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Programmare ed istruire: ecco le basi del successo

Programmare ed istruire: ecco le basi del successo

Sesta puntata della nostra rubrica “Riceviamo&Pubblichiamo”. Questa settimana pubblichiamo la lettera di un tifoso che sottolinea l’importanza di una programmazione e soprattutto la costruzione di un settore giovanile d’avanguardia.
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Sono tante le mail che giungono in redazione. Come ogni settimana, di domenica più precisamente, diamo spazio ai quesiti e alle riflessioni dei tifosi. Quest’oggi è il turno di un cosentino emigrato in Lombardia che pone l’attenzione su quanto sia importante una programmazione ancor prima che investire denaro. “Caro Direttore. Ho letto con molta attenzione alcuni scritti pubblicati da voi nelle scorse settimane. Credo che lei abbia centrato i punti salienti e cardine della rinascita del calcio a Cosenza. Da anni vivo lontano da Cosenza ed ho a che fare con realtà del tutto diverse dalla nostra. Abito nel varesotto e non c’è realtà giovanile che non sia affiliata a Inter e Milan. Quest’ultimi due sono colossi rispetto a noi e di sicuro hanno una forza economica neppure minimamente paragonabile alla nostra. Quando arriva il periodo estivo vengono organizzati molti stage oltre che tornei dove partecipano una moltitudine di ragazzi. La forza di una grande, però, non credo che si misuri in denaro. Bensì in una programmazione a lungo raggio che permetta di sviluppare sinergie che da noi non esistono più. Inoltre, ed è un aspetto che tengo a sottolineare in maniera forte, i vari settori giovanili presenti qui in Lombardia sono sotto stretta osservazioni di istruttori (isef e non solo) oltre che di nutrizionisti. Questo a testimonianza della cura che viene messa nel far crescere i giovani calciatori. Perché anche questo non avviene da noi? Perché da noi i talenti sono costretti ad emigrare per crescere nel fisico e soprattutto nella mente? Non credo che ci vogliano solo i soldi per costruire delle basi solide. O quantomeno, ci vogliono si degli investimenti, ma che prevedano un ritorno, seguendo una programmazione ben definita, di almeno il quadruplo di quanto investito. Programmare non significa investimento a perdere. Un programma serio permetterebbe un futuro roseo a prescindere da qualunque categoria. Capisco che, ad oggi, le società vivano di introiti pubblicitari e televisivi ma non credo che valorizzare un giocatore che prima valeva zero, formarlo adeguatamente, e rivenderlo cinque anni dopo a 100 sia un aspetto di poco conto. Anzi, credo che sia questo l’unico modo per garantire la sopravvivenza di quella società che, come la nostra, difficilmente riusciranno a confrontarsi con quei colossi che comandano il calcio nazionale e mondiale. Nel salutare voglio farle i complimenti per la creazione di un sito che per chi come me è fuori ed è tifoso del Cosenza risulta essere un punto di riferimento dal quale non si può prescindere”.
Umberto Granieri

Caro Umberto
Come hai sottolineato all’inizio del tuo scritto non è la prima volta che affronto questo tema. Un argomento a me molto caro: il settore giovanile. In molti pensano che la creazione di un settore giovanile implichi un investimento di cifre esorbitanti. Dipende molto dal progetto. Qui a Cosenza prima ancora che pensare ad investire denaro bisognerebbe, come del resto tu hai sottolineato, creare sinergie. Sinergie che non sono mai nate o che sono durate breve tempo. Questa, purtroppo, è una terra dove le divisioni sono all’ordine del giorno. Dove è difficile fare gruppo e soprattutto dove l’invidia regna sovrana. Una terra dove nessuno fa niente per niente e dove tutto è dovuto ed anche subito. Cosenza ha la provincia più grande d’Italia. Un aspetto sottovalutato da molti ma che, pensandoci bene, assume un’importanza vitale per il nostro futuro. Il Cosenza calcio, negli anni passati, si è sempre sentito al di sopra di ogni cosa. Questo ha consentito alla Reggina in primis e a realtà più grandi come Milan e Inter di impossessarsi dei settori giovanili della Provincia mettendo le mani su giovani campioncini in erba. E noi? Non curanti abbiamo sempre pensato a noi stessi pensando di essere i più belli e i più bravi. Ogni investimento, quando raramente è stato fatto, puntava ad ottenere tutto e subito senza la minima programmazione. Ognuno raccoglie ciò che semina si dice. E qui da noi si è seminato poco e male. La speranza è che ci sia qualcuno pronto a tracciare una strada del tutto differente rispetto al passato. Al di là dei soldi da investire, che sicuramente servono per creare un settore giovanile degno, serve innanzitutto ritrovare una credibilità perduta cercando di creare sinergie con tutte le realtà della provincia. Dopodiché bisogna seguire una programmazione adeguata e ben definita. E poi, perché no, iniziare proprio in questi periodi estivi a dare vita a campus e tornei internazionali invitando squadre giovanili di realtà meno importanti della nostra. Penso ai paesi dell’Est (si potrebbero instaurare rapporti con squadra giovanili polacche, rumene, albanesi) o a quelli africani per non parlare di squadre sudamericane che nessuno conosce (in Brasile ad esempio, ed in pochi lo sanno, esistono i Campionati Statali al quale partecipano solo giovani e che si giocano in periferia). Un modo per visionare i giovani e dare vita ad un torneo internazionale da intitolare a Giacomo Mancini può finanche essere un modo per crearsi rapporti con altre realtà al di fuori della nostra sfera. Basterebbe poco per creare un movimento che Cosenza, nei suoi quasi cento anni di storia, non ha mai avuto. Infine, per quanto riguarda il ruolo degli istruttori di calcio non puoi che trovarmi d’accordo. I giovani calciatori vanno seguiti sia sotto il profilo atletico che sotto il profilo umano. Avere degli istruttori qualificati permetterebbe una crescita adeguata e costante. Purtroppo qui da noi sono tutti allenatori/istruttori e capita, a volte, di ritrovarsi il commerciante di turno, nel fine settimana, educatore di giovani calciatori. Non ce ne vogliano i commercianti ma consentiteci di dire: ad ognuno il suo. Semmai verrà fatto un discorso serio sul settore giovanile la speranza è che venga fatto con criterio e orientato alla creazione di un settore d’avanguardia fiore all’occhiello della Cosenza sportiva.
Piero Bria

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