanto che nel 1992 la Corte d’Appello di Catanzaro archiviò l’indagine bollandola come un caso di suicidio a sfondo amoroso. La cosa apparve subito come un paradosso perché nonostante la versione ufficiale raccontava di come fosse finito sotto il mezzo pesante, sul corpo dell’atleta non fu rinvenuto nemmeno un graffio dopo essere stato trascinato per una sessantina di metri sull’asfalto. Nel corso del tempo le teorie che si svilupparono attorno al caso (“Il calciatore suicidato” lo definì in un suo libro Carlo Petrini, ndr) furono svariate e alcune abbracciavano perfino l’ambito malavitoso e del complotto. A mettere tutto in discussione a distanza di vent’anni, oggi è stato il procuratore capo di Castrovillari Franco Giacomantonio che gestirà il fascicolo, portando avanti l’ipotesi di omicidio volontario contro ignoti, assieme al suo vice Larizza Catella. La decisione scaturisce dopo aver analizzato a fondo l’incartamento consegnato dall’avvocato della famiglia Bergamini Eugenio Gallerani (frutto di ricerche private lunghe circa 30 mesi), che presenta una corposa serie di elementi investigativi nuovi che avrebbero spinto Giacomantonio a tornare sul caso. La Procura ha riaperto l’inchiesta non collegandola direttamente al processo celebratosi nel 1992 (c’è una sentenza definitiva con la quale fu assolto il camionista), ma ad un’indagine successiva del 1994 a carico di ignoti archiviata rapidamente. Questa, fu richiesta dalla questura di Cosenza e si trattò per lo più di un’iniziativa fine a se stessa. La sorella Donata e il padre Domizio non hanno mai creduto alla tesi che Denis fosse rimasto vittima di un incidente o si fosse tolto la vita gettandosi sotto un camion sulla statale Jonica nei pressi di Capo Roseto Spulico e negli anni hanno continuato a lottare per far emergere la verità. Il 27 dicembre del 2009 a Cosenza sfilò un corteo nel quale si chiedeva giustizia per Donato Bergamini.  (co. ch.)

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