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Azionariato popolare: se i tifosi fanno sul serio

Azionariato popolare: se i tifosi fanno sul serio

Pubblichiamo un articolo del Sole 24 Ore che analizza il fenomeno MyRoma con la partecipazione diretta dei tifosi alla gestione della società. Può essere questo il modo per salvare il mondo del calcio?
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Continuiamo a parlare di azionariato popolare nel calcio. Visto il momento di crisi le strade da percorrere per ritrovare stabilità non sembrano molte. Di sicuro dal 2012/2013 l’Uefa metterà dei paletti. Basteranno? Non è dato a sapersi. Certo, i tifosi possono fare la loro parte cercando di riappropriarsi della propria squadra del cuore. Come del resto sta accadendo a Roma. Di seguito pubblichiamo un articolo del Sole24Ore che analizza il fenomeno “MyRoma” e quello già esistente in altre zona d’Europa. “Non poteva che essere una grande del calcio italiano a suscitare interesse per l’esperimento dell’azionariato popolare, cioè della partecipazione diretta dei tifosi organizzati alla gestione di una società di calcio. Mentre nella capitale Walter Campanile presenta ufficialmente alla stampa il progetto di azionariato popolare per la As Roma, che dovrebbe contare su una cordata di tifosi interessati a sostenere la società giallorossa (tra cui alcuni vip per testimonianza), cerchiamo di capire meglio il senso di un’operazione di questo tipo, che in Europa ha già da tempo molti analoghi. Diversi club di primissimo piano sono organizzati sul modello dell’azionariato popolare, in parte o totalmente, con la convinzione che il coinvolgimento dei propri tifosi sia l’investimento principale di una società di calcio, il fulcro di un progetto serio ed economicamente redditizio. In Spagna il Barcellona e l’Espanyol, il Real e l’Atletico Madrid, l’Osasuna sono organizzati in questo modo; in Germania lo sono il Bayer Monaco, il Werder Brema e l’Amburgo; in Portogallo lo Sporting Lisbona e il Benfica, mentre in Inghilterra dal 1997 a oggi sono nati oltre 160 trust che lavorano, con la benedizione della Uefa, per divulgare questa tipologia di gestione “democratica” delle società (alla quale fa riferimento anche un club dalla tradizione gloriosa come l’Arsenal). In Gran Bretagna opera da tempo una società – denominata Supporters Direct – la cui missione è quella di incrementare la cultura dell’azionariato popolare nei club di calcio e di fornire supporto tecnico e know-how a tutte quelle realtà di tifoserie che hanno intenzione di unirsi per intraprendere questo progetto. Rappresentanti della Supporters Direct hanno già stretto rapporti con i tifosi della Roma e stanno seguendo il progetto. In Italia quello della Roma è l’esempio oggi più eclatante, ma non vanno sottovalutate le esperienze precedenti di Modena e Venezia, mentre altre realtà stanno mostrando interesse (si parla di Pisa, Foggia, Ancona, Brescia, persino Chievo). Come funzionano concretamente società così organizzate? I tifosi si aggregano in una forma di public company o di cooperativa, vanno a comporre l’assemblea generale che esprime il consiglio direttivo del club, al vertice del quale vi è il presidente, che – almeno in Spagna – ha funzioni di garanzia nel caso il bilancio dovesse chiudersi in disavanzo. Obiettivo non trascurabile di un tale assetto societario è quello di garantire al club una certa stabilità economica, senza problemi di continui cambi di proprietà o strumentalizzazioni dei club da parte dei presidenti. Solitamente forte è anche il legame con il territorio, che si identifica molto in realtà sportive di questo genere (l’esempio del Barcellona è eclatante: il club blaugrana fa parte a pieno titolo, anzi rappresenta molto dell’identità catalana). Un modello esportabile in Italia? Malgrado la cultura sportiva del nostro paese sembri non molto accogliente per esperimenti di questo tipo, paradossalmente la situazione della As Roma – come sostiene l’economista Pietro Reichlin – potrebbe essere favorevole, perché una parte delle azioni è sul mercato ed è acquistabile da chiunque. Basta che i tifosi facciano sul serio”.
FENOMENO INTERNET. Un nuovo fenomeno calcistico, già esistente da qualche anno, è partito dall’Inghilterra e non poteva non affermarsi nel paese dove il calcio è il pane quotidiano. I presupposti di riuscita ci sono tutti: 12.000 partecipanti con una crescita di quasi 1.500 alla settimana, una quota esigua pari a 60 Euro e tanta passione per il Calcio. Il mondo del calcio italiano si appresta ad essere investito da una importante innovazione: un vero esercito di Tifosi si sta radunando in questi giorni sul sito internet www.squadramia.it per partecipare al primo vero acquisto di una squadra di calcio Italiana da parte di migliaia di piccoli soci-presidenti. Questo progetto prevede una Associazione Sportiva formata da tutti i soci che si iscrivono con una quota da 60 Euro; tale Associazione sarà senza scopo di lucro, quindi tutti i ricavati saranno re-investiti nella squadra stessa, e a responsabilità limitata ai 60 euro versati. Ma come funziona Squadramia.it? 1) Pre-Adesione gratuita al progetto; 2) Votazione della squadra da acquistare in massa; 3) Arrivati a 20.000 iscritti (crescono di 1.000 alla settimana), si conferma l’acquisto della propria quota da 60Euro; 4) Partono le trattative con i Club piu’ votati 5) Si acquista la squadra dalle caratteristiche migliori; 6) Tutte le decisioni Sportive e Amministrative vengono prese da tutti i soci-presidenti con votazioni online; suggerire la formazione, votare gli acquisti del calciomercato, seguire le partite e gli allenamenti online, stabilire il prezzo dei biglietti etc…! Democrazia, internet e tanta passione per il calcio è il motore centrale di questa iniziativa che in Inghilterra ha permesso a 20.000 tifosi di diventare veri proprietari di un Club di 5° divisione (pari alla nostra serie D).

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